Un film leggendario stasera in tv: BEN-HUR (quello vero). Merc. 23 marzo 2016, tv in chiaro

Ben-Hur (di William Wyler), Rete 4, ore 21,15.
Non la serie tv recente, tantomeno il remake che uscirà in Italia solo l’11 agosto 2016 (regia del russo Timur Bekmambetov), ma l’autentico Ben-Hur, quello mitologico del 1959-60. Uno dei film più popolari della storia del cinema, di quelli che si sono impiantata nella memoria collettiva e non se ne sono più andati via. Non sono poi molti ad avercela fatta, Via col vento, poi Star Wars, Titanic, qualcosa di Spielberg, forse Il signore degli anelli e Avatar. Film che sono totem della pop culture, che ne sono stati creati e l’hanno a loro volta rimodellata. Ben-Hur è il peplum di tutti i peplum, il peplum al suo massimo di sempre, ovvero il massimo di uno dei generi fondativi dello stesso cinema (do you remember Cabiria e Gli ultimi giorni di Pompei?). Roma agli albori dell’Impero, la Palestina ebraica colonia riottosa, il passaggio da quelle parti di un uomo di nome Gesù, e Ben-Hur, ebreo di alto lignaggio che ingiustamente finisce sulla galere romane ma poi avrà modo di riscattarsi e far carriera nella capitale del mondo. Tutto questo è il film di William Wyler (anno 1959), che mette in campo e in pista lo statuario Charlton Heston, sex symbol perbene per le famiglie di quegli anni Cinquanta-Sessanta frequentatrici delle platee popolari e parrocchiali, con tutti suoi muscoli in evidenza ma privo di ogni carica perturbante. Scene indimenticabili: la leggendaria, e non è un’iperbole, corsa delle bighe, uno di quei pezzi di cinema che continuano a generare cloni e imitazioni, nei film (vedi la corsa sulle moto virtuali di Tron: Legacy), nelle graphic novel, nei videogames. Fu diretta, come sta scritto nei sacri testi di storia del cinema, da Sergio Leone. E poi la visita alla cava dei lebbrosi, puro horror che feconderà l’immaginazione e le allucinazioni di molti ragazzi del cinema che verranno dopo. Una montagna di dollari si riversò su Ben-Hur, e una pioggia di Oscar: ben 11, record eguagliata solo recentemente da Titanic e Il ritorno del re – Il signore degli anelli. Apice anche della Hollywood sul Tevere, di quando gli americani scendevano a Roma, allora la città più sexy del mondo, per girare a basso prezzo i loro kolossal, e gli effetti collaterali erano i divi sparsi e dispersi tra trattorie dal troppo vino pesante e Via Veneto troppo tentatrice e tentacolare.

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