Festival di Berlino 2016. I 2 film che ho visto giovedì 18 febbraio (però uno di otto ore)

Starve Your Dog

Starve Your Dog

A Lullaby to the Sorrowful Mystery (Hele Sa Hiwagang Hapis) di Lav Diaz. 585 minuti. Filippine. Competizione.
Il film-mostro (per le dimensioni: otto ore e cinque minuti di un bianco e nero assai autoriale) che ha scombinato gli equilibri della Berlinale e i già complicati programmi a incastro dei festivalieri occupando da solo una giornata di proiezioni. Ne ho già ampiamento scritto, dunque rimando alla mia recensione. Ricordo che ha poi vinto l’Orso d’argento – premio Alfred Bauer per il cinema che apre nuove prospettive, e che per fortuna non si è portato via l’Orso d’oro. Perché non è esattamente quel capolavoro come invece i devoti del culto lavdiaziano continuano a sostenere. Come sempre nel regista filippino, pati magnifiche ad altre insostenibili per lentezza e latitanza di una sia pur minima narrazione. Lav Diaz continua a replicare implacabilmente se stesso senza introdurre il minimo movimento e cambiamento nella propria macchina-cinema. Voto 6 e mezzo
Starve Your Dog di Hicham Larsi. Marocco. Panorama.
Delusione grande da questo film marocchino di un regista di trent’anni e qualcosa, sulla carta molto promettente. Invece di quello sperimentalismo frenetico e veteroclippettaro con montaggio ipercinetico e confuso, inquadrature sghembe e/o mosse e/o sfuocate a sottolineare la presuna ipermodernità dell’operazione. Quando insomma si vuol mostrare al mondo che anche in Marocco (ma potremmo metterci il nome di altri paesi, ché simili velleitarismo sono alquanto diffusi) si possono fare cose assai avanzate. Confondendo la contemporaneità dei linguaggi con il vacuo esibizionismo pseudosperimentale e l’adeguamento mimetico e passivo ai modelli stranieri. Una donna assai povera invoca un terremoto che livelli le esistenze e faccia giustizia (è la parte migliore del film). Una ragazza si semiprostituisce alzando la gonna in cambio di qualche soldo. In uno studio televisivo  si prepara istericamente una trasmissione. Poi nel film c’è una svolta politica, con un j’accuse alle politiche repressive del precedente re del Marocco, Hassan II. Ma è troppo tardi per provare un minimo interesse per questo pessimo Starve Your Dog. Voto 4

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