Recensione: BATMAN V SUPERMAN: DAWN OF JUSTICE è magnifico (ultima mezz’ora a parte)

12593793_482725338594718_875153688792585945_o12525253_482723665261552_5817858550546527191_oBatman V Superman: Dawn of Justice, un film di Zack Snyder. Sceneggiatura di Chris Terrio e David S. Goyer. Con Ben Affleck, Henry Cavill, Amy Adams, Jesse Eisenberg, Diane Lane, Laurence Fishburne, Jeremy Irons, Holly Hunter, Gal Gadot.
12671969_482725101928075_3918181782410192072_oI critici, soprattutto americani, l’hanno fatto a pezzi, il pubblico lo ha invece premiato con il vertiginoso incasso (worldwide) di 420 milioni di dollari solo nel primo weekend. Stavolta ad averci visto meglio, e più lontano, è il pubblico. Batman V Superman riprende le atmosfere cupe e livide della trilogia nolaniana del Cavaliere Oscuro mettendo a confronto Batman e Superman in una sfida tra umano e soprannaturale, tra terreno e divino, tra demoniaco e angelico. Con incredibili sottigliezze e un incessante interrogarsi su bene e male, e con molte allusioni religiose. Un supereroistico capace di infrangere molte convenzioni del genere. Peccato per l’ultima mezz’ora infarcita di troppi cliché e inutili personaggi. Ben Affleck è il miglior Batman di sempre. Voto 8+
12891670_482724475261471_3152564077198551765_o12419289_482724431928142_5933905495404616988_oNon si capiscono proprio le feroci stroncature, quasi un godurioso, assaporato linciaggio, da parte dei critici americani (e inglesi) di questo supereroistico che non somiglia alla solita paccottiglia e batte invece strade complicate e accidentate, interrogandosi parecchio e facendoci interrogare su quanto friabili siano i confini e quanto sfumate le linee d’ombra tra male e bene, tra eroi e villain, e su come gli uni possano tramutarsi negli altri. Immergendo azione e soprattutto distruzione in una darkitudine perenne degli scenari, davvero prossimi all’apocalisse tra fiamme fumi boati e crolli, e degli umani o sovraumani che ci si muovono dentro. Inoculandoci un allarme e un senso di fragilità che fa somigliare Batman V Superman a un monito, un memento, un vanitas vanitarum in forma di colosso cinematografico apparentemente svagato e escapista. Poche volte s’è vista al cinema, almeno negli ultimi anni, una messa in immagini così implacabile dei nostri sogni e incubi, delle nostre angosce individuali ma soprattutto collettive, e poche volte un film ha osato interrogarsi così a fondo, fino all’autolacerazione e autoflagellazione, sui propri protagonisti e sulla loro condotta, sulla loro scivolosa morale. Dura la bellezza di 151 minuti, Batman V Superman, e per le prime due ore è, semplicemente, magnifico, al di là della macchinosità dell’azione e narrazione, e dell’oscurità in cui restano avvolte le mosse e le retrostanti motivazione dei suoi molti personaggi. Con perdita di tensione e una decisa caduta nell’ultima mezz’ora quando entra in scena la non richiesta e superflua Wonder Woman, messa lì solo per motivi di marketing ad aprire la pista a prossimi film tratti – come questo – dai DC Comics, in cui la si vedrà mattatrice o carattere collaterale in una qualche reunion di superheroes, e quando i due del titolo, Batman (meraviglioso Affleck, il Batman definitivo e il migliore di tutti) e Superman lasciano purtroppo il posto a un mostro più godzillesco che kink-konghesco di cui francamente non si sentiva il bisogno. Ora, mi chiedo come abbiano potuto i critici anglofoni, che reputo i migliori al mondo, accanirsi tanto. 44 il misero score ottenuto su Metacritic, media tra le valutazioni di decine di reviews, e addirittura uno scandaloso 28 su Rotten Tomatoes. Pensare che quella nullità neanche favolosa di Star Wars: il risveglio della forza, il film più furbetto e meno coraggioso e più pigramente seduto sulla propria tradizione che si sia visto ultimamente, è stato salutato come un quasi capolavoro ottenendo su Metacritic 81 e su Rotten Tomatoes 92. L’abisso tra i due, tutto a favore di Batman V Superman, è in my opinion evidente a occhio nudo, eppure così va il mondo dalle parti critiche e recensorie d’America, e non è un bell’andare, francamente (non che neppure qui siano mancate bocciature e pollici versi, anzi). Vista la stima che comunque continuo a nutrire per molte delle firme cartacee e digitali dell’area inglese comincio a pensare si sia trattato di contagio psichico – no, non parliamo di conformismo o di pensiero unico, siamo buoni – e che la recensione negativa di qualche guru della cinecritica abbia influenzato magari inconsciamente molti altri. Un’altra spiegazione potrebbe stare nell’andamento avvolgente, spiraliforme e per niente lineare della macchina drammaturgica, con – ammetto – faticosa presentazione dei due super eroi e della loro rivalità e dei loro mondi, e con parecchie sconnessioni e digressioni a lato e oltre i due. Con passaggi non so quanto volutamente oscuri e complessi, e dialoghi e riflessioni intorno all’umano e al sovrannaturale che sembrano tratti da testi sapienziali e frenano l’azione e contraddicono clamorosamente il modello fracassone e ultracinetico, e tutto climax, dell’action movie. Film spiazzante che distrugge ogni paradigma del suo genere e che probabilmente ha indotto in molta critica un senso di spaesamento e anche rigetto. Siamo lontani dalle pur formidabili e