Recensione: MARIE HEURTIN, DAL BUIO ALLA LUCE. Un Io ti salverò (o un Anna dei miracoli) in convento

Marie Heurtin – Dal buio alla luce. Un film di Jean-Pierre Améris. Con Isabelle Carré, Ariana Rivoire, Brigitte Catillon, Noémie Churlet, Gilles Treton. Al cinema da giovedì 3 febbraio. Già presentato al festival di Locarno in Piazza Grande.
088392Una ragazza disabile che non comunica con il mondo. Ma una giovane suora crede in lei e, lottando contro tutti, riuscirà a toglierla da quell’isolamento. Film mainstream, ma con una sua onestà, una sua pulizia. Voto 6
128864Da un caso famoso della Francia di fine Ottocento. Marie Heurtin è cieca e sorda dalla nascita, cresce com una selvaggia, finché un suorina avverte in lei la scintilla dell’umano e si mette in testa di recuoerarla e, come suaava dire allora, civilizzarla. Ce la farà, riuscendo dopo fatiche inenarrabili a comunicare con lei e a insegnarle un linguaggio gestuale. Il resto è puro mélo. Cronaca di una terapia corporale e di una guarigione simile a quell’Anna dei miracoli di Arthur Penn che procurò in anni lontani un Oscar a Anne Bancroft. E simile alle storie di enfants sauvages di altri film (Truffaut, Herzog, ecc.), anche se qui siamo nel cinema più mainstrea. Isabelle Carré tratteggia la sua suorina con una letizia francescana e perfino con un qualcosa dell’entusiasmo della Julie Andrews di Tutti insieme appassionatamente. Kleenex obbligatori.

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