Recensione: NAUSICAÄ DELLA VALLE DEL VENTO, un Miyazaki degli esordi

nausicaa_1_20150827_1715455858nausicaa_8_20150827_1878832070Nausicaä della Valle del vento di Hayao Miyazaki. Uscito in sala il 5, 6 e 7 ottobre 2015.
nausicaa_2_20150827_1581201809Uno dei primi lunghi di Miyazaki (è del 1984), il primo realizzato dal suo Sudio Ghibli. Una parabola ecologista ambientata in una terra post-apocalittica ricoperta da foreste velenose e solcata da orrende creature, con una ragazza coraggiosa che vuol ripristinare l’armonia perduta. Una meraviglia grafica e visiva, ma una storia oscura e labirintica. Due ore abbastanza faticose. Voto tra il 6 e il 7
nausicaa_20_20150827_1603870035Distribuzione di soli tre giorni in sala di uno dei fondativi lungometraggi di Hayao Miyazaki, e basta il nome per rendersi conto dell’importanza dell’operazione varata da Lucky Red. Del 1984, non è in assoluto il primo Miyazaki com’è stato approssimativamente scritto da qualche parte, ma il primo uscito dallo Studio Ghibli e suo atto di costituzione. Tratto da un manga realizzato dallo stesso regista un paio di anni prima. Che dire? Amo con tutto il cuore, e sono in nutritissima compagnia, l’indiscusso signore giapponese dell’anime, e però devo ammettere che di fronte a questo suo Nausicaä della Valle del vento (ma perché conservare in italiano la dieresi sulla a?) son rimasto perplesso. Non così rapito, non così entusiasta. Intendiamoci, le immagini sono meravigliose e di una complessità e ricchezza di segni e dettagli da lasciare as usual senza fiato, una fantasmagoria, e però che storia defatigante, contorta, labirintica quella che il film racconta. Forse agli infanti, cui in prima battuta è destinata, sarà sembrata di massima trasparenza e semplicità, adusi come sono a inoltrarsi nel fantastico come cosa naturale, ma io ho fatto una fatica che non vi dico ad arrivare alla fine (oltretutto la durata è di due ore) come mai mi era capitato con un Miyazaki. Spiazzato, anche, dall’impossibilità di identificare chi siano i buoni e i malvagi, gli eroi (e le eroine) e le forze che loro si contrappongono, giacché ciò che sembra il male si svela invece scrigno del bene (è il caso della foresta tossica che nasconde un fondo limpido e salvifico) e viceversa. Miyazaki disegna un mondo post apocalittico, per colpa ovviamente degli umani che l’hanno contaminato, come un unico enorme sistema vivente (ma a rischio di morte) dove ogni elemento è parte del tutto che lo sovrasta e lo racchiude, dove ogni corpuscolo come nella teoria dei sistemi influisce sugli altri e ne è influenzato, e dove ogni conflitto e rivalità viene alla fine disinnescato in una superiore armonia. Un mio giovane amico critico mi dice: è la visione olistica di Miyazaki secondo cui tout se tient, dove male e bene non esistono separati. Sì, d’accordo, ma io sono uno dell’Occidente e questo senso di armonia cosmica non mi appartiene, sta molto distante dai miei campi culturali e in fondo è una visione che non ce la fa a interessarmi. Tant’è che davanti a Nausicaä della Valle del vento ho cercato di dimenticare l’inaudita complessità della trama e abbandonarmi al flusso delle immagini, anche le più inquietanti come i giganteschi insetti distruttori in marcia verso la piccola patria della principessa protagonista, e che ricordano i grandi e repellenti vermi di Dune (curiosamente anche il film di David Lynch è del 1984). Ma questo universo evocato da Myiazaki che vibra in ogni suo corpuscolo, in ogni suo filo d’erba sano o malato che sia mi ha più turbato che coinvolto. La storia? Faccio una gran fatica a tentarne una seppur parziale sinossi. Dunque: c’è questa principessa Nausicaa, una delle tipiche giovani eroine di Miyazaki, curiosa, coraggiosa, intraprendente, malata del desiderio di volare e anche questo è molto Miyazaki, la quale vive nella sua Valle del vento ancora riparata dall’apocalisse che ha investito molto tempo prima la Terra. Per colpa dell’uso di armi nucleari da parte degli umani il pianeta si è intossicato, ricoprendosi di una foresta in inarrestabile avanzata che emana veleni letali e alimenta i voraci maxi-insetti. Sopravvivono due regni, che scopriremo in guerra tra di loro, e alcune piccole aree come la Valle del vento. Che verrà messa a rischio dall’arrivo di una nave speciale con un carico segreto e molto pericoloso. Francamente, non ho ben capito cosa succeda sulla complessa scacchiera narrativa messa a punto da Miyazaki, e sono uscito dal cinema con troppe domande in testa. L’impressione è che il gran giapponese abbia stipato in due ore troppa roba, troppe trame e sottotrame, nell’intento di lanciare il suo messaggio ecologista e pure pacifista. Incantevoli intuizioni visuali, certo, come l’arcadia della Valle del vento modellata sull’imagerie medievale europea, uno degli omaggi alla cultura nostra di cui Miyazaki dissemina i suoi film. Altro non saprei dire, se non che son rimasto abbastanza deluso.

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