Il seduttore di Franco Rossi, con Alberto Sordi (1954). Rete Capri, ore 21,00.
Molte le ragioni pe non perderselo. Innanzi tutto è il primo film in cui un Alberto Sordi protagonista (aveva già girato Lo sceicco bianco e I vitelloni con Fellini) fa molti soldi al botteghino, affermandosi come astro nascente della commedia popolare, e mettendo in ombra da quel momento i comici concorrenti come Macario, Walter Chiari e Renato Rascel). E poi perché alla regia c’è un regista colto e sofisticato, per niente corrivo e alquano atipico nel panorama del nostro cinema, come Franco Rossi, colui che realizzerà nel decennio successivo quello che resta a oggi il picco assoluto della televisione italiana, l’Odissea, autore anche di quell’Odissea nuda che qualche giorno fa è stato proiettato in versione restaurata alla Festa del cinema di Roma proprio come omaggio a Rossi. Di Il seduttore, tratto con molte libertà da una commedia del cattolico, allora all’apice del successo teatrale, Diego Fabbri, si parla diffusamente in Il cervello di Alberto Sordi – Rodolfo Sonego e il suol cinema, il meraviglioso, imperdibile libro scritto da Tatti sanaguineti per Adelphi. Dove Sonego, in un’intervista riportata da Sanguineti, ricorda come fosse stato lui a convincere il produttore Franco Cristaldi, allora agli esordi, a laicizzare per così dire la pièce piena di rovelli etici e esistenziali di Diego Fabbri per farna una pura commedia. Con un Sordi sposato alla proprietaria di una trattoria (Lea Padovani), ma irresistibilmente attratto dalle donne e dal tradimento coniugale. Solo che per mantenersi in equilibrio tra una moglie e due amanti risulterà un’impresa per il fedifrago e italianissimo protagonista. Un bianco e nero d’epoca con già dentro tutta la potenza tellurica del Sordi attore. In forte anticipo su film analoghi come L’immorale di Pietro Germi.
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