Il film imperdibile stasera in tv: UN VIAGGIO A VIENNA di Edgar Reitz (dom. 21 agosto 2016, tv in chiaro)

Un viaggio a Vienna di Edgar Reitz, Rai Storia (canale 54 dt), ore 21,33.
2414972,Oqsxy_Rc4XKUxT7QfTcHPnxlMJl5KyhZXVVwUn1g7pHwsp2irIj8rQaBSMwX0BLw91lzDx5nReq8DKsqp4_vTQ==2414970,TfpHoAlyl6FoVNR2ljANu6zfG6xNplQYfKbP39Vm3ZLvs6UFy3HrDKUdNcm7pgAOn8D+XwFYZUBbATU8XXbb6A==Edgar Reitz prima di Heimat. Un Edgar Reitz poco conosciuto e indagato, specie in Italia, dove si inchioda sempre il suo nome alla fluviale saga in bianco e nero su un villaggio tedesco travolto dalla storia. Questo Un viaggio a Vienna (Reise nach Wien) del 1972/73 è un pezzo di quella stagione oscurata della sua carriera, e dunque la sua messa in onda stasera può ben dirsi, e senza esagerazione, eccezionale, qualcosa che un cinefilo appassionato non dovrebbe bucare. Ma ci sono altri motivi per vederselo, Reise nach Wien. Perché Reitz l’ha scritto in colaborazione con Alexander Kluge, uno dei padri nobili e fondatori dello Junger Deutscher Film, il nuovo cienma tedesco degli anni Sessanta e Settanta, anche autore rigoroso di film come La ragazza senza storia e il leggendario Artisti sotto la tenda del circo: perplessi. E Un viaggio a Vienna è eccezionale anche, soprattutto perché si tratta di uno dei rari film che abbiano raccontato la seconda guerra mondiale e il nazismo attraverso la vita quotidiana di gente qualsiasi. Dal basso, dall’interno, dalle viscere del popolo. Ad altezza d’uomo e donna. Siamo negli ultimo mesi del conflitto, con la disfatta ormai all’orizzonte. Protagoniste due giovani donne di una piccola città tedesca che, trovati un po’ di soldi in un appartamento abbandonato, decidono di spenderli in una viaggio di evasione e piccoli piaceri a Vienna. Mentre i loro martiti sono al fronte. Un coraggiosissimo ribaltamento del punto di vista e della prospettiva attraverso cui osservare una delle fasi più controverse e drammatiche della storia europea del Novecento: mostrando l’assoluta indifferenza e/o inconsapevolezza della cosiddetta gente qualsiasi rispetto al finale che si stava profilando. A interpretarlo ci doveva essere nel progetto iniziale Romy Schneider, ma la star declinò, e nel film troviamo un’altra diva del cinema germanofono di allora Elke Sommer, insieme con la meno nota Hannelore Elsner. E c’è il grande Mario Adorf, un monumento del cinema tedesco e anche italiano degli anni Sessanta e Settanta, appena celebrato al festival di Locarno con la proiezione di alcuni suoi titoli famosi. Curiosamente, a Locarno c’era anche Edgar Reitz quale presidente della giuria dei cortometraggi. Ma – a meno che nell’enormità del programma mi sia sfuggito – non mi risulta sia stato proiettato questo loro lavoro in comune. Ragione ulteriore per non perderselo stasera in televisione.

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