Cannes 2016. Recensione: LA FILLE INCONNUE dei fratelli Dardenne. Il film più sottovalutato del concorso

La fille inconnue, un film di Luc e Jean-Pierre Dardenne. Con Adèle Haenel, Olivier Bonnaud, Jérémie Renier, Fabrizio Rongione, Olivier Gourmet. In concorso.
a42ceede610b784b04e72db7108cb332Belgio, oggi. Una giovane dottoressa indaga sulla morte di una ragazza. A muoverla è il senso di colpa. Perché non aveva aperto a quella ragazza quando aveva suonato al suo ambulatorio chiedendo soccorso. Un mystery, una detective-story alla Dardenne, ovvero profondamente morale. Film accolto con freddezza e anche con qualche fischio. E invece all’altezza della filmografia (magnifica) dei due fratelli belgi. Voto 7 e mezzo

Io la Palma d’oro la darei sempre ai Dardenne, di default. Anche quando non danno il meglio di sé restano di parecchie spanne sopra la media. Vero, ne hanno già vinte due, e allora? Sarà che io li adoro, e li considero tra i cineasti più influenti delle ultime decadi, loro, i fratelli Luc e Jean-Pierre, che hanno reinventato il neorealismo adattandolo alle miserie della post o iper modernità. Creando un esercito di discepoli e imitatori (impressionante a ogni festival la quantità di film à la Dardenne). Solo che adesso non son più così amati da critici, il loro momento temo sia passato, molti critici jeunes e vieux li considerano un po’ muffi, ripetitivi, autoreplicanti. Tant’è che al press screening in Salle Lumière si son sentiti dei fischi, niente di paragonabile al massacro di Assayas (e poi di Refn), ma pur sempre fischi. Che a Cannes, regno dei Dardenne – non solo hanno vinto una quantità di premi come nessuno, ma sono anche presenti quest’anno come coproduttori di un bel po’ di film – suonano sacrileghi. E però infrangere gli idoli si sa è cosa praticatissima dalle folle. Trovo invece che i D-Brothers si siano con molta intelligenza evoluti rispetto ai loro film duri e tosti dei primi anni, al loro cinema no frills modellato sull’oggettività del documentario. La narrazione, che in loro è sempre stata forte benché spesso accuratamente celata da un’apparenza di cinema-verità, di realtà colta al volo, lo è nei loro lavori recenti ancora di più. Due giorni e una notte riusava lo schema di racconto di classici come La parola ai giurati (anche lì si trattava di portare dalla propria parte il maggior numero di persone possibili) per tracciare un apologo sulla non-occupazione in Europa e la caduta della solidarietà, adesso questo La fille inconnue che è, anche, e classicamente, un mystery, un giallo, solo con una giovane dottoressa a fare da detective. Naturalmente un modello piegato secondo la sensibilità dardenniana a esplorare e, ebbene sì, denunciare, nuovi e meno nuovi disagi, nuove crepe nella compattezza sociale. Un thriller morale, dove il propellente è dato dal senso di colpa della protagonista, dal bisogno interiore di rimediare a una propria mancanza. Siamo a Liegi, Belgio francofono. Jenny è un medico che noi diremmo di base, molto attenta ai suoi pazienti. Il medico che tutti vorremmo. Una sera mentre con il giovane assistente se ne sta andando, e a ambulatorio ormai chiuso, suonano. Jenny non apre, la sua giornata di lavoro è finita. Ma la ragazza che chiedeva soccorso, un’africana, verrà poi trovata morta. Nessuno sembra conoscerla, nessuno chiede di lei, non se ne sa l’identità, verrà sepolta senza nome. Jenny si sente responsabile e, mossa dal senso di colpa, vuole almeno scoprire chi sia, perché su quella tomba un nome ci sia. C’è un qualcosa di Antigone in lei, e c’è il rimorso. Questo film, perfino sbeffeggiato e liquidato come un qualsiasi gialluccio, è invece perfettamente dardenniano, all’altezza della magistrale carriera dei due belgi. Non conta tanto l’inchiesta, e nemmeno quello che poi verrà scoperto, conta la profonda moralità che spinge Jenny ad agire. Credo sia il film più sottovalutato e peggio compreso di tutto il concorso. Difficile che stavolta i Dardenne portino a casa un premio. Qualche chance la potrebbe avere Adèle Haenel, vibrante e nello stesso tempo austera e trattenuta, per il premio come migliore attrice. Ma sarà difficile strapparlo a Sonia Braga.

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