(al cinema) recensione: CAPTAIN AMERICA: CIVIL WAR. Super-eroi contro super-eroi

439221Steve-Rogers-Captain-America-Chris-EvansCaptain America: Civil War, di Anthony e Joe Russo. Con Chris Evans, Robert Downey Jr., Scarlett Johansson, Jeremy Renner, Elizabeth Olsen, Paul Bettany, Daniel Brühl, Anthony Mackie, Sebastian Stan, Don Cheadle, Paul Rudd, Martin Freeman, William Hurt. Al cinema dal 4 maggio.
193100443596Che sia finita l’era dei supereroi innocenti e incontestabilmente dalla parte del bene? Prima l’inquietante Batman v Superman. Adesso questo Captain America numero 3 (in realtà un Avengers numero 3 mascherato), dove i personaggi Marvel vengono messi per la loro pericolosità sotto il controllo della Nazioni Unite. Finirà che si spaccheranno in due fazioni opposte e si scontreranno in una guerra fratricida. Chi ha ragione: Iron Man o Captain America? Saranno gli eventi, e la minaccia vera del solito villain, a stabilirlo. Un pensiero per niente banale percorre questo film, pur senza appesantirlo. Due ore e mezzo di narrazione tersa e insieme tesa e avvincente. E scende in campo un nuovo Spider-man ragazzino. Voto 7 e mezzo
spider-man-captain-america-civil-war440940Anche se ufficialmente si chiama Captain America 3, questo film è surrettiziamente il capitolo terzo degli Avengers, tutti richiamati in servizio per l’ennesima volta (con anche new entry) tranne chissà perché Thor e Hulk. E se Hulk è almeno citato e ricordato in una battuta mi pare di Iron Man, Thor è invece proprio piallato via, rimosso, cancellato: che ce l’abbiano col povero martellone? Comunque, una riuscita esibizione muscolare della Marvel cinema coniugata Disney che risponde molto bene all’attacco sferrato con Batman v Superman dalla premiata ditta rivale DC Comics (e vari addentellati cinematografici). Perché anche qui ci sono supereroi contro superoi, quelli che una volta stavano tutti dalla stessa parte, dalla parte del Bene, e adesso si fan la guerra e si spaccano in clan nemici, tu di là io di qua, mandando in crisi parecchie nostre certezze di spettatori (ma i poveri piccini come reagiranno di fronte a questa lotta fratricida anzi civile, in chi potranno identificarsi? non è che poi, venuto meno il supereroe fino ad oggi di loro riferimento causa passaggio dalla parte del torto, ne risentirà il loro sviluppo, il loro processo di formazione? vedo psicologhe e tuttologi già pronti a lanciare l’allarme). E però, che differenza nel trattamento dello stesso stessissimo tema da parte di Marvel e DC Comics, a rispecchiare la natura diversa delle case madri produttrici delle più potenti e pervasive mitologie – prima su carta poi su schermo – oggi planetariamente in circolazione. Tutte le recensioni che ho letto, americane ma anche quella francese assai autorevole di LesInrocks – danno per vincente nel confronto, e per cappotto, Captain America: Civil War su Batman v Superman. Modestamente, dissento. Anzi, la penso esattamente nel modo opposto. Il film Marvel non riesce mai a raggiungere la profondità e la risonanza autenticamente tragica della guerra tra l’uomo-pipistrello e il superuomo venuto da Krypton. Con Batman consapevole della sua finitezza terrena rispetto all’onnipotere quasi divino e soprannaturale dell’altro eroe che gli contende la piazza e i favori del popolo. In questo prodotto Marvel-Disney non si sfiorano nemmeno simili vette di intensità e pathos, e peraltro neanche lo si vuole, non si penetra con altrettanta implacabilità nel conscio e nell’incoscio dei personaggi. Ci son solo da parte dei supereroi in ballo modi diversi di mettersi al servizio della giustizia e del bene. Se in Batman v Superman il conflitto è ontologico, ha a che fare coll’essenza stessa dell’uno e dell’altro, in Captain America: Civil War non c’è differenza sostanziale, solo un diverso schierarsi di fronte a nuove imprevedibili circostanze. Il che rivela quanto la Marvel si collochi, nel sistema di produzione dell’immaginario attuale, prudentemente in una posizione di centro, disposta sì a discutere i propri eroi ma senza mai portare le loro identità al punto di rottura e distruzione. In questo peraltro molto, molto bello Captain America numero tre non ci sono lati davvero oscuri come nel darkissimo, allarmante Batman v Superman, la partita si svolge tutta in piena luce, bidimensionalmente, in superficie, come in un graphic novel. Senza la dimensione verticale, senza spessore. Un gigantesco e meravigliosamente condotto e confezionato videogame. Certo sarebbe il caso di chiedersi, e di cercare di capire, come mai