Festival di Berlino. I FAVORITI all’Orso d’oro: 1) Gianfranco Rosi; 2) Lav Diaz. E poi…

Fuocoammare

Fuocoammare

Oggi con la proiezione dell’enigmatico iraniano A Dragon Arrives! si son concluse le proiezione dei 22 film in concorso. E naturalmente le previsioni sui vincitori (verranno comunicati nel corso della cerimonia di chiusura festival, a partire dalle 19 di domani, sabato 20) impazzano. Il favorito assoluto è Gianfranco Rosi con il suo Fuocoammare, film assai discutibile, e qui pochissimo amato dai critici più radicali, ma anche quello che, trattando di migranti a Lampedusa, ha più impressionato pubblico berlinese e critica internazionale. Lo dicevo ancora prima del festival: è il film giusto al momento giusto, e anche al posto giusto, visto che la Berlinale è il festival più politicamente corretto e sostenibile. Difficile che gli sfugga l’Orso, anche se le schiere dei devoti di Lav Diaz, folgorati dal suo A Lullaby to the Sorrowful Mystery di otto ore e cinque minuti, minacciano il suicidio di massa o l’assalto al Palast nel caso che il massimo premio non fosse consegnato al loro regista di culto. E in effetti, qualche probabilità che anche i giurati si siano lasciati intimidire e sedurre dal fin troppo annunciato capolavoro c’è. Io, che non son riuscito ad amare A Lullaby to the Sorrowful Mystery, confido nel buon senso e nell’uso di mondo della presidente di giuria Meryl Streep, che esperta com’è dovrebbe ben sapere come a certi film ingombranti e anche arroganti si danno sì premi prestigiosi, ma secondari. Speriamo bene. Nella lista dei favoriti segue L’avenir di Mia Hansen-Løve, che è anche quello che più mi è piaciuto tra i 22m il film per cui tifo e il mio personale Orso d’oro. Nel caso non vincesse, potrebbero premiare Isabelle Huppert come migliore attrice (anche se è forte la concorrenza della Sandrine Kiberlain di Quand on a 17 ans). La sorpresa potrebbe venire dal tunisino Hedi, una delle pochissime rivelazioni del concorso, un film che, comunque vada in sede di premi, farà molta strada. Qualche chance anche per il meraviglioso Quand on a 17 ans di André Téchiné e il bosniaco Morte a Sarajevo. Trovare altri candidati francamente è difficile. Forse Zero Days di Alex Gibney.

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