Recensione: POLI OPPOSTI, la guerra dei sessi oggi in Italia diventa commedia

foto-poli-opposti-7-lowfoto-poli-opposti-3-lowPoli opposti, un film di Max Croci. Con Luca Argentero, Sarah Felberbaum, Giampaolo Morelli, Tommaso Ragno, Grazia Schiavo, Anna Safroncik, Elena Di Cioccio, Stefano Fresi.
foto-poli-opposti-6-lowLei jena in carriera con la missione di distruggere (fa l’avvocatessa divorzista) mariti in tribunale, lui terapista di coppia. Si incontrano, si scontrano, baruffano, poi finirà come finisce sempre dai tempi di La bisbetica domata. Quasi un manifesto (inconsapevole) della ansie revansciste del maschio italico sul suprematismo femminile degli ultimi decenni. Voto 6
foto-poli-opposti-9-lowFacile sparare a zero su un film come questo, o altre commedie italiane in arrivo come Io che amo solo te e Belli di papà. Ma è puro quanto inutile sadismo critico, buono tutt’al più a esaltare narcisisticamente la (presunta, molto presunta) superiorità antropologica e culturale del recensore-stroncatore rispetto al bersaglio preso di mira e distrutto. Certo, Poli opposti fa di tutto per farsi voler male quando il suo regista ci manda a dire attraverso il pressbook di aver voluto citare le sophisticated e pure screwball comedies con icorporata guerra dei sessi di giganti come Howard Hawks e George Cukor, film come Susanna! per intenderci. Solo che al posto di Cary Grant e Katharine Hepburn ci sono Luca Argentero e Sarah Felberbaum, e allora scattano lo sberleffo e i sogghigni in automatico. Ecco, asteniamoci un attimo da questo rito feroce e maramaldo, e guardiamo a Poli opposti per quello che è e può darci, un onesto tentativo di importare nell’Italia qui e ora, e in questo nostro cinema che la rom-com sofisticata l’ha praticata pochissimo e sempre con disastrosi esiti di pubblico (penso a Tenderly di Franco Brusati), un fare film che non sia la solita farsaccia vernacolare. Certo la sequenza d’apertura fa cascare le braccia, per come allineando insopportabili cliché ci mostra in splitscreen la diversità tra lui (Stefano Parisi terapista di coppia) e lei (Claudia Torrini avvocato matrimonialista, anzi divorzista di quelle tutte dalla parte delle donne). E così: a lui piace il mare a lei la montagna, lui è di un certo segno zodiacale lei di quello contrario, lui è carnivoro lei vegana e così via con le ca**ate, che ti vien voglia di scappare dal cinema. Poi il film, enunciata la polarità opposta dei due, li mette a confronto, li fa intersecare e interagire e naturalmente saranno scintille. Con uno sviluppo e un finale già scritti, perché l’abbiamo vista mille volte la faccenda della donna stronza (e non ditemi please che faccio spoiler), o per essere educati della donna-ciclone, che finisce con l’innamorarsi e farsi addomesticare dal – e capitolare di fronte al- masculo inizialmente tanto disprezzato e maltrattato. Se dico La bisbetica domata, che preesisteva a ogni Cukor e Hawks della Golden Age hollywoodiana e ne era il taciuto modello, ho già detto tutto, ecco. Stavolta siamo a Roma, nella Roma borghese di tanta seminuova commedia italiana. Stefano e Claudia sono, per una serie di circostanze che scopriremo in corso d’opera non casuali, vicini di pianerottolo nei rispettivi studi professionali. Se lui tende alla riconciliazione e ricomposizione della coppie in via di scoppiamento, lei al contrario pigia forsennata sul pedale di separazione e divorzio mirando a distruggere economicamente il marito solitamente fedifrago a favore della moglie vittima (o supposta tale). Naturalmente son liti e bisticci e baruffe tra Stefano e Claudia, fino alla prevedibile tregua e ai successivi inamoramento e amore. Ci si mettono di mezzo ora a complicare ora a semplificare le cose il figlio goffo di Claudia perennemente bullizzato dai compagni, il fratello di lei compulsivo maschio traditore, e la moglie separata e strega di lui. Più la migliore amica di Claudia che ne fa di ogni per portarle via la maschia e ambita preda. Tutto assolutamente scontato, con sviluppi telefonatissimi. Però. Però bisogna ammettere una certa arguzia da parte del nutrito stuolo di sceneggiatori (tutti maschi, e la cosa come vado a spiegare tra poco ha il suo peso), e i due attori si buttano nell’impossibile missione non senza coraggio. Luca Argentero adatta i suoi modi naturali di bravo ragazzo al personaggio del dolce ma non così remissivo Stefano, ed è tra i pochi in Italia a poter interpretare credibilmente una parte così. Sarah Felberbaum ha quella calata romano-borghese che non aiuta, e però si impegna molto a fare la jena in carriera e bisogna rendergliene atto. A colpire e far discutere è semmai altro, è il deciso – e senza infingimenti, senza paraculaggini politicamente corrette – punto di vista maschile da cui è condotta la narrazione. Poli opposti si configura, assai probabilmente al di là delle intenzioni dei suoi autori, quasi come un manifesto della rivolta e della rivalsa degli uomini messi nell’angolo da decenni di suprematismo femminile e femminista. L’avvocatessa co-protagonista è una stronza senza sfumature il cui obiettivo è di distruggere economicamente e esistenzialmente i maschi che le capitano sotto le sgrinfie in tribunale. Arrogante anche con il povero Stefano, continuamente conculcato e umiliato. Finché la bisbetica avrà quel che si merita e la guerra dei sessi finirà con la sua capitolazione. Poli opposti è interessante perché nei suoi modi di commedia assai media dà voce e corpo alla rabbia di tanti masculi italiani inferiorizzati e frustrati, voce che sarebbe il caso ogni tanto di ascoltare pacatamente e senza pregiudizi ideologici. Lo strano è che l’operazione sia stata fatta in una rom-com, che è genere per sua natura destinato a un pubblico femminile, una svista nella quale i guru del cinemarketing americano non sarebbero mai incorsi. Ma qui non siamo a Hollywood.

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