Locarno Festival 2016. Recensione: LA PRUNELLE DE MES YEUX. Commedia francese, intelligente, femminile

OC890088_P3001_213738(visto venerdì 5 agosto)
La prunelle de mes yeux, un film di Axelle Ropert. Con Mélanie Bernier, Bastien Bouillon, Antonin Fresson, Chloé Astor, Serge Bozon. Francia 2016. Concorso internazionale.
OC897844_P3001_216859Commedia parigina, quindi più chic e intellettuale della media. Un ragazzone di origine greca si finge cieco per conquistare la vicina non vedente. Parabola evidentissima sull’amore che non conosce le differenze, e però svolta – bisogna ammettere – senza pesantezze e eccessive correttezze politiche. Moderatamente divertente e mai davvero iresistibile. Voto 6 meno
OC897282_P3001_216734Commedia francese intelligente femminile. È da catalogare così questo La prunelle de mes yeux – più o meno la luce dei miei occhi – accolto con molto divertimento e risate in proiezione stampa, e si immagina fossero soprattutto complici risate francesi. Di quei film che solo là, sulle due rive della Senna e più sulla gauche che sulla droîte, possono essere pensati e realizzati, e che si portano addosso la pariginità come un marchio indelebile, un marchio di qualità ma anche di condanna delle volte. Qui l’idea sta nel far innamorare un ragazzone di origini greche della vicina cieca di nome Élise incontrata in ascensore. Dimentichiamoci le povere cieche del cinema alle prese con minacce terribili tipo Gli occhi della notte o Terrore cieco, no, qua siamo nell’era del correttismo politico e dunque la nostra è tipetto alquanto asserivo e scorbutico e tagliente, della serie sono non vedente e orgogliosa di esserlo, e mica mi dovete trattare con condiscendenza ipocriti di merda. Dei due il lato debole è naturalmente lui Théo, che vorrebbe fare il musicista di rebetiko continuando la tradizione di famiglia (la nonna era una cantante-mito di quella musica struggente e meravigliosa importata a Atene e a Salonicco dai greci cacciati dall’Anatolia, e poi diventata musica del popolo delle peggio taverne). Peccato che non abbia il minimo talento, Théo, e quando tenta di suonare il bouzouki è uno strazio. Più bravo di lui è il fratello, a sua volta innamorato della sorella di Élise, cocainomane che cerca di redimersi senza riuscirci. Per farsi accettare dall’orgogliosa non vedente ecco l’idea: Théo finge di aver perso anche lui la vista, con gli equivoci che potete immaginare. Non succede granché, molto è affidato a una certa paradossalità delle situazioni e a certe tonalità da screwball comedy pariginamente corrette. Dialoghi brillanti e in certi momenti si ride, come nelle sedute dalla terapeuta della sorella cocainomane. Il meglio di La prunelle de mes yeux sta nella naturalezza con cui tratta le differenze, anzi nel come semplicemente le ignora rendendole condizioni esistenziali pari a ogni altra. Non conta nelle schermagli cui assistiamo che Élise sia cieca, o che sua sorella sia cocainomane. E come si fa a non essere d’accodo? Il guaio è quando tutto questo scivola nell’improbabile e nel correttismo politico, male da cui La prunelle de mes yeux non è del tutto esente. Il rebetiko è meraviglioso, ma purtroppo lo si stente troppo poco. I greci son visti secondo sterotipo, e non siamo più così lontani pur con tutto lo chic parigino che trasuda dal film da Il mio grosso grasso matrimonio greco (ci son pure qui balli greci, ristoranti greci, matrimoni greci). Che dire? Ci si diverte moderatamente, ma il film risulta inferiore alle sue ambizioni. Nel genere commedia francese femminile intelligente è assai meglio, tanto per stare in questo 2016, L’effet aquatique, film postumo della franco-islandese Solveig Anspach vincitore di un premio alla Quinzaine a Cannes, e prossimamente nei cinema italiani. Più fine e con meno spocchia di questo.

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