RAMS, storia di due fratelli e otto pecore (recensione). Dall’Islanda il film vincitore di Cannes/Un certain regard

RAMS_1.17.1Rams, storia di due fratelli e otto pecore. Un film di Grímur Hákonarson. Con Sigurdur Sigurjónsson, Theodór Júlíusson. Islanda.
RAMS_3.42.1Islanda, paesaggi immensi e meravigliosi. Due fratelli-coltelli che non si parlano da una vita son costretti a riallearsi per salvare la loro pregiatissima razza di montoni. A Cannes Rams (ovvero Montoni) ha fatto sfracelli, vincendo come miglior film a Un certain regard. Di quelle storie irresistibili e però un po’ troppo ruffiane e prevedibili. Piacerà molto ai nostalgici del mondo rural-pastorale e dello stato di natura. Voto 6
RAM_STILL_1_HIQuando l’hanno presentato a Cannes lo scorso maggio a Un certain regard, la rassegna seconda e più sperimentalista del festival di maggior peso del mondo, questo film islandese di natura, paesaggi da non credere, greggi e due fratelli-coltelli è piaciuto subito immensamente alla critica internazionale e al pubblico della Salle Lumière. Ma francamente non mi aspettavo che alla fine la giuria presieduta da Isabella Rossellini lo proclamasse vincitore della sezione preferendolo a Apichatpong Weerasethakul e al suo meraviglioso Cemetery of Splendour (forse il film più bello di questo 2015: attenzione, lo danno la prossima settimana al Torino Film Festival, se siete da quelle parti non perdetevelo), cui non è stato dato neanche un premio minore, zero. Rams (è il titolo inglese, vuol dire montoni, l’originale fa Hrútar e vuol dire la stessa cosa però in islandese, e vuoi mettere) non è un capolavoro, è solo furbo al punto giusto, perfino irresistibile, di quei film che portano inscritto nel dna un destino di successo.
Siamo negli immensi landscapes islandesi, senza geyser e però verdi di molti e sterminati pascoli, con due fratelli allevatori di montoni pregiati (e pecore loro concubine) che abitano a due passi uno dall’altro, ma non si parlano da quarant’anni. I classici fratelli-coltelli. Poi arriva la malattia, una cosa tipo mucca pazza in versione ovina, e viene ordinato l’abbattimento di tutti i montoni e le pecore della vallata. Ma uno dei due, per salvare la razza pregiatissima, ne nasconde qualche esemplare in cantina e incomincia la sua personale resistenza. Sarà questo a riavvicinarlo al fratello. Più che un film sui rapporti tra umani e animali, e sui guasti provocati dalla rimozione nell’uomo della sua parte animale, come filosofeggiava con un certo ardimento la motivazione della giuria letta da Isabella Rossellini, una storia di fratelli che pur odiandosi non possono dimenticarsi. Perché il sangue è sangue e mica H2O. La storia la si segue volentieri, il microcosmo rurale e pastorale dell’Islanda più remota, con i suoi riti patriarcali e virili inalterati da generazioni, è uno spaccato antropologico che non capita di vedere spesso al cinema, ed è una scoperta. Ma Rams ha il limite di essere troppo piacione, anche troppo prevedibile e telefonato. E però, come pronosticavo nella mia recensione da Cannes, ha fatto subito una gran carriera internazionale ramazzando dopo quello di Un certain regard parecchi altri premi in giro per il mondo, e adesso che è stato nominato dall’Islanda come proprio candidato all’Oscar per il miglior film in lingua straniera lo si dà tra i favoriti per le nominations finali (piazzato ben prima del nostro Non essere cattivo: vedere le Oscar predictions di IndieWire). Comunque vada, un’altra affermazione per il cinema d’Islanda che da un po’ di anni sta funzionando bene sui mercati internazionali e ha in Baltasar Kormákur, il regista di Everest, il suo esponente massimo.

il regista Grímur Hákonarson premiato a Cannes 2015

il regista Grímur Hákonarson premiato a Cannes 2015

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