oggi sorgano tanti dubbi sui super eroi Marvel e DC Comics, e come mai i loro poteri non siano più percepiti solo come salvifici, ma anche potenzialmente e fattualmente distruttivi. Batman e Superman, e adesso tutti gli Avengers al gran completo (meno due), son diventati una possibile minaccia da neutralizzare, prevenire, combattere. In Captain America: Civil War si parte con un intervento dei Marvel-heroes a Lagos, Nigeria, volto a sventare il solito terribile attacco del solito terribile nemico. Peccato che Wanda Maximoff (l’avevamo incontrata nel secondo Avengers) esageri un attimo e non riesca a controllare come si deve i suoi poteri incendiari e finisca col mandare a fuoco un intero edificio causando un’ecatombe di innocenti. Sicché gli Avengers vengono messi sotto accusa, anche perché non è il primo disastroso effetto collaterale da loro provocato (vedi il finale del secondo film della saga dove fanno a pezzi un’intera città). Considerati alla stregua di potenziali armi di distruzione di massa, dovranno rinunciare alla propria autonomia operativa e sottomettersi al controllo delle Nazioni Unite firmando gli accordi detti di Sokovia. Ed è spaccatura. Capofila di coloro che intendono sottoscrivere è il superlegalitario Iron Man; con lui, tra gli altri, si schierano una non molto convinta Vedova Nera, Vision e uno Spider-Man ragazzino arruolato lì per lì. A disobbedire invece all’Onu è Captain America, e con lui il fedele Falcon, l’arciere, Ant-Man. E nuovi eroi entreranno in gioco, come la Pantera nera. Chiaro che ci si schiera subito dalla parte di Captain America. Perché bisogna proprio essere dei grandi ingenui per fidarsi delle rissosissime Nazioni Unite e della loro cronica irresolutezza e incapacità a risolvere i problemi del mondo. Come si può pensare che un’istituzione che ha combinato quello che ha combinato (vedi Srebrenica, vedi Rwanda) possa gestire al meglio gli Avengers? E non si dica che la contrapposizione è tra i democratici di Iron-Man e i non democratici di Captain America, perché qui si tratta innanzitutto di evitare le trappole e pastoie della burocrazia onusiana. Naturalmente saranno le cose, gli accadimenti, a stabilire chi sta dalla parte della ragione e ha visto più lontano. Partirà un attacco da parte di un misterioso villain che ha le sembianze di un finto psichiatra tedesco e che intende mettere sotto scacco addirittura il mondo intero rimettendo in funzione la fabbrica segreta degli uomini-robot tipo il soldato d’inverno di Avengers 2 (personaggio che ricompare anche qui, ed è il più sfumato, contorto e complesso di tutti). Si resta per le due ore e mezzo del film avvinti dal perfetto funzionamenteo della macchina narrativa, e di una sceneggiatura che dipana assai bene l’aggrovigliata matassa senza annoiarci un attimo, e riuscendo a renderci intellegibile ogni dettaglio. E riuscendo a mantenere un’invidiabile scorrevolezza pur nella difficoltà di assemblare un’infinità di supereroi, ognuno con le sue abilità e le sue paturnie, e ognuno con il suo assolo e momento di gloria. Grazie a Dio tutto è spiegato, chiaro e decifrabile, che è poi un tratto distintivo di casa Marvel e una delle ragioni del suo ascendente sugli spettatori globali. Si arriva senza fatica e con molta partecipazione al redde rationem finale, che è anche scontro decisivo tra le due fazioni. Certo che di fronte a questo film bisogna ricordarsi e magari ripassarsi i precedenti Avengeres e Captain America, se no il rischio è di perdere i molti riferimenti e rimandi. Applausi per Robert Downey Jr., strepitoso quale Iron Man che va ad arruolare uno Spider-man adolescente e foruncoloso del tutto inesperto di azioni di guerra: se la caverà, ovvio. Un inserto comedy che è una delizia e forse prefigura un nuovo Spider-man ragazzino, chissà, con Iron Man a fargli da mentore. La regia dei fratelli Russo non ha alcuna pretesa autorialistica, diversamente dallo Zack Snyder di Batman v Superman, e si mette con la massima efficienza al servizio della storia e dei personaggi. Missione compiuta. Si esce soddisfatti, chiedendosi se questo epiaodio non segni un punto di non ritorno nell’infinita narrazione dei vari Avengers, e una ripartenza, una ridefinizione, quasi un reboot. Vedremo nelle prossime puntate. Non lasciate la sala troppo presto, dopo i credits finali c’è la solita traccia-fantasma dei cineprodotti Marvel con anticipazione di quello che verrà.

Questa voce è stata pubblicata in al cinema, cinema, Container, film, recensioni e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.