recensione: GRIMSBY – ATTENTI A QUELL’ALTRO. Sacha Baron Cohen oltre ogni immaginazione. (Film al cinema)

1334318_fullGrimsby – Attenti a quell’altro, un film di Louis Letterier. Con Sacha Baron Cohen, Mark Strong, Isla Fisher, Rebel Wilson, Penelope Cruz, Gabourney Sidibe.
12961445_1154760437901539_2598769790167846075_oDisastro al box office. E anche i critici di mezzo mondo hanno quasi compattamente abbandonato al suo destino Sacha Baron Cohen. Che in questo Grimsby con i suoi oltraggi si spinge davvero troppo in là, oltre ogni nostra sopportazione, esagerando in un delirio fecale-anale-vaginale. Come se avesse voluto autodistruggersi, autosabotarsi. E però in questo cupio dissolvi c’è un che di grandioso. Voto 5
ChcrbRrW0AAUIQCDisastro al box office americano. Una disfatta per Sacha Baron Cohen dopo il già molto tiepido successo del precedente Il dittatore. Di questo imbarazzante – e si potrebbe dire di peggio – Grimsby resteranno nella storia del cinema basso la già celebre sequenza dei due fratelli – Cohen e Mark Strong – rifugiatisi nella vagina di una elefantessa e inondati da un mare di sperma di elefanti messisi in fila per soddisfare le proprie voglie animali (tutti a lei? ma un’altra elefantessa nel branco no?). Nessuno ha mai osato tanto, e nessuno si è rovinato una carriera e una reputazione per una goliardata tanto oltraggiosa. Lui, SBC, sì. E cos’è, delirio di onipotenza che gli ha fatto perdere il controllo e ogni senso del rischio? C’è ormai una specie di cupio dissolvi nel nostro che l’ha fatto precipitare dallo status di genio universalmente riconosciuto a quello di reietto: come se con il suo talento acido avesse voluto prendere a bersaglio se stesso fino ad autodistruggersi, ad autodissolversi. Perché in Grimsby c’è anche quell’altra scena insostenibile, lui che per salvare il fratellone da un avvelenamento gli deve praticare per estrarre il tossico una quasi-fellatio: quasi, perché il risucchio si appplica ai testicoli (e però quando Mark Strong gli si mette sopra non si può non ridere alla sublime battutaccia di SBC: “no, la bustina di tè no!”). C’è pure qualcosa di grandioso e di eroico, in questo suicidio voluttuosamente, oltraggiosamente praticato gettandosi con la propria scorrettezza oltre ogni limite mai prima raggiunto, e c’è anche qualcosa di straziante che merita rispetto. Dio solo sa come SBC sia potuto arrivare a questo. Viene in mente quella categoria junghiana detta inflazione psichica: “Nell’inflazione l’individualità s’impoverisce sino a confondersi con valori indifferenziati, di massa. La coscienza regredisce nell’inconscio e spesso l’io assume contenuti eccessivi dell’inconscio restandone sommerso” (da Glossario junghiano). Ecco, sembrerebbe proprio quella cosa lì, che il nostro sia ormai ostaggio e prigioniero delle sue spinte inconsce, dei suoi fantasmi, da loro letteralmente sommerso e sopraffatto. Di fronte a Grimsby ho riprovato la sensazione di malessere che avevo avuto a suo tempo con il pasoliniano Salò-Sade, quello di un confine varcato, dell’oltrepassamento di un punto di non ritorno. La storia? Come se in questa autodevastazione contasse qualcosa e non fosse per SBC che un mero pretesto per scatenare le pulsioni più selvagge, per denudare il proprio inconscio davanti a noi spettatori. Comunque: Baron Cohen è Nobby, lumpenproletario inglese tutto birra calcio e scopate con l’abbondante moglie e padre di ben undici figli. Abitante in un quartiere-ghetto detto Grimsby. Separato da bambino dal fratello dato in adozione dopo la morte dei genitori, e da allora sempre sognando di ritrovarlo. Lo ritroverà, rispettato agente segreto al servizio di sua maestà. E si scatena la commedia dei soliti fratelli diversi, il matto e il super regolare, con abbastanza prevedibili avventure e disavventure se non fosse per gli inserti comici del già Borat. Bisogna sgominare una misteriosa organizzazione terroristica che vuol rovinare gli imminenti moindiali di calcio in Cile. Nobby il casinaro ne combinerà di ogni, distruggendo la rispettabilità del fratello. La scena dell’elefantessa si svolge in Sud Africa, dove a un certo punto li porta la loro missione di salvare il mondo. Come al solito e più che al solito in SBC non ce n’è per nessuno e tutti sono bersagli dei suoi oltraggi: donne obese, donne obese e di colore, malati di Aids, bimbi metà palestinesi e metà israeliani malati di Aids, e molto altro e molti altri. Quando il bersaglio è la correttezza politica il film funziona bene (quello sbeffeggiare la smania charity delle celebrities). Si resta sgomenti invece di fronte a una quantità eccessiva e non smaltibile di scurrilità fecali e anali. E il geniale Baron Cohen quei razzi nel culo dei due fratelli ce li poteva francamente risparmiare, che quando queste cose le facevano negli anni Settanta Bombolo e compagnia tutti lì a indignarsi. Non credo che il motivo del fallimento di questo Grimsby stia nel fatto, come qualcuno ha scritto, che Baron Cohen abbia voluto cimentarsi in un film di genere come la spy-story prendendosi come regista uno del mestiere fracassone come Louis Letterier (Now You See Me, Transporter), e dunque tradendo se stesso. Penso invece che, oltre all’inflazione psichica di cui sopra, la causa del disastro consista nella mancanza stavolta di una critica a un mondo, a un sistema, a una cultura, a un’antropologia come succedeva invece nei suoi film precedenti. Borat prendeva di mira l’America attraverso un alieno venuto dall’altra parte del mondo, Brüno se la prendeva con il fashion world e la società-spettacolo, Il dittatore con i regimi dispotici arabi. Ma in Grimsby non c’è niente di simile, e le battutacce e le scurrilità restano senza un vero oggetto, consumandosi in se stesse e finendo col ritorcersi contro il suo stesso autore. Dimenticavo: c’è anche la moglie di SBC, Isla Fisher: è la ragazza che dal di dentro dei servizi segreti aiuta i due fratelli in fuga.

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2 risposte a recensione: GRIMSBY – ATTENTI A QUELL’ALTRO. Sacha Baron Cohen oltre ogni immaginazione. (Film al cinema)

  1. Anonimo scrive:

    Un film fantastico il più divertente mai visto

  2. Anonimo scrive:

    Chi critica è solo un moralista del cazzo

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