(visti al cinema) recensione del film UNA NOTTE CON LA REGINA. Le sorelle Windsor giocano alle ragazze qualunque

01836-Girls Night Out-Photo Nick Wall.NEFUna notte con la regina (A Royal Night Out), un film di Julian Jarrold. Con Sarah Gadon, Bel Powley, Emily Watson, Rupert Everett, Jack Reynor.
16-Girls Night Out-Photo Nick Wall.NEF20160223114616Mentre a Londra si festaggia la vittoria sui tedeschi (è l’8 maggio del 1945), le ragazze Windsor, Elisabetta e Margaret, ottengono dal papà re il permesso di andare a un ballo di ufficiali. Sarà l’inizio per l’erede al trono Lizzie e la discola Meg di una notte (quasi) pazza che le metterà a contatto con la vita vera, e qualche piccolo vizio (altrui). Uno di quei prodotti british che sembrano scuotere le convenzioni, ma restano nel fondo ultratradizionali e rispettosissimi. Voto 5+
59-Girls Night Out-Photo Nick Wall.NEFPare che la regina Cristina di Svezia – regnò tra il 1632 e il 1654 – amasse uscire di notte dal palazzo e mescolarsi alla plebe, cioè ai sudditi suoi, nelle bettole e nelle strade più malfamate. Naturalmente in incognito, e naturalmente travevestita da maschio per meglio depistare. Così almeno ce la mostra il film del 1933 di Rouben Mamoulian con Greta Garbo. E una decina di anni fa, rilanciata dai media di tutto il mondo, circolò la (finta?) notizia secondo cui il re di Giordania Abdallah per mettersi pure lui in ascolto del popolo ogni tanto scendesse tra la gente comune adeguatamente mimetizzato. Ecco, questo Una notte con la regina – più pertinente il titolo originale Una notte reale fuori palazzo – non fa che riapplicare al cinema questo archetipo del sovrano (stavolta trattadi di quasi-sovrana) che, spogliatosi dei segni del potere, si fa uomo (o donna) qualunque tra la gente qualunque. Il film, inglesissimo, di Julian Jarrold immagina che la notte dell’8 maggio, mentre si festeggia a Londra tra balli in piazza, lazzi, schiamazzi e molta birra la vittoria, e più che la vittoria la fine della guerra, l’ancora principessa e erede al trono Elisabetta se ne esca da Buckiungham Palace insieme alla più sfacciata sorella Margaret. Non è una fuga. Dopo tanto imlorare, soprattutto da parte della discola Margaret, i naturalmente molto severi genitori – lui è il mitologico re balbuziente Giorgio VI – le giovani sorelle Windsor hanno ottenuto il permsso di andare a festeggiare quel momento storico a un ballo di ufficiali. Naturalmente scortate e controllate a vista da un paio di militari. Sarà l’inizio di una notte che definire balorda e peccaminosa sarebbe troppo, ma che condurrà le due ragazze parecchio oltre il mondo conosciuto fino a quel momento, davero oltre le colonne d’Ercole del palazzo. Succede che al ballo le due si perdano quasi subito di vista, anzi è la già brilla Meg a perdersi, sicché la maggiore e più responsabile Lizzie deve metersi alla ricerca della desaparecida atraversando la notturna e tentacolare città, ed è un pretesto narrativo per farci vedere la futura amatissima regina alle prese con gente anche poco rispoettabile e qualche pericolo. Per sua fortuna sull’autobus incoccerà in un soldatino assai malinconico e amaro, assai critico verso le gerarchie e la guerra, e con una gran voglia di non presentarsi la mattina dopo in caserma, di scappare, di disertare, di cominciare una vita nuiva altrove, in un qualsiasi altrove. Un bravo ragazzo. Sarà lui a fare da guida all’inesperta benché sveglia principessa, la quale ovviamente mica ha rivelato la sua identità, affinché non si perda nei meandri del vizio e nei bassifondi. Facendole asaggiare una fetta di vita vera. Finiranno pure in un bordello, massimo ardimento di questo film che cortocircuita divertendosi e divertendoci prostitute, lenoni e viziosi vari con la regalità delle due ragazze Wiundsor. Poi naturalmente arriverà l’alba, tutto si ricomporrà, ognuno tornerà al suo posto. Al soldatino resterà il ricordo di quella notte con la futura regina, a lei il ricordo di quel buon soldato con il quale qualcosa sarebbe potuto sucedere se solo non fosse stata una principessa. Cose così. Uno dei quei film inglesi sull’Inghilterra e le sue istituzioni, i suoi riti, le sue icone ben scritti, benissimo recitati, impeccabilmente confezionati. Con quello humour così british e sempre con un tocco, ma solo un tocco, punk genere Alan Bennett. Con qualche trasgressioncina giusto per insaporire la ricetta e attirare il pubblico sgamato d’oggidì, ma nella sostanza film rispettosissimi e tradizionalissimi. E convnzionali. Pensavate davvero che ci avrebbero fatto vedere Meg e Lizzie darsi a rudi proletari e baldanzosi ufficiali? Tutt’al più si vede una Meg un filo ciucca, ma che volete che sia per quella che negli anni Sesanta diventerà un simbolo della Swinging London. Elisabetta pour nella notte dei bagordi è sempre assai assennata e controllata, come si conviene a una futura regina. La coppia regnante in carica è la stessa che abbiamo visto in Il discorso del re, solo che qui ci sono Rupert Everett, imvecchiato, inquartato e quasi irriconoscibile e una Emily Watson più dura e rigorosa di quanto non fosse nell’altro film Helena Bonham-Carter. Film per signora da domenica pomeriggio al President, si sarebbe detto un tempo a Milano, quando il cinema President di largo Augusto con le sue mitologiche poltroncine, le più confortevoli in città, esisteva ancora.

 

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