Film stasera in tv: TWO MOTHERS (ven. 22 apr. 2016, tv in chiaro). Cose da Milf

Two Mothers, Rai 2, ore 0,20.
20412417-700x408Two Mothers, regia di Anne Fontaine. Sceneggiatura di Christopher Hampton dal romanzo breve Le nonne di Doris Lessing. Con Naomi Watts, Robin Wright, Xavier Samuel, James Frecheville.

i due figli

i due figli

Lil e Roz sono amiche da sempre. Poi succede che Lil si porta a letto il figlio di Roz, e costei farà lo stesso con il figlio di Lil. Ci sarebbe del materiale per un mélo pazzzesco e incandescente, tra incesti, rivalità e amicizia femminili, omoerotismi sotterranei. Invece la regista Anne Fontaine spegne ogni passione e realizza un prodottino elegantuccio, inodore e insapore. Male, non si sprecano così le occasioni. Un film tutt’al più buono per parlare sui magazine e i social network di cazzate tipo cougar e milf. Voto 3.

prima coppia

prima coppia

seconda coppia

seconda coppia

Un’occasione buttata via. Eppure si partiva da una storia ghiotta, perdipiù tratta da un racconto di un’autrice come Doris Lessing, racconto che non ho letto, ma immagino di quell’implacabile lucidità che è il marchio della scrittrice. Con la sceneggiatura di un premiato commediografo e scrittore di cinema quale Christopher Hampton (Les liaisons dangereuses e A Dangerous Method tra gli altri). Invece, nonostante tutte queste premesse, la regista francese Anne Fontaine riesce a confezionare un film che non è neanche un brutto film (la bruttezza ha almeno un suo carattere, una sua incisività), ma che è molto peggio: un prodotto anodino, incolore, insapore. Un mélo sciapo, il che è una  bella contraddizione in termini. Fontaine filma glamourizzando e ripulendo tutto, deodorando e cloroformizzando, in una confezione da glossy magazine dove ogni passione è persa e spenta, ogni senso del peccato mondato e rimosso. E invece, che storia aveva per le mani. Siamo in Australia, in un villaggetto molto elegante di case e bungalow sul mare per intellettuali di modi coltivati e gente affluente che si è lasciata alle spalle la città (Sydney sta a qualche ora di macchina) per vivere lontano dal frastuono, tra cielo, mare e natura. Qui vivono Lil e Roz, amiche da sempre, quasi sorelle. Lil ha un marito e un figlio sui quasi-vent’anni. Roz, vedova, ha anche lei un figlio della stessa età. Li hanno tirati su insieme, quei due ragazzi, come se fossero figli di entrambe. Certo, quando le vediamo sulla spiaggia guardare fiere, anzi mangiarsi con gli occhi, i loro due statuari rampolli che volteggiano con la tavola sulle onde capiamo che succederà qualcosa. Che un desiderio un filo malsano serpeggia nelle signore. Difatti, non passa mica tanto che il figlio di Roz si infila nel letto della migliore amica di mamma. La quale ci sta, dando il via a un effetto a catena dagli esiti non così imprevedibili. Come prima cosa Lil, tanto per pareggiare le cose, si scopa a sua volta il figlio di Roz. Per un po’ sembra instaurarsi un equilibrio in quella strana doppia coppia di amiche e figli amanti, poi le cose cambieranno, e le vite di tutti non saranno più le stesse. Dico solo che il titolo del racconto di Doris Lessing fornisce una chiave per capire come andrà a finire. Ora, un materiale narrativo così incandescente si poteva prestare al più fiammeggiante dei mélo, o a un mélo controllato e iperconsapevole alla Fassbinder. Senza scadere nello psicologismo più sdato, si poteva almeno suggerire qualche ambiguità, tirare a galla qualche sottotesto. L’incesto appena appena camuffato spostando il desiderio sulla migliore amica di mamma (e sul figlio della migliore amica, se la vediamo dal punto di vista materno). La rivalità tra le due amiche. Un sotterranea attrazione omosessuale tra loro, o un’attrazione altrettanto omoerotica tra i due ragazzi. Si poteva, anzi si doveva, immettere sangue e carnalità in questa storia. Invece la signora Fontaine azzera tutto come in un qualsiasi elegante e noioso racconto per signore. O, peggio,come in quegli articolacci di giornali per signore o i dibattiti da social network in cui si parla del fenomeno (fenomeno?) delle cougar e delle milf (Mothers I’d Like to Fuck). Peccato. Sprecare un’occasione così è delittuoso. Pessima Naomi Wats, che sembra da un po’ non azzeccare un film (vedi anche il disastroso Diana), un po’ meno peggio Robin Wright, la quale però più di tanto non può fare contro il muro di insignificanza eretto dalla regista. I due ragazzi hanno la bellezza e la perfezione fisica seriali dei modelli e non riescono a dare ai loro personaggi il minimo fremito. Uno dei due fa pure il regista tetatrale, o aspirante tale, ma come si fa a credergli con quella mascella da surfista-rugbista?

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