Film stasera in tv: COSE NOSTRE – MALAVITA con Robert De Niro (giov. 29 ott. 2015)

Cose nostre – Malavita, Rai 3, ore 21,05.
Ripubblico quanto ho scritto all’uscita del film.family02Cose nostre – Malavita, un film di Luc Besson. Con Robert De Niro, Michelle Pfeiffer, Tommy Lee Jones, Dianna Agron.family03Un pentito di mafia (americano) e la sua famiglia finiscono sotto protezione in un villaggio in Normandia. Luc Besson tenta la carta della commedia nera e grottesca, ma ha la mano pesante e i suoi personaggi sono troppo odiosi e brutali per piacerci davvero. Si salva solo una sequenza cinefila, il resto è indigeribile. family18È una vita che Luc Besson fa l’americano, fin dai suoi esordi postmoderni con Subway. Action, adrenalina a fiotti, cinema hollywodiano di genere amato, citato e rifatto, e soprattutto uso rigoroso dell’inglese onde espugnare il mercato globale, alla faccia dell’eccezione culturale francese. Ricetta che ha dimostrato di funzionare, eccome. Il nostro si è anche (da molto tempo) trasformato in produttore andando a sfidare gli americani a casa loro, fino a rifare sfacciatamente un simil Bourne (o un sotto Bourne) con Taken 1 e 2, incamerando peraltro un malloppo in dollari al box office: soprattutto Taken 2 si è rivelato un successo inaspettato, prima negli Stati Uniti poi worldwide. Adesso deve aver deciso di tentare un salto ulteriore, con film più ambiziosi e perfino autoriali, mettendo da parte le cose di puro genere che gli han dato nella sua carriera tante soddisfazioni. Sicché l’abbiamo visto dirigere un paio di anni fa nientedimeno che il biopic dell’iconica eroina birmana Aung San Suu Kyi, The Lady, con esiti deludenti se non catastrofici ai vari botteghini. Adesso eccolo con una crime story però con pretese e derive verso la black comedy, per la quale coinvolge due pesi massimi, due monumenti del cinema americano come Robert De Niro e Michelle Pfeiffer, oltre a Tommy Lee Jones (e coinvolgendo pure come produttore esecutivo Martin Scorsese). Un De Niro anche utilizzato come citazione vivente del suo stesso passato e di tanto potente cinema americano, quello di Coppola e Scorsese in testa. Eppure l’operazione fallisce. Per quanti sforzi faccia, e nonostante il conclamato e risaputo suo talento, Besson inciampa in un prodotto irrisolto, inclassificabile, oscillante tra più registri senza mai trovare un punto di appoggio saldo. Diciamo gossomodo (grossomodo) che Cose nostre vorrebbe essere una commedia nera e grottesca, che è cinema assai difficile da praticare, un cinema per cui bisogna averci una predisposizione quasi genetica, bisogna averci la vocazione, e un mirabile senso della misura per tenere in equilibrio i diversi e spesso stridenti e conflittuali elementi in gioco. Più la leggerezza. Qualità che non direi figurano tra le pur notevoli risorse di Besson. Questa storia è soprattutto urtante, fastidiosa, con personaggi che non riescono, per quanto si imoegnino gli attori e lo stesso regista, a farsi amare dallo spettatore, conservando anzi un che di repellente: tutti, il babbo, la mamma e i due figlioli. Dunque: Fred Blake è un pentito di mafia (americana di radici italiane) e collaboratore di giustizia, sicché per salvargli la vita dall’inevitabile ritorsione lo hanno dovuto ficcare in un programma di protezione. Nuova identità e un semi-dorato esilio in terra di Francia. Mica da solo, perché nel programma son finiti pure la moglie, la figlia di diciassette anni e il figlio di tredici. Sempre con il rischio che vengano tutti scoperti e fatti fuori dai killer del boss mandato in galera dalle rivelazioni di Fred e ansioso di vendicarsi. Costretti a lasciare il tepore della Costa Azzurra, prima tappa della loro clandestinità, i Blakes finiscono in un villaggio della Normandia, che è un’altra Francia: fredda, piovosa, con strani gusti a tavola. Che quasi par di rivedere, nell’esterrefatto Fred alle prese con quegli strani usi e costumi, il protagonista di Giù al Nord (il bel film francese poi clonato dal nostro Benvenuti al Sud) trasferito dall’assolato Midi al plumbeo Passo di Calais. Americani in Francia con tutto quel che prevedibilmente ne consegue: incomprensioni, bisticci, pregiudizi reciproci, secondo l’archetipo narrativo spesso usato da Hollywood dello scontro tra Nuovo e Vecchio Continente (penso a L’erba del vicino è sempre più verde di Stanley Donen). Se Cose nostre fosse questo, si limitasse a questo piccolo e innocuo scontro di civiltà, potrebbe anche essere godibile. Il fatto è che Luc Besson va oltre e calca la mano, una mano già di suo pesantissima. Perché mai dovremmo simpatizzare con il signor Fred Blake, il quale ammazza un tizio solo perché gli ha rifilato del pesce avariato e poi lo seppellisce in giardino? Questa famiglia ha comportamenti delinquenziali anche nella sua quotidianità francese, è losca, ci ha la mafiosità dentro, inestirpabile, e tutti, tutti senza distinzioni, usano la brutalità e la violenza nei loro affari e nelle loro relazioni. Del papà si è detto. Quanto alla mamma, Michelle Pfeiffer, incendia un supermercato per vendicarsi dei commenti malevoli del poprietaio. Il figlio tredicenne, prima bullizzato a scuola, diventa lui stesso un piccolo boss instaurando traffici e prepotenze e sopraffazioni tra i banchi, i cessi e la palestra. Piccoli padrini crescono. La cara sorella di lui non è da meno con i compagnucci di classe. Spiacente, ma questi sono dei mostri, e non si capisce perché dovremmo stare dalla loro parte. Mai che a Besson venga in mente di alleggerire. Macché, va giù come un maniscalco, se c’è violenza lui la enfatizza e la estremizza, e finisce col servirci un piatto dagli ingredienti indigeribili. Si passa sgangheratamente dalla commedia d’ambiente e di caratteri alla crime story alla inattendibile parte finale, dove prevale l’action puro con eccessi e assurdità da videogame. Si salva solo la devozione cinefila che Besson mette in mostra, con quella notevole sequenza di Robert De Niro (che nel villaggio in Normandi si spaccia per scrittore americano) invitato dal cineclub locale a introdurre e commentare Quei bravi ragazzi di Scorsese. Ovvio che sarà un trionfo, anzi standing ovation. De Niro commenta De Niro. Puro metacinema questo sì molto, molto francese. Purtroppo non basta a salvare Cose nostre.

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