avvincentissime saghe della Marvel-Disney, terse e ordinate pur nelle loro macchinerie tecnologiche, dove si indicano allo spettatore percorsi sicuri di coinvolgimento e di percezione: qui, in questo supereroistico estremo così cupo e introverso da sfiorare l’autosabotaggio e l’autodistruzione, ogni trasparenza è negata, tutto è ambiguo e nebbioso, di una nebbia caliginosa e malsana che prende alla gola e intossica. Con una costruzione labirintica dove lo spettatore resta inghiottito e intrappolato. Certo, le ruffianaggini verso l’audience così tipiche di questo genere ad altissimo budget e che al box office deve mostrare la massima efficacia ed efficienza, sono abbondanti, anzi tutta l’ultimissima parte è un rispolverare i cliché affinché i paganti non escano dopo quelle due ore e mezzo delusi e producano un buon word-of-mouth in grado di convincere i loro amici e conoscenti a comprare il biglietto. Ma ciò non intacca il livello e la complessità di un prodotto che sa essere immensamente popolare con solo il minimo necessario di piacioneria. Batman V Superman conferma anche, e in modo abbagliante, come la risposta del pubblico possa radicalmente divergere dal giudizio della critica. Pur stroncatissima, questa sfida tra i due super eroi ha battuto parecchi record d’incasso realizzando al suo weekend d’esordio un qualcosa come 420 milioni di dollari worldwide, di cui 166 e passa in Nord America. Critic proof, vengono chiamati quei film che fanno soldi indipendentemente dal voto della stampa, e qui siamo di fronte a un caso da manuale, uno di quelli da studiare e dibattere per la loro esemplarità. Forse ha giocato nell’inconscio degli spettatori che Batman V Superman sia figlio diretto, e senza troppe mediazioni, della formidabile trilogia del Cavaliere Oscuro di Christopher Nolan (con cui condivide lo sceneggiatore David S. Goyer, mentre Nolan figura tra i produttori), ovverossia il meglio del cinema supereroistico di sempre. Capolavoro di possanza shakespeariana, con un Batman dall’Io diviso tra fedeltà alla Legge e tentazione iresistibile di infrangerla e di porsene oltre quando sia giusto e necessario. Un character di poche o zero luci e molte ombre, squassato dentro, non più riconciliato con se stesso e con il mondo, che ha raggiunto i suoi vertici e i suoi abissi soprattutto nel secondo episodio del trittico di Nolan. Qui, in questo che possiamo a tutti effetti considerare uno spin-off, Batman non è più Christian Bale, ma Ben Affleck, eppure quei tormenti tornano puntuali, anzi cronicizzati, incancreniti, diventati zone nere ormai incapsulate nell’anima un tempo ingenua, tersa e semplice dell’eroe. Ora il billionaire Bruce Wayne sembra aver perso ogni fiducia nel genere umano e nella legge, s’è convinto che ogni ordine sociale è governato da un’élite corrotta e malvagia, e che per portar conforto alle masse innocenti e conculcate, per poter praticare il bene, non si possa che agire fuori dalla legalità. E il suo alter ego Batman, vista la muscolarità espansa di Ben Affleck, quando si mette in tuta nera e cappuccio pipistrellato si trasforma in totem minacciosissimo e terrificante (diciamo un Batman robocopizzato). Lo vediamo nella sua Gotham City sempre più gotica, chiuso nella sua magione delabré e decaduta, un casa di spettri e di ossessioni, insieme al suo maggiordomo-tecnico-confidente  e forse compagno di vita Alfred, un Jeremy Irons che riassume in sé le figure precedenti di Michael Caine e Morgan Freeman. In un ménage che sembra davvero sempre più omoerotico. Stavolta il mondo di Batman è ancora di più un mondo senza donne, essendo l’unica presenza femminile quella fantasmatica benché incombente della madre uccisa. Un’omosessualità allusa pesantemente se non direttamente evocata, come nel dialogo tra Bruce Wayne e la sconosciuta assai decisa e assertiva incontrata a un party. “Nove uomini su dieci non saprebbero resistere alle sue argomentazioni”, dice più o meno il Batman in incognito riferendosi alle curve della signora, al che lei, con l’aria di aver capito tutto, controbatte con un micidiale “Di sicuro lei è il decimo”. Chiaro, no? Il misantropo e soprattutto misogino Wayne/Batman comincia a sviluppare un’avversione per il super eroe che sta al di là del fiume, a Metropolis, il bello e angelico e anche troppo perfetto e senza macchia Superman, colui che vola letteralmente in soccorso dei deboli, salva bambini e donne dalle fiamme, dalle cadute dai grattacieli, dai marosi, dai disastri naturali e quant’altro. Un eroe adamantino e trasparente quanto Batman è lacerato, scettico, percorso dal dubbio, fosco, incattivito. La loro sfida nasce dalla loro diversità, l’uomo Batman, che come eroe  e giustiziere si è fatto da sé industriandosi da bricoleur con congegni e invenzioni varie, non può che diffidare di quel tizio venuto da chissà dove, un ultraumano, un superman certo amico e sostegno dei deboli che però un giorno potrebbe abusare dei propri superpoteri e trasformarsi in una minaccia invincibile, E dunque, pensa il paranoico Batman, bisogna fermarlo prima che sia troppo tardi. Sicché quando nell’oceano indiano verrà scoperta per caso della kryptonite il signor Bruce Wayne cercherà di metterci le mani sopra per poterla usare come arma letale anti-Superman. Questo l’asse del film, ed è notevole che la rivalità