al cinema. Recensione: FLORIDA. Una figlia e un padre difficile, in un classico film francese bien fait

get-123-700x447Florida, un film di Philippe Le Guay. Con Jean Rochefort, Sandrine Kiberlain, Laurent Lucas.
510828Una donna già impegnata sul doppio fronte casa-lavoro deve anche occuparsi di un padre anziano bizzoso, narciso e intrattabile. Si parte con schermaglie da commedia, si finisce nei toni del dramma. Tipico film francese bien fait del regista di Molière in bicicletta. Ottimi attori, solida scenggiatura. Tutto a posto, Troppo. Voto 6+
489418Le Guay è il regista, per intenderci, di due film da professoressa democratica (o da sciura illuminata e aperta) che hanno avuto buon successo anche in Italia, Le donne del sesto piano e il più recente Molière in bicicletta. Autore dunque di un cinema francese bourgeois anche socialmente corretto che non è proprio il mio cinema, un cinema di sceneggiature solide, personaggi ben disegnati, gran rispetto delle convenzioni narrative, attori consolidati.Una combinazione che riproduce anche qui, con l’ultraottantenne Jean Rochefort come bizzoso e simpatico signore che comincia a soffrire dei problemi fisici, e non solo, dei suoi anni. Oltretutto per la figlia, super impegnata nell’azienda un tempo di famiglia dove lei continua a lavorare come manager, non è mica facile star dietro a quel padre narciso che le ha sempre preferito l’altra sorella Sylvie (“lei sì che sa essere felice, tu no”, le rinfaccia). Le badanti vengono messe a dura prova dall’adorabile ma anche tremendo patriarca, e solo la rumena Ivona riuscirà a stabilire un resistente contatto con lui. Si parte nei modi della commedia briosa e intelligente-francese, ma lentamente si precipita nel dramma. Perché le condizioni del signor Claude Lherminier peggiorano, l’Alzheimer avanza, i deliri si susseguono, si sfiora la tragedia. Si metterà pure in testa, monsieur Claude, di andare a far visita in Florida all’adorata Sylvie. Non dico di pù, ovvio (non distraetevi, che c’è un gran twist in sottofinale). Dico solo che questo film per niente autoriale e molto medio-mainstream, ha però il coraggio di tracciare un quadro assai realistico e non accomodante di cosa significhi diventare vecchi, molto vecchi, e di cosa significhi per i figli star dietro ai genitori, assisterli, curarli. La scelta lacerante cui si trova di fronte a un certo punto la figlia Carole l’hanno dovuta affrontare parecchi. Chi ha o ha avuto genitori in tardissima età non potrà che riconoscersi in certi passaggi di Florida (come la badante che chiede una cifra spropositata per star lì anche la notte, “che tanto per voi è comunque un risparmio rispetto a quello che paghereste in un ricovero”). E per favore, non si ritiri fuori di nuovo a proposito di Florida la categoria dell’orfanello attempato e piagnone come si è fatto per irridere teppisticamente il Moretti di Mia madre. Jean Richefort giogioneggia e spadronmeggia. Ma è formidabile anche Sandrine Kiberlain, sempre più brabva e ormai al livello delle grande dames del cinema francese (Hupper, Biunoche, Cotillard). Vederla per credere anche in Quand on a 17 ans di André Téchiné. Sempre che qualcuno lo distribuisca in Italia.

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