Film stasera in tv: HOTEL TRANSYLVANIA (lun. 31 ott. 2016, tv in chiaro)

Hotel Transylvania, Tv8, ore 21,15 Hotel Transylvania, regia di Genndy Tartakovsky. Sceneggiatura di Dan Hageman, Kevin Hageman. Film d’animazione prodotto da Sony.Il distinto e amabile signor Dracula ha trasformato il suo castello in resort per i mostri del cinema, della letteratura e di ogni altro tipo. La Mummia, Frankenstein, l’Uomo invisibile lì trovano rifugio e riparo dalla cattiveria degli umani. Poi una storia d’amore imprevista scompaginerà gli equilibri. Si ride parecchio, ma questo film animato (l’ennesimo della stagione) è anche una parabola per niente scema sull’altro, sul differente e contro il fanatismo. Voto tra il 6 e il 7Accolto in America da critiche abbastanza malmostose (l’accusa più ricorrente: ha il torto di arrivare più di dieci anni dopo il Pixar movie Monsters & Co.), questo cartone Sony è invece molto piaciuto agli spettatori Usa, che hanno portato in cassa 141 milioni di dollari, non una cifra esplosiva, ma sicuramente oltre le aspettative iniziali. Io l’ho trovato semplice e assai ben costruito, una buona macchinetta narrativa, e dotato di una sua morale per niente dozzinale. Dunque: dalle parti dei tetri Carpazi il signor Dracula, che è un brav’uomo rovinato dalla cattiva fama e dalle maldicenze che l’hanno sempre dipinto come uno spietato succhiasangue, ha deciso di trasformare il suo castello in hotel per i mostri. Sì, i mostri del cinema e della letteratura che tante volte abbiamo visto e conosciuto. Mostri che non se la passano tanto bene, temuti e dunque odiati dagli umani, scacciati, vilipesi, perfino perseguitati. L’Hotel Transylvania ha aperto loro le porte. Finge di essere un resort di classe superiore, ne ha l’allure e la grandeur in effetti, ma in realtà è un rifugio di reietti, un riparo per anime e corpi vaganti senza casa e senza patria. Un auto-ghetto. Ci sono la Mummia, i Frankenstein naturalmente, l’Uomo invisibile e tante altre creature ora spaventevoli, ora buffe, ma sempre e irriducibilmente differenti.
Papà Dracula, vedovo da un bel po’, in questo momento ha la sola proccupazione di celebrare adeguatamente il 118esimo compleanno della figlioletta Mavis, festeggiare con un gran party la sua maggiore età e l’ingresso in società tra i Mostri. Lei, una ragazzina carina, simile a tante ragazzine dark che vediamo in giro, solo con canini affilati che spuntano quando occorre. In questo mondo a parte arriva dal mondo altro, quello che sta là fuori, quello dei chiamiamoli normali, un ragazzino genere autostopppista con zaino e capelli punkeggianti di nome Jonathan, e tra lui e Mavis è coup de foudre. Solo che il foruncoloso ragazzetto mica si rende conto di dov’è capitato, no, nè tantomeno di chi sia davvero Mavis, sicchè si va avanti in una girandola di equivoci magari prevedibili, ma anche divertenti la loro parte (se non si fa troppo i sussiegosi ci si lascia andare un attimo). Dracula e gli altri da parte loro non vedono di buon occhio quell’intruso venuto a rovinare i loro equilibri piùo meno pacifici e a portarsi via la creatura destinata a ereditare quel piccolo impero. Poi è un umano, come non diffidarne dopo quello che hanno passato? Finirà come deve finire, dopo molte disavventure e complicazioni. Ora, il film scorre via che è un piacere, anche se il tasso di orginalità non è altissimo e ogni tanto il déjà-vu prevale. Ma ha una sua finezza. La parabola sui mostri rifiutati e rigettati dalla società degli uomini e costretti a rifugiarsi in un luogo remoto è trasparente ed efficace, allude fortissimamente a minoranze di ogni tipo che ne hanno subite di ogni tipo, e la paura degli ospiti dell’Hotel Transylvania verso chi abita il mondo là fuori ha una sua robusta giustificazione. Quando Papà Dracula rivela come morì l’amata moglie, bruciata dopo l’assalto al castello da parte di villici fanatizzati e imbestialiti, come si fa a non pensare ai pogrom antiebraici? Le fiaccole, i forconi, i ghigni, le croci, i roghi, le gole tagliate, i corpi squartati. Tutto ricorda la caccia al giudeo in quell’Europa centrale e orientale non così distante dai Carpazi. Allora qualche brivido corre giù per la schiena. (Tra l’altro: vedo adesso nella bio che il regista Genndy Tartakovsky è un ebreo russo). Senza menarcela troppo, Hotel Transylvania ci fa una lezione piccola, non pedante e mai saccente e col sorriso, sull’odio nei confronti dell’altro, sulle atrocità che ne possono derivare, sul meccanismo vittimario, per dirla alla René Girard. La draculina Mavis e il ragazzetto Jonathan dai capelli arancione venuto dagli umani riusciranno a mettersi insieme, superando quanto li depara. Nella vita non succede sempre così, anzi quasi mai, ma se un cartone ce lo mostra va bene. Ah sì, finisce con un ballo su scatenata musica Eighties. A questo punto occorre rivedere Per favore non modermi sul collo! di Roman Polanski, gran ballo di vampiri pure quello debitore della cultura yiddish dello shetl: almeno, così asserisce Mark Cousins in una della quindici puntate (l’episodio numero 10, mi pare) della sua monumentale – e discutibile se è per questo – The Story of Film, An Odissey.

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