nasca e si alimenti intorno al senso di inferiorità di Batman, quasi uno Jago divorato dalla gelosia e dall’indeguatezza, e non a chissà quale meccanico e banale accidente. Intorno, un mondo messo a rischio sopravvivenza. Fino dalla scena d’apertura Batman V Superman allude scopertamente alle nostre peggio paure di oggi e dell’ieri vicino, e dà loro corpo. La città è sotto attacco alieno, crollano i grattacieli, la gente resta intrappolata, e nelle strade avanza una nube che tutti inghiotte, confonde e imbianca, in un quasi filologico rifacimento delle scene ormai storiche della New York dell’11 settembre. Mentre i film oversize per effetti speciali e per budget cercano di consolarci e perfino ottundere la nostra percezione del reale, qui l’intento è quello, opposto, di intensificare il nostro senso di allarme, di disturbare e perturbare lo spettatore, di tenerlo sveglio, di impedirgli di assopirsi e dimenticare e rimuovere. Gotham City e Metropolis sono configurate fin da subito come la trasposizione fantastica eppure iper realista del nostro vivere qui e ora minacciato dal terrore globale. Batman è creatura terrena, affondata nella melma e avvolta dalla polvere, spesso chiusa in sotterranei e cunicoli e catacombe assai somiglianti agli inferi, mentre l’altro, il suo antagonista, l’angelico Superman, si libra in cielo, si sposta alla velocità della luce per puri poteri propri, senza ricorrere all’ausilio di Batmobili e quant’altro. Si discute ossessivamente dell’uno e dell’altro, della natura dell’uno e dell’altro, Batman si chiede e chiede al suo rivale quanto ci sia in lui di divino, di soprannaturale, e invece quanto di terreno, di umano, di caduco, di finito. E sembra di assistere alle contese dei primi secoli della cristianità, alle infinite discussioni intorno alla natura di Cristo tra monofisiti e no, all’interrogarsi ossessivo tra ortodossia e eresia sul suo essere solo umano o solo divino, e sull’eventuale commistione delle due nature. Con momenti, in questo Batman V Superman, in cui pare incredibilmente di rivedere i pellegrini della buñueliana Via lattea che sulla natura o le nature di Cristo si azzuffavano e si insultavano. Il che basta per fare di questo strano e anomalo supereroistico un film a modo suo straordinario. Che questo scontro Batman/Superman sia anche (soprattutto?) un racconto religioso, e un racconto sul bisogno degli umani di credere nel trascendente, e sull’analogo e imperioso bisogno di negarla e distruggerla quella trascendenza, e di distruggere gli idoli appena innalzati, lo si vede nella parabola cristologica che chiarissimamente Superman percorre e disegna nel film. Superman sospeso immobile per aria come un Gesù in procinto di salire al cielo, o come in un’apparizione mariana o di un santo (e, per stare nel recinto cinematografico, fermo e sospeso esattamente come la Laura Betti del pasoliniano Teorema). Superman le cui imprese a favore dei poveri e degli ultimi ci vengono mostrate e additate come miracoli, con tanto di miracolati che lo accerchiano e lo toccano e lo venerano come un santo, un guaritore, un messia, un redentore (succede nella scena, bellissima, in Messico durante la festa dei morti, ed è la seconda volta in pochi mesi, dopo Spectre, che il cinema popolare tira in ballo questa tradizione centroamericana). Sul destino che aspetta poi Superman – un Henry Cavill la cui inespressività è perfettamente funzionale alla fissità ieratica, da sacra icona, del suo angelo/santo/semidio – non è il caso di svelare, dico solo che il suo è un tragitto che ripercorre in metafora tutte le tappe della passione di Cristo, il che fa inaspettatamente di Dawn of Justice il film più pasquale dell’anno, assai pià di Risen/Risorto. Il resto non può che fungere da contorno allo scontro tra i due pesi massimi. Con un villain, un Jesse Eisenberg più odioso e puntuto che mai, quale bilionario modellato sui giovani tycoon della Silicon Valley e della virtualità, un bilionario in preda alla hybris che vuole mettere le mani sul mondo e assistere, come un Cesare corrotto assiso al Colosseo, allo scontro nell’arena all’ultimo sangue, umano o superumano, tra gli eroi di Gotham City e Metropolis. Un giovane Nerone, o un Caligola, marcio e corrotto e ghiotto di distruzioni e rovine che non vede l’ora di assistere, anziché al rogo di Roma, al crollo del suo mondo. C’è la collega innamorata di Clark Kent/Superman, ed è una Amy Adams al solita stratosferica per bravura. Come memorabile è Holly Hunter quale senatrice che vorrebbe riportare il perfido e potente Lex Luthor di Jesse Eisenberg nel perimetro della legalità, riaffermando il primato dello stato su ogni contropotere. Ma perderà la battaglia, e anche questo è un’allusione per niente rassicurante al nostro mondo, al qui e ora, a una politica che in tutto l’Occidente è messa sotto attacco da un proliferare di antipoteri interni ed esterni sempre meno controllabili. Poi scrivono che Batman V Superman fa schifo: che si meritino quella pappa insapore e pigramente riscaldata di Star Wars. Tra Ben Affleck e Henry Cavill vince, e di molto, Affleck, un monumentale Batman. Zack Snyder conduce la complessa macchina registica con grande sicurezza, e con notevole capacità visionaria, ma non ce la fa a replicare il risultato assoluto della trilogia di Nolan.

