Recensione: BLACK MASS – L’ULTIMO GANGSTER. Johnny Depp ritrovato

20598-Black_Mass_1_courtesy_of_Warner_Bros.Black Mass – L’ultimo gangster, un film di Scott Cooper. Con Johnny Depp, Joel Edgerton, Benedict Cumberbatch, Dakota Johnson, Kevin Bacon, Rory Cochrane, Jesse Plemons, Julianne Nicholson.
20596-Black_Mass_3_courtesy_of_Warner_Bros.Dopo tante grottesche mascherate Depp torna (per quanto corretto da un massiccio makeup) a un personaggio vero e al vero cinema, dando la sua miglior prestazione degli ultimi anni nella parte di James “White” Bulger, boss della malavita bostoniana tra anni Settanta e Ottanta. Il film ne racconta l’ascesa, la ferocia, gli ambigui rapporti con l’Fbi. Un gangster movie lontano dai cliché, freddo, per niente mitologizzante. Forse per questo il pubblico non lo sta premiando. Voto 7+
BLACK MASS

il regsita Scott Cooper in azione

il regsita Scott Cooper in azione

La notizia è che Johnny Depp è tornato a far cinema vero, a recitare come sa e come deve. Dopo ignobili mascherate dove mimetizzava la propria abulia d’attore e fors’anche il proprio decadimento fisico dietro grotteschi makeup, gli ultimi Pirati dei Caraibi, l’orrendo Dark Shadows e si potrebbe continuare, eccolo finalmente alle prese con un personaggio di umana e disumana consistenza. Uno uscito dalle peggio cronache nere e vere degli anni Settanta e primi Ottanta, il signor James “Whitey” Bulger, professione boss malavitoso, signore della mafia irlandese di South Boston. Personaggio di quelli mefistofelici cui Depp offre una faccia impassibile e modi e gusti pervertiti da sadico, e occhi da cui trabocca il male. Un tempo lo avrebbero affidato a Jack Nicholson, adesso, impossibilitato il titolare di simili ruoli causa età, si passa a Depp che nel suo repertorio ha tutto quanto il character richiede, bagliori luciferini inclusi. Certo, l’hanno pittato e makeupizzato un attimo, giusto per non mandarlo in crisi d’astinenza di trucco e parrucco, ed eccolo con lenti a contatte azzurroghiaccio e fronte rafforzata con chissà quale protesi che lo fa somigliare agli alieni di Mars Attacks! di Tim Burton. Il resto lo fanno le camiciazze e i pantaloni stretti molto cafonal Settanta. Risultato, una gran performance come dicono gli americani “mesmerizing”, tutto un a me gli occhi urlato allo spettatore. Il resto lo fa piuttosto bene il regista Scott Cooper, il giovanotto dell’ambizioso ma non così riuscito Out of the Furnace di un paio di anni fa con Christian Bale, e stavolta alle prese con una produzione di alto budget con un cast all-stars da paura. Plot non così ovvio, sinuoso e ricco di tornanti, che non si limita a ricalcare i cliché del gangster movie ma cerca di tracciare un quadro degli ambigui rapporti tra giustizia, apparati polizieschi e crimine organizzato, dei patti segreti e spesso perversi tra poteri e antipoteri. Eppure Black Mass sta funzionando al di sotto delle previsioni al box office americano, lo stesso a quello italiano, dove è stato stracciato non solo dai cartoni pro-infanzia, ma anche dal marziano di Ridley Scott. Peccato, perché vale il biglietto, e non solo per il Johnny Depp ritrovato alla causa del buon cinema.
Il signore del crimine Whitey Bulger tramite un suo amico d’adolescenza di South Boston diventato nel frattempo poliziotto federale, stringe un’alleanza con l’Fbi contro il nemico comune costituito dalla mafia italiana. Con modi spicci di massima barbarie e atrocità lo spietatissimo Whitey fa fuori i boss rivali e, fingendo di rendere un servizio all’Fbi, in realtà approfitta dell’impunità garantitagli dall’accordo e si issa a sovrano assoluto della malavita bostoniana. Diventando lui il vero e nuovo pericolo pubblico. Black Mass è questo, è la partita demoniaca giocata da Whitey con i nemici federali diventati alleati, la sua abilità nel manipolare persone ed eventi volgendoli a proprio favore. Certo si resta un filo stupefatti da come Fbi e istituzioni tutte si facciano usare da Bulger e dalla loro tardiva reazione per arginare il mostro che hanno creato. Gli autori ricostruiscono i fatti, già assai interessanti di loro, al tasso minimo di epicizzazione e mitizzazione, mantenendosi lontani dai modi di film come Il padrino e Scarface. Qui non c’è nessuna simpatia e empatia con il diavolo, l’approccio è fattuale e quasi documentaristico, disadorno. Un tono basso, senza la minima accensione e passione, che probabilmente ha sconcertato il publico e anche parte dei recensori fin da quando il film è stato presentato a Venezia (fuori concorso) in prima mondiale. Black Mass non gioca mai la carta, sempre sospetta peraltro, della seduzione del Male, del fascino patologico – ma anche a presa rapida sul pubblico – del mostro, presentandoci l’ascesa irresistibile del suo protagonista come una parabola del tutto umana di ambizione e abiezione, alimentata dall’indubbia intelligenza strategica di Bulger da una parte e dall’altra dalla debolezza e anche stupidità dei poteri che avrebbero dovuto controllarlo e non l’hanno fatto. In questo accostamento laico alla figura dell’eroe negativo, dell’angelo del male, sta il bello del film di Scott Cooper, ma anche il suo fragile appeal agli occhi dello spettatore globale aduso fino alla dipendenza all’eccesso e alla mitologizzazione. E Bulger, per quanto demoniaco, non assurge mai (ed è cosa buona) alla statura bigger than life di tanti leggendari villain dello schermo. Cast straordinario dove si distingue Dakota Johnson (è la moglie del gangster), sì, la signorina di Cinquanta sfumature di grigio e dell’imminente A Bigger Splash di Luca Guadagnino, che in una scena importante tiene testa a Johnny Depp con autorità, e chi mai se lo sarebbe aspettato?

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