OSCAR, i rivali di Caligari/2: MUSTANG – Francia (recensione)

Mustang di Deniz Gamze Ergüven. Premio Label Europa Cinemas a Cannes 2015 alla Quinzaine des Réalisateurs. Voto 5 e mezzo
535860Scelto dalla Francia come proprio candidato all’Oscar per il miglior film in lingua straniera (la categoria in cui l’Italia concorre con Non essere cattivo di Claudio Caligari), clamorosamente e stranamente preferito a film come Dheepan di Jacques Audiard, Palma d’oro a Cannes, e il bellissimo La loi du marché. La bizzarria sta anche nel fatto che Mustang è un film ambienato in Turchia, parlato in turco, turchi sono il regista e gli attori. Però prodotto con capitali in gran parte francesi. Ripubblico la recensione che ho scritto dopo averlo visto lo scorso maggio a Cannes.
225240L’applauso più lungo che ho sentito a questo Cannes è stato oggi alla Quinzaine per Mustang, film turco con dentro però parecchio di francese (i capitali, la cosceneggiatrice, che è poi Alice Winocour, la regista di Maryland dato a Un certain regard). Una storia di giovani donne oppresse e conculcate, e di una difficile emancipazione, di quelle che destano sempre l’adesione entusiasta nelle platee festivaliere sinceramente democratiche, umanitarie e politicamente corrette. Turchia, anzi Anatolia profonda, dalle parti di Trabzon/Trebisonda, mille chilometri da Istanbul. Cinque sorelle orfane (non si sa a causa di cosa), tutte teenager, allevate dalla nonna e da uno zio, entrami iper tradizionali. Alla fine dell’anno scolastico le ragazze hanno la cattiva idea di festeggiare tuffandosi in acqua con alcuni ragazzi. Costerà alla maggiore di loro la fama di disonorata. Bisogna dunque correre ai ripari, e così nonna e zio chiudono in casa le sorelle per preservarne la verginità e si dan subito da fare per procurare un marito alla maggiore, la più compromessa. Che però un fidanzato segreto già ce l’ha. Oh, come si indigna la platea di fronte a certe barbarie quali il matrimonio combinato, e come freme la coscienza progressista. A me è sembrato di ripiombare in uno di quei film italiani anni Cinquanta-Sessanta con dentro l’ossessione della verginità, la fuitina, il matrimonio riparatore, qaundo si rideva sguaiatamente alle spalle dei siciliani considerati, pure con un certo razzismo, il massimo del sottosviluppo culturale. Per carità, il film è furbo e si lascia guardare volentieri, nella sua parte commedia come in quella drammatica. Perché a un certo punto dramma sarà. Ma la repressione sarà sconfitta, non temete. Attenzione, potrebbe diventare un successo internazionale, ne ha tutti i segni di predestinazione.

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