TorinoFilmFestival. BROOKLYN (recensione). Quanti Oscar si prenderà?

timthumb-11Brooklyn di John Crowley (Irlanda/UK/Canada). Con Saoirse Ronan, Julie Walters, Jim Broadbent, Domhnall Gleason, Emory Cohen. Festa mobile.
timthumb-12Storia anni Cinquanta di una giovane emigrata dall’Irlanda a Brooklyn. Ailis in America troverà un lavoro, una dignità, un uomo che la ama davvero. Ma il suo ritorno in Irlanda rimetterà tutto in discussione. Film che sarebbe soappistico se non ci fosse alla sceneggiatura c’è Nick Hornby. Ottimo il quadro degli émigré a NY. Non un capolavoro, ma dignitosissimo. Se ne parla come di uno dei candidati forti all’Oscar. Voto tra il 6 e il 7
timthumb-13Uno dei film più attesi e di maggior peso del menu di questo TFF33. Perché Brooklyn dopo che è stata presentato allo scorso Sundance ha raccolto reviews eccellenti da parte della critica Usa e Uk, tant’è che gli Oscar watchers lo danno ottimamente piazzato per le mitologiche statuette. In particolare la protagonista Saoirse Ronan vien data per favorita per l’Oscar come migliore attrice insieme alla Brie Larson di Room (io però faccio il tifo per la Charlotte Rampling di 45 anni). Adesso che lo si è potuto vedere, si può dire che Brooklyn è film dignitosissimo, certo una perfetta e furba macchina da premi, e però con parecchie finezze di scrittura e di tratteggio che lo pongono un po’ sopra ai prodotti tipici da Academy Awards. In fondo, trattasi di una storia abbastanza qualunque di una giovane donna con parecchi tratti da soap opera. Ma la mano di Nick Hornby in sede di sceneggiatura conta, e il risultato si vede eccome. Irlanda, anni Cinquanta: Eilis decide di emigrare a New York, un sacerdote irlandese là a Brooklyn le ha procurato il visto, le ha trovato una pensione. Lascia l’adorata sorella Rose e la madre e via, sul bastimento verso l’America. La cronaca dei primi tempi di Eilis a Brooklyn è piena di annotazioni interessanti. La padrona di casa abilissima nel gestire il ginceo delle sue opsiti, le amiche, il lavoro in un grande magazzino di alta fascia, la scuola serale per diventare contabile, la vita di parrocchia e le serate di danza all’ombra della sacrestia e sotto lo sguardo del parroco. Sarà a uno di quei casti balli che Eilis conoscerà un ragazzo italiano. Si mettono insieme e, quando lei dovrà tornare in Irlanda per un affare di famiglia, si sposano civilmente e in segreto. Solo che Eilis in Irlanda conoscerà un altro. J’ai deux amours, come cantava la Baker. Niente di particolamente nuovo, ma l’ambiente degli emigré irlandesi cattolici è descritto con acume, la figura di Eilis, così ansiosa di autorealizzarsi, non è per niente banale, e i due giovani uomini che la corteggiano sono fra i personaggi maschili meglio delineati del cinema degli ultimi anni. Hornby il suo mestiere lo conosce, e pure le psicologie maschili, che sa rendere come pochi. Saoirse Ronan brava, ma dobbiamo proprio darle l’Oscar?

Questa voce è stata pubblicata in cinema, Container, festival, film, recensioni e contrassegnata con , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.