Dispaccio #2 dalla Berlinale: la diversità tedesca esiste?

Per recensioni e commenti ai film rimando a quanto ho già postato. Qui racconto veloce quanto mi è successo stamattina, qualcosa di assai istruttivo, almeno per me, su cosa siano i tedeschi, cosa sia la Germania, cosa siano gli italiani come me quando stanno in Germania. Sui pregiudizi incrociati dei tedeschi sull’Italia e degli italiani sulla Germania. Dovete sapere che anche per i possessori come me dell’accredito stampa non è che l’accesso alle proiezioni sia sempre così automatico (che poi l’accredito mica è gratis, si paga). Il meccanismo alla Berlinale è abbastanza complicato, anche se ci si abitua subito. Dunque: ci sono proiezioni stampa (sono indicata sul programma con una P) cui accedi direttamente con il tuo press badge, altre invece per cui devi prima prendere un biglietto a un apposito counter, altre ancora in cui il biglietto te lo devi comprare come chi non ha nessun titpo di accredito. La storiella riguarda la seconda categoria, quella dei film per i quali ti devi munire di biglietto. Bene, ieri me ne sono presi due per film che mi volevo vedere stasera 12 febbraio, un coreano e un ceko. Stamattina scopro di averli persi, li avevo messi nel portafogli, mi devono essere scivolati fuori. Non mi sono disperato, ho pensato che mi sarebbe bastato tornare al counter e chiederne una copia: tanto, si tratta di biglietti nominali, rilasciati dopo lettura del barcode del tuo badge, e che nessuno può utilizzare al tuo posto (all’ingresso te li controllano, anche se non sempre, con lettori ottici). Invece no, mi dicono che si non possono rilasciare copie, che il sistema non lo permette. Che se un biglietto è perso, è perso. Non solo, siccome vige la regola che per un film tu puoi avere solo un biglietto io, avendolo già preso, e non fa niente se non ce l’ho più, non potrò mai più averne altri per tutte le prossime proiezioni di quel film. Non basta: mi ritrovo in pieno incubo quando scopro che non posso nemmeno annullarli (possono esserlo solo se tu li riconsegni materialmente al counter almeno due ore prima, cosa che ovviamente io non potevo fare avendoli persi), e non potendoli annullare io non posso nemmeno prendere altri biglietti per altri film che si sovrappongono nella stessa fascia oraria. Protesto. Loro mi dicono: è come quando ritiri dei contanti dal bancomat, non puoi ritirarli due volte con la stessa operazione. Ribatto: ma il paragone non è calzante, piuttosto il mio caso somiglia alla prenotazione (non online) di un biglietto aereo o ferroviario o di un concerto. Se lo perdo, la prenotazione rimane, e dunque posso farmene dare una copia. Quella che conta è la prenotazione, il biglietto ne è solo una certificazione, una prova. Niente da fare, non riesco a convincerli. A quel punto sbrocco. Dico, e me ne pento ma ormai è fatta, che in Italia una cosa del genere si sarebbe risolta con un po’ di buonsenso e e di elasticità in una manciata di secondi. E mi scappa un: siete proprio tedeschi. Dio mio, non l’avessi mai detto. Uno dei ragazzi del counter mi accusa di razzismo, gridando che oltretutto lui non è neanche tedesco, ma brasiliano. Così stamattina per pochi secondi è scoppiata una piccola guerra Italia-Germania, e io son qui che mi chiedo ancora se davvero esiste una differenza tedesca, e se esiste una differenza italiana.

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