Festival di Locarno 2016. Recensione: GODLESS. Dalla Bulgaria un altro film interessante, ma irrisolto

OC900682_P3001_217720Godless, di Ralitza Petrova. Con Irena Ivanova, Ivan Nalbantov, Ventzislav Konstantinov. Bulgaria. Concorso internazionale.
OC900681_P3001_217719Godless parte molto bene: un ritratto senza pietà, impassibile, fenomenologico di un villaggio della Bulgaria e del suo degrado morale. Ogni pietà l’è morta, e non ha pietà l’infermiera Gana, che raggira per loschi motivi i vecchi che assiste. Ma la seconda parte del film perde di forze e intensità, e il finale è tra i più incomprensibili di tutto il festival. Peccato, poteva essere un gran risultato. Voto 6
OC900680_P3001_217718La Bulgaria studia da piccola potenza da festival cercando di replicare quel che è riuscito negli ultimi quindici anni alla vicina Romania. Tant’è che in concorso qui a Locarno ci son ben due film venuti da Sofia (zero dall’Italia, per dire; anche se Mister Universo parla la nostra lingua resta una produzione prevalentemente austriaca). Del primo, il notevole anche se non perfettamente riuscito Slava (Glory), si è già detto. Quanto a questo Godless, di una delle otto registe del concorso: per un bel po’ lascia assai ben sperare, almeno per tutta la sua prima ora, poi non ce la fa a mentenere promesse e premesse. Film duro, tosto, di ambienti derelitti e di balcanico squallore, con gente persa nell’amoralità, nel sordidume, nello sfacelo, nel degrado corrotto della Bulgaria post-comunista di democrazia e economia liberale assai imperfette. Con cosche più o meno mafiose e boss a imperare, beffandosi della legge, spesso essendo loro stessi la legge. Il modello di questo cinema resta il bellissimo, terribile russo Leviathan di Andrey Zvyagintsev. Ma la regista Petrova guarda parecchio ai suoi vicini Mungiu e Puiu, e naturalmente ai fratelli Dardenne, di cui a ogni festival si rintracciano almeno quattro o cinque film che si rifanno al loro magistero, al loro cinema della sussistenza e della miseria, anche morale. Siamo in una piccola città della Bulgaria, e potete immaginarne la tetraggine, la cupezza. Gana, donna dura e senza più traccia di ogni desiderabile femminilità, lavora come infermiera a domicilio per conto dell’ospedale locale. Assiste soprattutto anziani, ha un fidanzato (ma non fanno l’amore da tempo, “non ho più voglia di sesso” dice lui, però lei lo scopre mentre scopa furiosamente con una vicina rom) di mestiere garagista e di non molti scrupoli, pronto a tutto per qualche leva in più. Si fanno di morfina e altri stordenti che lei ruba in ospedale. Ma non è la sola attività illecita di Gana, la quale raggira i suoi vecchietti per portare via le loro carte di identità. Scopriremo che le passa al boss locale, che è anche il capo della polizia secondo una modalità post-sovietica di corruzione e di privatizzazione del potere e delle istituzioni pubbliche par di capire assai diffusa dai Balcani al CentroAsia passando naturalmente per la Gran Madre Russia. Traffico di identità rubate, e il perché lo capiremo più avanti (ricorda da vicino l’intrigo di Chinatown di Roman Polanski). Finché ci scappa il morto, e qualcosa si incrina nella dura e ferrigna Gana. Di turbamento in turbamento si arriverà a un finale che è uno dei più incomprensibili tra i molti incomprensibili di questo festival. Tant’è che all’uscita della proiezione ci si chiedeva ansiosamente: ma secondo te cos’è sucesso, cosa mai avrà voluto dirci la regista con quel finale incongruo sulla neve? e chi ha ammazzato chi? e perché? Ecco, così si manda a fondo quello che per oltre la metà è un pregevole film e poteva essere tra le rivelazioni del festival e in corsa per il palmarès. Ma non è il solo guaio di Godless, ovvero Empio, come i monti Empi che stanno dalle parti del villaggio e che un racconto popolare lega a un lontano fatto storico. Il guaio più grosso è che dalla prima parte avalutativa, impassibile, fenomenologica nel registrare squallori, deviazioni e perdita di ogni traccia di umano, si passa alla seconda psicologistica, focalizzata sulla chiamiamola così presa di coscienza di Gana. Ma Godless resta per la cinematografia bulgara, e per la sua regista, un buon risultato. Irena Iranova potrebbe contendere alla protagonista di Marija il premio di migliore attrice.

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