Festival di Venezia. Il leone d’oro a ‘The Woman Who Left’ del filippino LAV DIAZ. Tutti i vincitori, e un commento

il filippino Lav Diaz, vincitore del Leone d'oro per 'The Woman Who Left'

il filippino Lav Diaz, vincitore del Leone d’oro per ‘The Woman Who Left’

Palmarès diviso. E divisivo. La Mostra di Venezia numero 73 si chiude con una mappa dei vincitori – otto in tutto – a dir poco schizoide, si premia insieme il cinema che più osa e quello più conservatore, accontentando un po’ tutti e dunque senza scegliere. Riflettendo peraltro una selezione assai frantumata su diversi tipi di cinema e senza troppa coerenza. L’impressione è che all’interno della giuria si siano confrontati duramente due o più schieramenti e che il palmarès sia il risultato di un compromesso faticoso. C’è un grande sconfitto, e al solito è Pablo Larrain, al quale vengono sempre preferiti altri quando si tratta di assegnare a un festival il massimo riconoscimento. Il suo Jackie era e resta il film migliore del concorso, gli han dato solo il premio per la sceneggiatura, ed è troppo poco. Altro perdente è lo Stéphane Brizé di Une vie, una delle buone sorprese del concorso, dato fino a oggi tra i favoriti. Spero si rifaccia in sala e in altri festival. Quanto al Leone d’oro: il filippino Lav Diaz, dopo aver vinto il Pardo d’oro a Locarno e quest’anno il premio per il cinema del futuro a Berlino, conquista anche Venezia. E meritatamente, con un film che ha convinto pure me che lavdiziano non sono. Ha pure scongiurato il pericolo che a vincere fossero La La Land o Paradise, e non è poco. Ma vediamoli da vicino, i premi di questo Venezia 73.

Leone d’oro per il migliore film
The Woman Who Left (La donna che partì) di Lav Diaz
Il più amato dai cinefili qui a Venezia, anche il primo film accessibile del maestro filippino della lunga durata. Stavolta Lav Diaz ha azzeccato tutto, la misura giusta, la protagonista, l’intreccio, e si è portato a casa meritatamente il leone. Oltretutto senza rinunciare al proprio rigore. Se penso che potevano leonizzare La La Land o Paradise di Konchalovsky mi vengono i brividi e dico: va benissimo così. Grazie Diaz.

Leone d’argento – Gran premio della giuria
Nocturnal Animals di Tom Ford
C’era di meglio, da Jackie a Une vie. Ma non è un premio rubato. Nocturnal Animals resta il migliore tra gli americani del concorso, un film vero, non la messinscena laccata di uno stilista. Tom Ford racconta in parallelo due storie inquietanti, senza piacioneria e andando parecchio a fondo nell’incubo violento americano. Un film sulla vendetta, stratificato, complesso, solo tenuto fin troppo sotto controllo da Tom Ford. Da rivedere. Azzardo: forse il film che più è piaciuto al presidente di giuria Sam Mendes, il leone che avrebbe voluto.

Premio per la migliore regia
ex aequo a Amat Escalante per La region salvaje e Andrei Konchalovsky per Paradise
Un capolavoro di diplomazia, o un compromesso per ricompattare una giuria probabilmente divisa. Perché il cinema del messicano Escalante e quello del quasi ottantenne russo Konchalovsky sono agli antipodi. Sto dalla parte del primo. La region salvaje, male accolto soprattutto dai critici italiani, è invece uno dei film più daring visti ultimamente, perturbante e arrischiato. Non mi aspettavo fosse premiato, dunque bene così. Non mi piace niente invece il premio a Konchalovsky e al suo Paradise, un classico film da festival che ripropone la narrazione sui campi di sterminio nazisti riproducendo vecchi cliché. Però almeno questo premio ha arginato il rischio che gli dessero il Leone d’oro.

Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile
Oscar Martinez per El Ciudadano Ilustre
Niente da dire, Martinez è quello che più meritava la Coppa Volpi. Film ruffianissimo (farà il giro del mondo, vedrete, e piacerà a tutti), l’argentino Il cittadino illustre parte assai bene per poi sprofondare man mano che si avvicina alla fine. Un film convenzionale nella struttura e nella pur abilissima scrittura, nonostante l’apparente anticonformismo del suo protagonista.

Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile
Emma Stone per La La Land
Un premio che la lancia verso gli Oscar, in cui dovrà vedersela probabilmente con la Natalie Portman di Jackie, qui ignorata. Non ho amato La La Land, ho temuto si potesse prendere il Leone, allora meglio Emma Stone. E però, visto che Une vie di Brizé è il grande escluso dal palmarès, si poteva assegnare la Coppa Volpi alla sua protagonista Judith Chemla.

Premio per la migliore sceneggiatura
Noah Oppenheim per Jackie
Quando ho sentito l’annuncio, mi è mancato un attimo il respiro. Voleva dire che a Jackie non sarebbe andato un premio più importante, tantomeno il Leone d’oro (il regolamento consente solo un premio per film). E allora, bene per Noah Oppenheim autore di uno script complesso e per niente appiattito sulla leggenda Jackie Kennedy, ma peccato per il grandissimo Pablo Larrain, ancora una volta autore del miglior film di un festival, ancora una volta non premiato con il riconoscimento più importante.

Premio speciale della giuria
The Bad Batch di Ana Lily Amirpour
Boato di fischi in sala stampa all’annuncio. Uno dei film più folli del concorso, un distopico e post-apocalittico un po’ Mad Max ma al di sotto parecchio dell’originale. Amirpour è una regista che cerca di percorrere sentieri poco battuti, che osa sporcarsi con i generi. Ma stavolta manca il bersaglio, era meglio il suo primo A Girl Walks Home Alone at Night. Infastidisce anche la moralina politicamente corretta che trapela qua e là sui diversi ecc. Premio probabilmente in quota rosa. Tradotto: bisognava pur dare qualcosa a una delle poche registe in concorso.

Premio Mastroianni al miglior giovane attore
Paula Beer per Frantz
Anche qui, quando lo hanno annunciato ho pensato: e anche Ozon stavolta l’han segato dai premi importanti. Il suo Frantz meritava di più, questo premio alla sua protagonista suona consolatorio. Anche perché di solito il Mastroianni va ad adolescenti e Paula Beer, per quanto giovane, per quanto brava, promessa adolescente non lo è più. Ma così han sistemato la pratica Ozon.

Premio Aurelio De Laurentiis Opera prima – Cinema del futuro
The Last of Us di Ala Eddine Slim
Presentato alla Settimana della critica, dove non ha vinto, mentre si è portato a casa quello come migliore opera prima di tutte le sezioni del festival. Regista tunisino, coproduzione che arriva fino al Libano. E storia di N, un migrante che dall’Africa arriva alle coste del Mediterraneo per andare oltre. Non l’ho visto. Uno dei film che si aggiungono ai molti già girati sul tema.

Per i premi della sezione Orizzonti rimando alla pagina del sito ufficiale della Mostra del cinema.

 

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Una risposta a Festival di Venezia. Il leone d’oro a ‘The Woman Who Left’ del filippino LAV DIAZ. Tutti i vincitori, e un commento

  1. heuresabbatique scrive:

    Consacrazione definitiva (presso i cinefili da festival, o da Fuori Orario, cone me, non se ne sentiva il bisogno…) di Lav Diaz anche presso un pubblico che fino a ieri sera non ha mai neanche minimamemte sognato non solo di vedere un suo film, ma che addirittura esistesse un regista con quel nome e con quelle caratteristiche. Ora mi domando chi distribuirà nel nostro paese un film così pazzo (per la durata comunque superiore di molto anche rispetto alla media dei film da multiplex; anche se sappiamo essere una versione addolcita edulcorata della lungaggine dei Lav Diaz movies), perché qualcuno lo distribuita necessariamente: Leone d’ oro, non si può non trovargli una distribuzione! Anche la più scalcinata e disastrata di tutta Italia, ma bisogna fargli fare un giro nelle sale, e non solo alle 3 di notte su Rai 3 nel fine settimana.
    Chissà poi se Escalante ed il suo film riceveranno l’ attenzione dei distributori italiani. Ci spero vivamente. Come per Paradise, il film di Konchalovsky mi ispira moltissimo.
    Per Larrain, pur non avendo visto il film, si sarebbe ora di dargli un premio come si deve, e non sempre bistrattarlo come viene normalmente bistrattato dalle giurie. Tuttavia vincere premi non premia sempre!

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