Recensione: SAINT AMOUR, un film di Gustave Kervern e Benoît Delépine. Sulle vie francesi del vino con un ritrovato (e ottimo) Gérard Depardieu

201610054_1saint-amour_003Saint Amour, un film di Gustave Kervern e Benoît Delépine. Con Gérard Depardieu, Benoît Poelvoorde, Vincent Lacoste, Céline Sallette, Gustave Kevern, Andréa Ferréol, Chiara Mastroianni, Michel Houellbecq. Presentato alla scorsa Berlinale. Nei cinema italiani da giovedì 27 ottobre 2016. Segue a fine recensione la lista delle sale.
201610054_5Un padre e un figlio, di mestiere agricoltori e allevatori, intraprendono con  un giovane tassista un viaggio per le vie francesi del vino. Faranno strani incontri, e uno sarà decisivo. Stavolta il duo registico di Mammuth e Louise-Michel smussa il tasso di provocazione (e sgradevolezza) e realizza un film che è un omaggio al mondo contadino. Con un personaggio di padre tra i più sfumati e meno convenzionali visti ultimamente. Ottimi Depardieu e Poelvoorde. Attenzione, cameo di Michel Houellebcq! Voto 7+
saint-amour_001Visto alla scorsa Berinale, Saint Amour è uno di quei film inseriti nella sezione Competition però con sottodicitura Out of competition. In competizione e però fuori competizione. Siamo nel regno (teutonico) dell’assurdo, ma tant’è. La contraddittoria etichettatura sta a indicare quei film che fan parte della vetrina maggiore, ma non in concorso per l’Orso d’oro. Questo per far venire ulteriori mal di testa a chi già fatica a districarsi del labirinto delle infinite sezioni e sottosezioni in cui si ramifica la Berlinale, il festival più tentacolare che c’è. Ma veniamo a Saint Amour, che poi è un vino che i due protagonisti, il padre-patriarca Jean (Gérard Depardieu) e il già attempato figlio Bruno (Benoît Poelvoorde) degustano in uno stand mentre stanno a Parigi alla fiera dell’agricoltura e del bestiame. Dove loro, contadini e allevatori, han portato in competizione il loro mastodontico toro, il gioiello di famiglia (che papà accuratamente pettina, liscia, rasa com’è giusto che sia per una star). E proprio degustando che vien loro voglia di intraprendere un giro per le vie francesi del vino, e allora via, su un taxi guidato da un ragazzotto sempre lì al telefono con la sua donna e a rendere partecipi i due venuti dalla campagna delle sue smaglianti performance sessuali. Avete in mente Sideways di Alexander Payne? Questo film del duo belga Kervern-Delépine un po’ gli si avvicina, e anche stavolta degustando degustando e viaggiando viaggiando i tre faranno cose e vedranno gente che cambieranno la loro vita. Una commedia con un che di grottesco fiammingo, come spesso nel cinema belga del nord – un cinema fortemente connotato e riconoscibile – ma che si pensava, visti i precedenti dei due registi, più acre, sgraziata, sghemba, disturbante. Invece stavolta il duo responsabile di film come Mammouth e Louise-Michel, oltre che del bellissimo Near Death Experience con lo scrittore Michel Houellebecq (che torna anche qui in un cameo quale tenutario di un miserabile bed and breakfast), abbassano il loro usuale tasso di sgradevolezza, smussano, ammorbidiscono, carinizzano, si concedono anche un happy end, pur se fuori convenzione e alla loro maniera non allineata. Nel fondo, Saint Amour è una commedia brusca, ma a suo modo tenera e compassionevole, su un vecchio padre-patriarca assai saggio che ama il suo figliolo sgobbone, una pasta d’uomo anche lui, e però sfigato, perdente, goffo, ingenuo, non conciliato con il mondo e dal mondo respinto. Bruno ha sempre lavorato duro nei campi e nelle stalle di famiglia, ma non ha avuto mai il suo pezzo di soddisfazione, è di quegli uomini che non piacciono alle donne, non è mai riuscito ad avere una compagna, è un alcolista (è lui che trascina gli altri sulle vie del vino). Nei momenti migliori del film si resta incantati da come il padre protegge senza essere soffocante e invadente quel figliolo cui vuole un bene dell’anima, ma così intimamente fragile. Ecco, dopo tanti conflitti edipici o dalla parte di Crono visti al cinema, dopo tanti padri che non perdonano ai figli le loro debolezze e li rigettano (penso, stando alla Berlinale 2016, a Mahana di Lee Tamahori), Saint Amour ne presenta uno differente. Personaggio bello assai, cui Depardieu – qui in uno stato fisico migliore di come lo abbiamo visto sempre alla Berlinale in The End di Guillaume Nicloux – conferisce sfumature e sottigliezze. Regge bene il confronto Benoît Poelvoorde, attore totemico del cinema belga, quale buono e infelice Bruno. Ma il film, al di là di questo nucleo psicofamiliare, è anche un viaggio che un tempo si sarebbe detto picaresco in una Francia profonda, nella sua essenza arcaica e immutabile, legata alla terra, al proprio passato, percorsa e abitata (anche) da personaggi mattocchi e stralunati in puro stile Kervern-Delépine. Fino alla donna tenutaria di un albergo diffuso fatto di case sugli alberi e altri ecologismi, che sarà la donna del destino per tutti e tre i viaggiatori. Saint Amour è un omaggio al mestiere dell’agricoltore, presentando un padre e un figlio innamorati di quel che fanno, della terra che coltivano, delle bestie che allevano, anche se sanno che il mondo va da tutt’altra parte e disprezza chi si sporca le mani nel fango e nel letame. Quando incontrano una ragazza che si vergogna a confessare (a loro, ai suoi amici) che il suo promesso sposo è un contadino (scena illuminante), Jean e Bruno le spiegano la bellezza dell’esserlo. Da sempre attratti dai perdenti, stavolta Kervern e Delépine compongono un’elegia del mondo rurale, anche se lo fanno a modo loro, senza darlo troppo a vedere, senza sentimentalismi e sdilinquimenti ambientalisti, se mai nascondendo la pietas sotto il ghigno beffardo e l’apparente cinismo. Partecipazioni speciali e amichevoli di Chiara Mastroianni e Andréa Ferréol.
Lista delle sale:
Torino CLASSICO
Torino UCI LINGOTTO
Moncalieri UCI
Milano Mexico
Milano Palestrina
Milano uci bicocca
Milano uci Pioltello
Bergamo Capitol
Mantova Cinema del carbone
Padova Lux
UCI Mestre
UCI fiumara Genova
Firenze cinecitta’
Firenze UCI campi bisenzio
Roma Madison
Roma Fiamma
Roma UCI porte di roma
Roma UCI fiumicino
Parma edison
Uci Molfetta
Uci Romagna
Uci Messina

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