TorinoFilmFestival33. Recensione: CEMETERY OF SPLENDOUR di Apichatpong Weerasethakul. Il capolavoro dell’anno

timthumb-3Rak Ti Khon Kaen (Cemetery of Splendour) di Apichatpong Weerasethakul. Con Jenjira Pongpas Widner (Jen), Banlop Lomnoi (Itt), Jarinpattra Rueangram (Keng). Sezione Festa mobile. Voto 8 e mezzo
timthumb-2Ripubblico la recensione scritta a Cannes lo scorso maggio dopo la presentazone del film a Un certain regard. Riproposto qui a Torino, ed è stata un’idea eccellente, Cemetery of Splendour sta facendo il soldout a tutte le proiezioni, meritatamente. Di sicuro uno dei più bei film di questo 2015, forse il più bello. Nota: l’immagine-logo di questo blog è tratta da Cemetery of Splendour.
timthumb-4Recensione da Cannes:
Davano Apichatpong alla stessa ora, alle 11, del nuovo Pixar movie Inside out: ho scelto Apichatpong, il thailandese la cui Palma d’oro per Uncle Boonmee ancora fa discutere dopo anni e anni. Quando è salito sul palco della Salle Debussy, chiamato da Thierry Frémaux a introdurre questo suo nuovo film, la platea è esplosa in un’ovazione, lo stesso a fine proiezione. A dimostrazione che il nostro conta su uno zoccolo durissimo di cultori, alla faccia dei tanti che lo disprezzano. Diplomaticissimo (come aveva anche dimostrato a Locarno tre anni fa da presidente della giuria), ha ringraziato tutti, dichiarandosi felice e onorato di essere a Un certain regard, e dunque tacitando indirettamente chi accusava il festival di non averlo messo in concorso e relegato nella sezione B. Due ore e cinque minuti di un film assolutamente suo, che non potrebbe che essere suo. Thailandia. Foresta profonda e, dentro, una piccola città. Soldati (ci sono quasi sempre soldati nei suoi film: la divisa come feticcio, anche erotico). In un piccolo ospedale giacciono dei giovani militari in stato di sonno perenne, sonno indotto da farmaci o da coma. Intorno medici e infermiere. E volontarie, tra cui una signora affetta da zoppia (il dettaglio avrà poi la sua rilevanza), più una medium che fa da tramite tra i soldati dormienti e i loro familiari. Consideratela pure una banalità, ma per AW la vita è sonno e sogno, letteralmente. Il film è questa fluttuazione tra la veglia e quanto ci sta sotto, tra la realtà visibile e quella nascosta, tra l’al di qua e l’al di là. Due bellissime ragazze si rivelano essere due principesse laotiane morte tornate sulla terra (i revenants vanno molto a questo Cannes). La medium descrive la bellezza di un palazzo che solo lei percepisce. Nel sottosuolo dell’ospedale c’è un cimitero in cui si agitano i fantasmi di re del passato: i quali, per continuare le loro guerra, succhiano le energie dei soldatini addormentati. Il mondo e i suoi mondi paralleli, come sempre in Apichatpong, come in Uncle Boonmee. Con sequenze visivamente formidabili, i notturni nello stanzone d’ospedale con le luci cangianti ad esempio sono di una bellezza che toglie il fiato. Il magico orientale diffuso e come dimensione naturale del quotidiano. Non mancano, come spesso nel regista thai, gli intermezzi pop, una signora delle televendite che si palesa a piazzare la sua maschera miracolosa al caucciù, numeri di ballo da povero musical, canzoni e canzonacce. Più un erotismo palpabile. AW da quei corpi di ragazzi nel sonno cava una macchina di desideri e di sesso, con tanto di erezione totemica sotto un lenzuolo blu. Finché resta nell’ospedale il film è semplicemente meraviglioso, ma quando esce open air si perde in sequenze tortuose e enigmatiche. Con una delle scene più disturbanti viste ultimamente al cinema, e qui a Cannes: la giovane medium che scopre la gamba malata della volontaria e la lecca e la bacia. Pensate quello che volete, ma Apichatpong è un maestro vero.

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2 risposte a TorinoFilmFestival33. Recensione: CEMETERY OF SPLENDOUR di Apichatpong Weerasethakul. Il capolavoro dell’anno

  1. Pingback: I 30 MIGLIORI FILM del 2015 (secondo me) | Nuovo Cinema Locatelli

  2. Maurex scrive:

    Filmone!

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