Il primo film di Sorrentino stanotte in tv: L’UOMO IN PIÙ (dom. 1 maggio 2016, tv in chiaro)

L’uomo in più di Paolo Sorrentino, Iris, ore 1,29.
l-uomo-in-piu-01-02-2012-1-guomo-i2Il primo lungometraggio di Paolo Sorrentino – anno 2001 -, ed è già ottimo cinema. Con dentro molto del Sorrentino successivo e però ancora immune da quei vezzi e quei manierismi e sorentinimsi che tenberanno a ossificare, congelare il suo stile e il suo modo di raccontare. Ci sono due uomini, in questo film ambientato in una sordida Napoli anni Ottanta, che portano lo stesso nome. Tony Pisapia è un cantante un tempo all’apice, poi incappato in uno scandalo – l’han scovato a letto con una minorenne – che lo ha distrutto togliendogli famiglia, carriera, soldi, fama. E che adesso sopravvive esibendosi in loschi postacci. L’altro, Antonio Pisapia, è un ex calciatore con un grande avvenire dietro le spalle, uscito dal giro grosso dopo che gli si son spezzato in partita i legamenti del gimocchio. Adesso cerca di rientrare come allenatore, ma le sue idee rivoluzionarie non trovano ascolto. Uno di loro è l’uomo in più, l’uomo che la vita, il mondo, il destino toglierà di mezzo. Perché c’è spazio negli equilibri cosmici per un solo Antonio Pisapia. Il film si dipana come un giallo teso a svelare chi alla fine sarà il somemrso e chi il salvato. Seguendo ora l’una ora l’altra traiettoria. Con quel senso giù forte dell’immnagine fissa, contemplata, raggelata che diventerà uno dei trademark del sorrentinismo. Con un’alterazione grottesca che si fa espressione dell’inconscio del reale, sempre il reale ne abbia uno. C’è una fatalismo che tutto pervade e pilota il racconto verso un esito di tragica necessità, e che poi si perderà nei successivi lavori del regista napoletano facendo di L’uomo in più un qualcosa a sé nella sua filmografia. Anche, il set che mette insieme Toni Servillo (è Tony  Pisapia) e Paolo Sorentino, fondando un sodalizio che darà parecchio al nostro cinema. L’altro uomo è Andrea Renzi, fisicamente assai in parte. Molte della canzoni, ottimamente eseguite da Toni Servillo, sono del fratello Peppe su testi di Sorrentino.

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