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5 risposte a Recensione: BATMAN V SUPERMAN: DAWN OF JUSTICE è magnifico (ultima mezz’ora a parte)

  1. houssy scrive:

    Caro Luigi come stai, quanto tempo… sono assolutamente d’accordo con te, Batman V Superman è un film da difendere proprio perché più complesso e stratificato di quel che sembra. Certo con tanti difetti, ma anche con tanta voglia di raccontare qualcosa di diverso. Non so tu, io personalmente ho adorato l’idea di sceneggiatura semplice eppure geniale per cui i due supereroi si scoprono uguali… Marta. Un saluto, con affetto, ti seguo sempre, Houssy

    • Luigi Locatelli scrive:

      ma che piacere, Houssy. Che dire? E’ passato qualche anno e il blog è ancora qui. Anche il tuo, vedo. Sì, Batman V Superman mi è davvero piaciuto molto,e con te siamo in due. Continuo a non capire il massacro della critica Usa e anche nostra, ma tant’è. Penso sempre di trasformare il blog in qualcosa di più e meglio, poi lascio perdere, ma chissà mai che. Tu? Ti immagino immerso (anche) nella vita familiare, oltre che nel cinema. Se passi da Milano (o io da Bologna)…

      • houssy scrive:

        Caro Luigi più che volentieri, magari lo facciamo capitare… Anch’io ho avuto pensieri di “grandezza” ma poi anch’io lotto, cado e mi rialzo senza combinare nulla, mi sono messo anche a fare dei video su YouTube (De-Generando: un viaggio sentimentale tra i generi cinematografici attraverso una playlist ideale di una decina di film)… La vita familiare assorbe e distoglie, ma mi piace pensare di non aver ancora perso gli occhi della tigre. A presto, magari qui o in un altro quando, Houssy.

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