(al cinema) Recensione: LAURENCE ANYWAYS di Xavier Dolan. Arriva quattro anni dopo uno dei migliori film del wonderboy canadese

20129795Laurence Anyways e il desiderio di una donna. Un film di Xavier Dolan. Con Melvil Poupaud, Suzanne Clément, Nathalie Baye, Monia Chokri. Canada 2012.
045200Un film del 2012, girato da Dolan prima di Tom à la ferme e Mommy. Quasi tre ore per raccontare, senza un attimo di noia, l’incredibile storia di Laurence e Fred(érique). Dopo anni insieme lui decide di cambiare sesso, lei se ne va. Ma non riusciranno mai a lasciarsi davvero. Storia impossibile, ma che nelle mani di Dolan diventa possibile. Un film che suscita parecchie domande su cosa siano il desiderio, il genere, l’identità sessuale, senza darci risposte certe e troppo politicamente corrette. Voto 7 e mezzo
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Xavier Dolan sul set

Xavier Dolan sul set

Fa una certa impressione che solo adesso venga distribuito nelle sale d’Italia questo Laurence Anyways (oltretutto con lo sciocco, ammiccante, superfluo sottotitolo e il desiderio di una donna), visto che son passati quattro anni tondi – diconsi quattro, mica niente – da quando fu presentato in prima mondiale a Cannes 2012: no, non nella compétition principale, ma nella sezione seconda Un certain regard. E fa ancora più impressione pensare come a quel Cannes alla proiezione stampa, alla Salle Debussy per l’esattezza, fummo davvero in pochi (ricordo ampie zone vuote), altro che la calca da stadio di quest’anno per il nuovissimo Dolan, Juste la fin du monde. Diciamola tutta: anche se l’allora ventitreenne regista aveva già alle spalle due notevoli film – J’ai tué ma mère e Les amours imaginaires -, non era certo la star che è oggi, e dunque i colonnelli della critica (e anche i soldati semplici e le reclute) mica si scomodarono per beccarsi un suo film di tre ore (tanto durava, e dura, Laurence Anyways). Invece adesso tutti qui a delirare, anche esagerando, per il genietto Dolan. Ma scusate, allora dove eravate?
Devo dire che ad anni di distanza Laurence Anyways ha acquistato forza attestandosi, a mio parere, come il miglior Dolan di sempre insieme a Tom à la ferme, superiore anche al troppo celebrato Mommy. Con molto acume e sguardo quasi profetico il ragazzo del Québec ci racconta una storia di passaggio da un genere sessuale all’altro, e lo fa grazie al cielo infischiandosene del politicamente corretto, del famigerato messaggio, stando invece schiscio sul corpo e sull’anima del suo, della sua, protagonista e aprendo interessanti interrogativi su sesso, desiderio, identità senza dare risposte così certe e univoche. Una storia impossibile che lui sa rendere plausibile e che seguiamo coinvolti durante i dieci e più anni in cui si svolge. Montréal. Laurence è un brillante studioso di letteratura e promettente scrittore, Fred (sta per Frédérique) è una ragazza assai in carriera nel mondo della comunicazione. Stanno insieme da molto, tutto sembra procedere nella più piatta normalità. Finché un giorno Laurence dice di avere qualcosa di  importante da comunicarle, e la rivelazione sarà di quelle toste. Ha deciso di cambiare sesso, si è sempre sentito una donna in un corpo maschile, è arrivato il momento di assumere quella che sente come la sua vera identità. Chiede a Fred che stia dalla sua parte in questo cambio, e lei faticosamente sembra accettare. Ma si lasceranno, inevitabilmente, inesorabilmente. Fred avrà un marito, Laurence diventerà una signora molto chic e intellò. Ma molti anni dopo si ritroveranno, e capiranno di essere necessari l’uno all’altra (l’una all’altra). Cosa succederà dopo non lo sappiamo, Dolan non ce lo dice. Ma riesce a comunicarci quel che di speciale che unisce i suoi Laurence e Fred al di là di tutto, al di là di ogni ragionevolezza. Non ci sono derive grottesche alla Almodóvar, cui il film si apparenta solo per la carica melodrammatica. Lo stile di Dolan è sì assai pop e colorato, sgargiante e fiammeggiante, ma l’approccio resta intimamente realistico. Il risultato è una delle migliori e più spiazzanti storie d’amore da molto tempo in qua. Inverosimile? Sì, l’ho pensato. Ma l’abilità del regista sta nel renderci credibile l’incredibile. Che poi in corso di visione mi è venuta alla mente la storia di quella coppia, mi pare di Bologna, sicuramente ne avrete sentito parlare. Lui da maschio diventa donna, ottiene che il cambio di sesso sia riconosciuto all’anagrafe. Con il risultato che i due vengono divorziati d’autorità da non so quale tribunale o ufficio comunale, visto che in Italia non è contemplato un matrimonio donna-donna. Si oppongono, non vogliono separarsi, vogliono restare marito e moglie, o moglie o moglie, fate un po’ voi. Ecco, questo film non è così ai confini della realtà, possono succedere. come nella storia della coppia bolognese, cose anche più estreme, anche più radicali. Il lui/lei di Laurence Anyways – come dire: Laurence comunque – è Melvil Poupaud, attore francese di gran culto, lei è Suzanne Clément, attrice-feticcio di Dolan e qui fortemente somigliante a Marina Berlusconi (ha poi ottenuto a fine Cannes 2012 il premio come migliore attrice di Un certain regard). Folgorante apparizione di Nathalie Baye come madre di Laurence, imperturbabile e disincantata fino alla durezza, che di fronte al figlio in procinto di slittare verso la femminilità non ha un moto di allarme, di rifiuto, di disapprovazione, figuriamoci ripulsa, solo un’ironica e glaciale presa d’atto. Una figura che pialla via ogni possibile dibattito (sì, dibattito) sulle famiglie nemiche del coming out omosessuale o di qualcosa che gli stia nei paraggi (diciamo che il cambio di genere sta in quei paraggi, ecco). Un film assai ambiguo, indecifrabile, oscillante tra significati plurimi e perfino opposti. Che ci lascia con parecchi dubbi su quale sia il vero desiderio sessuale di Laurence, non mostrandocelo mai, nemmeno dopo il cambio di sesso, a letto con un uomo: anzi solo con una donna-compagna, forse amante forse no. Cosa mai vorrà dirci questo Laurence comunque? Che con la propria identità sessuale di partenza non si può giocare più di tanto giacché – qualunque cosa si faccia, qualunque negazione si tenti, anche la più radicale – prima o poi riemergerà? O che, secondo l’attuale ortodossia LGBT, e secondo la trionfante gender culture, la vera identità sessuale è quella che ti scegli e non quella che ti ritrovi come dato naturale? Dolan sembrerebbe inizialmente propendere con molta correttezza politica verso la seconda, ma il resto del suo film sembra assai più indeciso, e sta anche qui il suo bello, la sua forza.

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