Il film imperdibile stasera in tv: ALTMAN (ven. 15 apr. 2016, tv in chiaro)

Altman, un documentario sul regista Robert Altman di Ron Mann. Rai 5, ore 21,15.
altman-1AltmanontheSetaltman-documentaryArriva finalmente sulla free tv un documentary irrinunciabile per chiunque ami il cinema, e ami il cinema di Robert Altman. Il regista – scomparso dieci anni fa (e, scusate l’ovvietà, sembra davvero ieri – che più ha corroso dall’interno il sistema-cinema americano, i suoi linguaggi, le sue forme filmiche dominanti, portandolo verso impensabili approdi di sperimentazione e libertà espressiva. Anzi, di libertà tout-court. Eppure, benché tuttora amatissimo, Robert Altman resta anche da scomparso abbastanza ai margini delle grandi kermesse celebrative, una figura di culto cui si tributano formalmente omaggi rispettosi, ma di cui si riproiettano scarsamente le molte e fondamentali opere. Questo docufilm del 2014, presentato in prima mondiale a Venezia sezione Classics, intende rimetterlo al centro dell’orizzonte critico e di quello del pubblico più largo, e ci riesce. Un film che ricostruisce attraverso interviste allo stesso Altman, attraverso testimoni della sua vita e del suo lavoro, attraverso le infinite immagini dei suoi memorabili film, una carriera esemplare per risultati raggiunti e ostinazione nella ricerca, e assolutamente anomala, non solo per l’America e per Hollywood. La parte più sorprendente in my opinion è quella sui suoi fortuiti esordi nella macchina dello spettacolo, coinvolto per uno strano gioco del caso nella televisione, di cui diventerà ben presto regista per serie anche strafamose come Bonanza. (Certo, erano anni quellio del dopoguerra e dei primi Cinquanta in cui in America come in Italia si poteva arrivare al centro del cinema senza averci né competenze specifiche né conoscenze, solo per il gioco delle circostanze e per i propri meriti. E per l’apertura di un’industria dell’intrattenimento avida di talenti. Si pensi a come Rodolfo Sonego dal suo Veneto approdò a Roma per diventare quasi senza accorgersene uno sceneggiatore-cardine del cinema italiano: la storia la trovate nel libro scritto su di lui da Tatti Sanguineti e pubblicato da Adelphi). Anche nella serialità tv Robert Altman subito dimostra la sua vena naturalmente irridente e beffarda, intrisa di un anarchismo spontaneo, che poi si esplicherà nel cinema, e nel suo cinema maggiore, quello degli anni Settanta. Lui, figura abbastanza marginale fino agli anni Sessanta, raggiunge il successo colossale di pubblico alla fine di quel decennio, vincendo pure la Palma d’oro a Cannes, con l’antibellicista e selvaggio M.A.S.H. Diventa Altman, uno dei nomi della New Hollywood. Seguiranno in rapida sequenza i suoi film più belli e innovativi, capolavori pazzeschi come I compari, Anche gli uccelli uccidono, California Poker, Gang, Images. Fino al vertice di Nashville, indiscutibilmente la summa dell’altmanismo fatto cinema. Altman innova, sperimenta, contamina, decostruisce, solo seguendo il suo istinto selvatico e irregolare. Adotta il piano sequenza lungo, incrocia e sovrappone nella stessa inquadratura più volti, corpi e soprattutto voci ricombinando lo spazio schermico e saturandolo di figure in perenne, nevrotico movimento. Come insetti intrappolati e impazziti. Come in un formicolante Brueghel animato. Riuscendo a restituire al cinema un senso di verità altissimo, come poche volte si era prima raggiunto. Altman percorre quello sfolgorante decennio con una voglia, un’ansia quasi bulimica di fare cinema, più tardi arriveranno le molte delusioni, gli insuccessi, l’esilio da Hollywood, e poi la resurrezione, il successo riagguantato con film come Short Cuts, Gosford Park e I protagonisti. Un rollercoaster che testimonia la sua irriducibile natura arrachica, il suo essere un maverick, un non-inquadrabile, un non recintabile vagabondo esistenziale e professionale. Con una vita da errante che lo avvicina a Orson Welles. Parlano la moglie e il figlio. Parlano molti nomi grossi del cinema americamo (Bruce Willis, Julianne Moore, James Caan, Robin Williams e altri), cui è stato chiesto di dare la propria personale definizione di ‘altmaniano’, anzi altmanesque. Film denso di storie e informazioni, un vero godimento. Il limite sta in un tono, se non encomiastico, certo assai reverente. Chissà come l’avrebbe destrutturato e ri-girato Altman questo documentario su se stesso. Dimenticavo: il regista è il canadese Ron Mann.AltmanPartying

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