TorinoFilmFestival33. Recensione: TANGERINE. La giornata balorda di due trans a Hollywood

Tangerine, un film di Sean Baker (Usa). Con Kitana Kiki Rodriguez, Mya Taylor, James Ransone. Festa mobile.
tangerine.0.0West Hollywood, vigilia di Natale. Appena uscita di galera, la tran Seen-Dee sopre che il suo Chester si è messo con un’altra. Insieme all’amica Alexandra si mette alla caccia del fedifrago. E sarà un’odissea nei posti più infami di LA.  No, non un dramma con lacrima su prostituzione, emarginazione e quant’altro, ma una commedia scatenata, scurrile, vitale, assai pop. Tutto incredibilmente girato con l’iPhone. Voto 7 e mezzo
tangerine
Attesisssimo, dopo la calda, molto calda accoglienza lo scorso gennaio al Sundance. Anche perché Sean Baker, di cui si vide tre anni fa a Locarno il molto buono Starlet, questo suo indipendentissimo film l’ha girato con l’iPhone 5S e un’app chiamata Filmic Pro (ho in tasca anch’io un’iPhone 5S, ma non credo proprio che riuscirei a girare un qualcosa di simile, ahimè). Pier Maria Bocchi presentando Tangerine ieri sera al Massimo ha parlato di filmmaking guerrilla, insomma cinema da strada, rapido, mobile, agressivo, volutamente sporco e impuro nello stile e nello sguardo. (E siccome ha per protagonisti due transgender di imperiosa fisicità, due marcantonie, prima della proiezione c’è stato anche l’intervento di una trans torinese che haricordato la marcia fatta in giornata per ricordare le molte vittime trans nel mondo). Dunque: siamo a Los Angeles, dalle parti di West Hollywood, lunga striscia di prostituzione maschile-trans (ricordate il caso Hugh Grant? ecco, era lì). E siamo alla vigilia di Natale, ovviamente senza neve e nel pieno sole della California. La trans Seen-Dee, appena uscita di galera dopo 28 giorni, viene a saper che il fidanzato Chester si è messo con un’altra, “una donna vera, che ce l’ha davvero, e perdipiù quelle smorte bianche”, e da quel momento ha solo un pensiero in testa, cercarlo, trovarlo, fargliela pagare, a lui e alla rivale. Così, basandosi su labili indizi e ancora più vaghe informazioni, comincia la caccia e la sua giornata balorda, insieme all’amica Alexandra, pure lei trans, pure lei prostituta. Ci si diverte parecchio a seguire le peripezie e l’odissea delle due, prima unite poi separate, in un andamento esagitato reso fedelmente dall’isteria della macchina da preso (o cellulare, fate voi). Tutto assai pop, sgargiante, sguaiato, sboccato, assai da marciapiede, sesso parlato e anche praticato, droghe di vario tipo con predilezione per il crack. E posti infami per vite da pochi centesimi, vite da strada. Ma si resta conquistata dall’indomita selvaggeria delle due amiche. Sì, il sordido e lo squallido raggiungono spesso il livello di guardia, ma il vitalismo prevale sul senso di desolazione (quasi) sempre. Intanto seguiamo in parallelo la traiettoria di un tassista armeno con moglie e figli e suocera impossibile, molto amante dei travestiti, cui adora praticare pompini (e quando carica una donna credendola un trans la butta fuori dalla macchina). Seen-Dee troverà il suo Chester (di mestiere spacciatore e pappone), intanto la sua storia si incrocerà con quella del tassista. No, non un dramma sociale, niente lagne sui poveri trans costretti a prostituirsi ecc. ecc. ecc. Questa è una commedia, con un finale ‘alle zusammen’ dove tutti se la prendono con tutti e volano ceffoni che ricorda per concitazione la sequenza culminante di Susanna! di Howard Hawks. Nei modi del cinema vérité, ma è un’apparenza. Tangerine è invece un film costruitissimo, con una sceneggiatura di ferro e una sofisticata architettura narrativa. Così si fa. Dirlo a quei registi nuovi e nuovissimi che pensano che basti piazzare la macchina da presa di fronte a una masnada di bambini urlanti (ogni riferimento a God bless the child non casuale) per far cinema. Scena di culto: il blowjob praticato dal tassista al trave Alexandra in un autolavaggio.

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