LEONARDO DA VINCI, il genio a Milano. Al cinema il 2, 3 e 4 maggio. La recensione

La belle ferronnière (dettaglio)

La belle ferronnière (dettaglio)

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Leonardo da Vinci, il genio a Milano. Un film di Luca Lucini e Nico Malaspina. Con Vincenzo Amato, Cristiana Capotondi, Paolo Briguglia, Alessandro Haber, Giampiero Judica, Edoardo Natoli, Nicola Nocella, Gabriella Pession. Voce narrante di Sandro Lombardi. Con la partecipazione di Pietro C. Marani, Maria Teresa Florio, Vittorio Sgarbi, Claudio Giorgione, Richard Schofield, Daniela Pizzagalli, Jacopo Ghilardotti.
Al cinema il 2, 3 e 4 maggio 2016. Distribuito da Nexo Digital nell’ambito di ‘La grande arte al cinema’. L’elenco delle sale su www.nexodigital.it.

Vendere all’estero, e bene, la grande bellezza made in Italy. Questo film è già stato acquistato da 5o paesi, compresi Stati Uniti, tutta Europa e buona parte della rampantissima Asia. Il che, per un prodotto audiovisivo italiano, è risultato enorme, visto che gran parte dei nostri film continuano a non varcare il Canton Ticino. Leonardo da Vinci, il genio a Milano è da oggi fino al 4 maggio in circa 250 sale italiane, un numero eclatante. Arriva, questo film tra docu e narrazione, dopo altri analoghi prodotti in cui si è cercato di valorizzare i nostri giacimenti culturali e artistici: prodotti tutti distribuiti da Nexo Digital nell’ambito dellì’operazione ‘La grande arte al cinema’. Stavolta focus su Leonardo e sul suo lungo periodo a Milanio, la sua città d’elezione, quella che meglio l’ha accolto e in cui meglio si è trovato, e dove ha realizzato parte dei suoi capolavori. A partire naturalmente dall’affresco del Cenacolo a Santa Maria delle Grazie.
Si comincia con un viaggio, quello della Belle Ferronnière (in my opinion uno dei più bei ritratti di sempre, con lo sguardo più enigmatico e sospeso della storia dell’arte) dal Louvre a palazzo Reale a Milano in occasione della mostra leonardesca realizzata nei mesi dell’Expo. Si prosegue con la ricostruzione, anche attraverso i monologhi di alcuni attori, di quel soggiorno lombardo di Leonardo che tante tracce ha lasciato. Non solo pittoriche. Da Vinci era tutto, era architetto, ingegnere, scenografo, naturalista e, come diceva lui (anzi come scrisse nella lettera famosa a Ludovico il Moro), all’occorrenza anche pittore. Sublime understatement, per uno che ci ha dato La gioconda, La vergine delle rocce, L’ultima cena. Dire Leonardo a Milano significa anche dire Ludovico il Moro, a lui indissolubilmente legato, lo Sforza che lo accolse, ne capì il genio, gli commissionò opere su opere, dal progetto del Castello ai ritratti delle sue donne. Quando Ludovico cade e Milano viene conquistata dai francesi, anche per Leonardo finisce un’era e comincia l’esilio, prima a Roma, città mai davvero amata, poi in Francia, dove morirà. La sua stagione d’oro resterà quella lombarda, dunque, ed è quella che ci racconta questo film mostrandoci le opere, ma anche pezzi di vita privata non così universalmente conosciuti. Come le beghe tra due ragazzi della sua bottega, Francesco Melzi e Salaì (da Saladino, come dire il diavolo, ribattezzato così il ragazzo per la sua frequentazione di parecchi vizi), che del maestro si contendevano i favori. È un gran romanzo, ecco, con zone d’ombra e parecchi misteri mai del tutto risolti. Molti dei personaggi che attraversarono la vita di Leonardo a Milano sono interpretati da attori, da Isabella d’Este allo stesso Salaì a, naturalmente, Ludovico il Moro. In un intreccio tra parte documentaria (affidata a Nico Malaspina) e fictionalizzazione (affidata invece a Luca Lucini) già sperimentato precedentemente in un film sulla Scala e che, sulla scia della grande divulgazione inglese, riesce a coniugare rigore e entertainment. Che è poi una delle chiavi vincenti dell’operazione. Sull’impianto narrativo si innestano con naturalezza i contributi tecnici e teorici, da quello di Pietro C. Marani, co-curatore della mostra ai tempi dell’Expo, a quello di Vittorio Sgarbi. Il quale quando fa il suo mestiere di critico d’arte è sempre meraviglioso, e che parla di Leonardo come di un genio dell’incompiutezza, del sogno più che della realtà. Un uomo che ha lasciato dietro di sé abbozzi e fantasmi. Fantasmi come il Cenacolo, corroso e consumato dall’umidità già pochi anni dopo la sua realizzazione. Ma non ci si perde solo nella bellezza delle opere d’arte (i ritratti colpiscono per il rigore e il nitore, mutuati da Antonello da Messina e Giovanni Bellini), si resta ammaliati anche dai mirabolanti disegni tecnici e insieme visionari del Codice atlantico. Dove Leonardo riesce a creare ed evocare mondi che, pur sotto il segno della tecnica, si tramutano in pura fantasmagoria e visione. Uomini alati, creature ibride, macchinerie che sembrano venire dal covo di un qualche alchimista pazzo. Si resta sbalorditi, vedendoli, per come il tratto e la sfrenata invenzione anticipino le più smodate ed estreme tavole di certe graphic novel di oggi. Nota: il personaggio Leonardo non compare mai, se ne sente solo la voce fuori campo (è quella di Sandro Lombardi).Schermata 2016-05-02 alle 19.55.01

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