(al cinema) recensione: UN MOMENTO DI FOLLIA. L’amore sconveniente con l’amico di papà

11013195_848399371914593_7460568858664881536_nUn momento di follia, un film di Jean-François Richet. Con Vincent Cassel, François Cluzet, Lola Le Lann, Alice Isaaz.
10608567_855831874504676_9207356240275403545_o10648964_836353573119173_6790157705383878634_oRemake di un film del 1977 di Claude Berri. Antoine e Laurent vanno in vacanza in Corsica con le rispettive figlie. Finisce che Louna, figlia di Antoine, si innamora dell’amico di papà. Il quale resiste e resiste, poi cede. Una diciassettenne con un ultraquarantenne? Una storia che nei Settanta, nel clima liberazionista di quegli anni, poteva anche funzionare, ma che oggi risulta semplicemente imbarazzante. Oltretutto, messa in scena e raccontata senza il minimo sussulto, senza la minima invenzione. Voto 4
11202582_855833264504537_6805847580372217510_nSi ricompone la coppia Jean-François Richet (dietro la macchina da presa)-Vincent Cassel (davanti) che già aveva prodotto il memorabile dittico del 2008 sul nemico pubblico Jacques Mesrine, ormai un classico del polar degli anni Duemila. Ma stavolta il risultato è molto, molto al di sotto. Con, oltretutto, una decisa virata di genere che si fatica a capire. Dal romanzo criminale alla francese si passa difatti a una commedia con piccolo dramma incorporato su un amore impossibile e sconveniente. Remake di un film di Claude Berri, un genio del cinema nazional-popolare francese, del remoto 1977. E prodotto e fortemente voluto dal figlio di Berri, Thomas Langmann. Storia datatissima, che funzionava allora, in tempi di tabù soprattutto sessuali da infrangere e di letti sfatti, pazzi, promiscui e sperimentalisti, ma che riproposta e scagliata nell’oggi sembra solo lubrica e sporcacciona, e inammissibile per la comune sensibilità. Perché racconta di un quarantenne e qualcosa (Cassel) che va a letto con la figlia minorenne del suo migliore amico (Cluzet). Se nei Settanta poteva essere scambiata per un inno alla libera sessualità e all’io-sono-mio e all’io-sono-mia (la ragazza non solo è consenziente, ma è pure parte attiva nella seduzione), adesso è semplicemente inguardabile. Adesso che uno come il protagonista, un Cassel al solito molto bravo ma che nulla può contro la debolezza strutturale del film e del personaggio, perderebbe tutto, la famiglia, l’onore, la carriera, il proprio passato e il proprio futuro con il marchio infamante addosso della pedofilia, o quasi-pedofilia. Un uomo con una minorenne? Un porco, senza sfumature, senza se e senza ma. È questo a rendere così imbarazzante e improponibile Un momento di follia. Non contano la regia, la presenza di due buoni attori come Cassel e Cluzet perché tutto si sbriciola e cade a pezzi per via di un racconto semplicemente impossibile. Tanto che si fa fatica a capire come produttori, regista, attori siano caduti in una trappola del genere. Se l’originale si svolgeva a Saint Tropez, spiaggia culto e simbolo di quel tempo di sregolatezze, di tabù della carne goduriosamente infranti, stavolta ci si sposta nella rocciosa e ruvida Corsica. Di origine corsa è Antoine, il quale, da una vita a Parigi, torna in vacanza nella sua casa di famiglia ormai vuota (con papà sepolto in giardino) con l’amico Laurent, la propria figlia Marie e la figlia di lui Louna. Succede che la quasi, ma non ancora, diciottenne Louna – bella da portare alla perdizione anche il più probo dei maschi – si incapriccia dell’ultraquarantenne amico di papà (amico, è il caso di precisare, senza implicazioni gay). Lo corteggia pesantissimamente, si infila nel suo letto senza però farlo crollare, finché un notte, ubriachi tutti e due sulla spiaggia e con la luna sopra la testa, Laurent cede. Sono almeno tre i peccati commessi e i tabù scassinati. Il primo: lei è minorenne. Il secondo: lui ha 25 anni più di lei. Il terzo: Laurent tradisce la fiducia e l’amicizia di Antoine. Il quale non sa, ma sospetta che qualcuno la sua figliola se la sia portata a letto, solo che nella sua furia sbaglia bersaglio e se la prende con l’uomo sbagliato. Ad aumentare la tensione c’è il caliente sangue corso di Antoine, il quale è sì parigini d’adozione, ma dentro conserva tutto il machismo e il senso dell’onore e della vendetta dei suoi antenati. Compare un fucile. E basta, mi fermo qui. Il film è telefonatissimo, con svolte che si possono prevedere a occhi chiusi, senza che si tenti mai in sede di regia di rivitalizzare un copione così datato. Il finale, che tutto sistema senza sistemare niente, è la spia della difficoltà di condurre in porto narrativamente una storia così perigliosa. Semplicemente, si glissa. C’è anche una partita di caccia che ricorda quella, minacciosa, di Il sospetto di Thomas Vinterberg, ed è l’unico momento in cui questo film piatto e monocorde, che vorrebbe peccare senza rinunciare alla propria virtù, sembra imboccare una direzione di un qualche interesse. Ma la delusione arriva subito, purtroppo. François Cluzet è abbastanza improbabile come corso dal cuore selvaggio, Vincent Cassel, pur con tutto il suo mestiere e la sua aura divistica, non ce la fa a salvarsi da una storia tanto balorda. Le due ragazze sono bellissime, in particolare Lola Le Lann, che è Louna, è esplosiva.

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