TorinoFestival. Vincono due film su non-aborto e maternità

La giovanissima coppia di 'Keeper'

La giovanissima coppia di ‘Keeper’

Lo dico da un pezzo: al cinema quasi nessuna abortisce più, interrompere una gravidanza pare risulti massimamente sconveniente (in un film almeno) e il bambino, anche quando concepito in travagliatissime circostanze, viene perlopiù tenuto. Un cambiamento epocale, comunque lo si giudichi, rispetto a quanto si vedeva negli anni Settanta su grandi e piccoli schermi, e anche nel decennio successvo. Film come Juno hanno invertito la tendenza, intercettando probabilmente quella che è un nuova sensibilità collettiva. Un altro clamoroso esempio è venuto da 17 ragazze, film francese dove un gruppo di adolescenti restavano incinte e felici, No, non si tratta di film che riflettono un’ideologia pro-life, e che fanno del non-aborto una battaglia, una guerra culturale e di valori, macché: semplicemente mostrano ragazze e giovani donne che il figlio se lo vogliono tenere, spesso contro tutto e tutti, e spesso contro i genitori che negli anni Settanta magari hanno lottato per il diritto all’aborto. L’ennesima e clamorosa conferma dal Torino Film Festival dove proprio in queste ore si stanno premiando due film che non possiamo definire pro-life, ma in cui l’interruzione di gravidanza viene energicamente rifiutata dalle protagoniste. In Keeper, il film belga vincitore, una quindicenne resta incinta di un compagno di scuola. Naturalmente i grandi, e soprattutto la madre di lei, premono per l’interruzione di gravidanza, ma lei niente, quel figlio lo vuole, e quel figlio nascerà. Anche se il finale sarà amarissimo. Nell’argentino La Patota (qualcosa tipo: il gruppo, la banda*) – premio speciale della giuria -, una grintosa giovane avvocatessa di nome Paulina andata a fare volontariato in una zona disagiata dell’Argentina subisce uno stupro. E deciderà di tenersi il bambino, anche se le motivazioni sono assai diverse da quelle della quindicenne di Keeper. Coincidenze che vorranno pur dire qualcosa, giusto?
* ringrazio Francesca Capelli che di Sud America si intende per avermi chiarito il significato: “Las patotas erano le pattuglie di poliziotti in borghese che durante la dittatura facevano sparire la gente. Erano pochi, molto coesi al loro interno. Nulla a che vedere con l’immagine del branco (…) è più una combriccola, una banda“.

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