Stasera in tv un film da rivalutare: LA FABBRICA DEGLI EROI di Claude Lelouch (dom. 10 luglio 2016, tv in chiaro)

La fabbrica degli eroi, Rai Storia, ore 21,37.
lebonetlesmechants-1Lelouch chi? Se lo chiedete anche al più scatenato dei giovani cinefili e al recensore under 30 più agguerrito difficilmente sapranno rispondervi. Silenziato, il povero Lelouch. Rimosso dalla coscienza critica. Mai che gli venga dedicata in un qualche festival una di quelle retrospettive che ormai non si negano a nessuno, mai un premio serio alla carriera, mai che gli si affidi un masterclass, tutt’al più gli si batton le mani giusto per buona creanza quando rispunta da qualche parte. Come un tre anni fa a Cannes dov’era incongruamente in platea ad assistere alla proiezione di Amour fou della severa austriaca Jessica Hausner (non proprio una regista omologa al suo cinema, anzi): additato da Thierry Frémaux e invitato ad alzarsi, ricevette un applauso non così travolgente. Anche i cinemaniaci di più lungo corso se lo ricordano in fondo solo per il remotissimo Un uomo, una donna, palma d’oro 1966, film così fortunato presso il pubblico da avergli alienato per sempre i favori della critica paludata. Eppure a Lelouch bisogna riconoscere parecchio. Di non essersela mai tirata da auteur sussiegoso, di aver sempre esplicitamente puntato alla soddisfazione di chi pagava il biglietto, che è una moralità non sempre così diffusa nel cinema. Di essere stato tra i fondatori di una formato di racconto cinematografico che poi ha avuto infinite imitazioni e continua a prosperare rigoglioso pure oggi, quello dell’affrescone composto da più storie e sub-storie intrecciate ad arabesco fino a convergere tutte in un punto (vedi la trilogia Inarritu-Barriaga e perfino l’ultimo Skolimowski, 11 minuti, e son solo i primi titoli che mi vengono in mente). A Lelouch forse non si è mai perdonato la spudorata narratività, il suo costruire trame e tracce intorno a quelle cose basiche, primarie, pulsionali che si chiamano amore, amicizia, desiderio, e però con quanto leggerezza l’ha fatto, e con quanta grazia. Vedere per credere stasera in tv questo suo dimenticatissimo film del 1975, il cui orrendo titolo italiano tradisce l’originale, e molto più lelouchiano, Il buono e i cattivi. Un affrescone, per l’appunto. Dieci anni di storia di Francia, quelli cruciali tra il 1935 al 1945 – grossomodo dal Fronte Popolare all’immediatissimo dopoguerra passando per occupazione tedesca, collaborazionismo, resistenza gollista e non solo gollista -, che Lelouch ci spiega e evoca attraverso le vicende e le visisstudini di due amici simili e diversi, Jacques e Simon (il secondo ebreo, il che ha la sua importanza negli sviluppi successivi): i quali metton su un’allegra impresa di ruberie e altre illegalità, imbarcando più tardi la prostituta Lola.

La gang della Traction Avant, verranno chiamati dalla macchina usata nelle loro scorrerie, la più veloce dell’epoca. Quando scoppia la guerra e arrivano i tedeschi, anche loro dovranno scegliere da che parte stare, e qualcuno farà la scelta giusta. Il genere La bande Bonnot incontra il film resistenziale con la massima naturalezza, lelouchianamente, senza prediche e sempre in toni di commedia anche nei passaggi storici più tosti. Da rivedere, o da scoprire. Con Jacques Dutronc, Jacques Villeret e una della atrici francesi più anni Settanta, Marlène Jobert. Ma ci sono anche Brigitte Fossey, Serge Reggiani e Bruno Cremer. Musiche ça va san dire di Francis Laï.

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