Recensione: LETTERE DA BERLINO, un film di Vincent Perez. Come rovinare una piccola grande storia di resistenza antinazista

Photo courtesy of Berlinale 2016

Photo courtesy of Berlinale 2016

Lettere da Berlino (Alone in Berlin), regia di Vincent Perez. Con Emma Thompson, Brendan Gleeson Daniel Brühl. Presentato in concorso alla Berlinale 2016. Al cinema da giovedì 13 ottobre 2016.

Photo courtesy Pathé

Photo courtesy Pathé

Photo courtesy Pathé

Photo courtesy Pathé

Primi anni ’40. La storia vera di una coppia tedesca che, dopo aver perso il figlio in guerra, protesta e sabota a proprio modo il regime hitleriano: lasciando in giro per Berlino centinaia di cartoline con messaggi e slogan contro la guerra e il nazismo. Storia straordinaria da cui poteva venire fuori un grandissimo film. Peccato che se ne sia fatta una di quelle produzioni internazionali senza sapore, girata in inglese con effetti paradossali e goffi, tipo AlexanderPlatz trasformata in Alexander Square. Un film di cliché e vuoti formalismi come non se ne possono più fare. Molto meglio leggersi il libro da cui è tratto, Ognuno muore solo di Hans Fallada (Sellerio). Voto 4

Photo courtesy of Berlinale 2016

Photo courtesy of Berlinale 2016

Quel che si temeva:  una produzione internazionale anodina e insapore che sacrifica in nome della vendibilità globale ogni specifico etnico, culturale, antropologico. Perché quella che racconta Lettere da Berlino (titolo originale Alone in Berlin) è una storia profondamente tedesca, e invece qui – mi riferisco alla versione originale vista in concorso alla scorsa Berlinale – si parla inglese (oltretutto con goffo accento tedesco), i due attori protagonisti sono inglesi, il regista francese. Che è poi l’attore Vincent Perez – un tempo pure fidanzato diella Carla Bruni pre-Sarkozy – per la prima volta dall’altra parte della macchina da presa. Sicché il senso di artificio, di irrealtà, di film apparecchiato e pettinato è altissimo e difficile da sopportare. Con cose che gridano vendetta al cospetto di Dio, AlexanderPlatz che nei dialoghi diventa Alexander Square e Stadtmitte trasmutata in Downtown. Mi sono indignato io che sono italiano, chissà i berlinesi che erano alle proiezioni festivaliere. Peccato. Perché il gran libro di Hans Fallada (l’autore di E adesso pover’uomo?) da cui il film deriva – Ognuno muore solo, edito in Italia da Sellerio – si ispira a una esemplare e tragica storia vera, un caso di piccola, privata ma tenace resistenza al nazismo nella Berlino dei primi tempi della guerra. Uno dei pochi casi che si conoscano di gente che disse no al regime e cercò di opporsi. Una coppia piccoloborghese, Otto e Elise Hampel, perde il giovanissimo figlio sul fronte francese, i due decideranno di protestare e sabotare il regime a loro modo, e come è loro possibile, lasciando in giro per la città cartoline firmate Freie Presse (stampa libera) con messaggi, slogan antihitleriani e incitamenti a non cadere nella trappola della propaganda. Sarà Otto ad agire, Elise gli farà da braccio destro e copertura. Riusciranno per tre anni a distribuire quasi trecento cartoline. Ma verranno catturati, processati, giustiziati (con la francesissima ghigliottina!). Storia straordinaria di gente straordinariamente qualunque da cui si sarebbe potuto tirar fuori un grandissimo film. Invece qui siamo al solito bozzettone di maniera, con svastiche in overdose, tutto un berciare heil Hitler a proposito e a sproposito, con i nazisti regorlarmente ridotti a ridicoli per quanto feroci pupazzoni. No, bisogna cambiare i codici di rappresentazione di quel tetro periodo, di quella tragedia, spezzare i cliché, reinventare stili, modi e linguaggi. Sabotare il nazimovie e sottrarlo alla maniera per restituire verità e dignità alle storie e a chi le ha vissute. Brendan Gleeson e Emma Thomson sono bravi, e lui in particolare, ma niente possono contro la balordaggine dell’operazione. Daniel Brühl, l’attore tedesco preferito dalle produzioni internazionali, è il supercattivo.

Questa voce è stata pubblicata in al cinema, cinema, Container, film, recensioni e contrassegnata con , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.