Un film raro stasera in tv: I CINQUE DELL’ADAMELLO (ven. 4 nov. 2016, tv in chiaro)

I cinque dell’Adamello, un flm di Pino Mercanti (1954). Iris, ore 23,08.
Oggi, 98esimo anniversario della fine della prima guerra mondiale per l’Italia (4 novembre 1918), vanno in onda su Iris due film su quel conflitto che fece milioni di morti in tutta Europa: Uomini contro (alle 21,00) e questo I cinque dell’Adamello.
01404905setratiosize960420-icinqueArcheologia del cinema italiano di margine. I cinque dell’Adamello, poco visto già alla sua uscita (era il 1954), è stato recuperato negli anni scorsi e rimesso in circolo al Festival triestino I mille occhi – manifestazione utracinefila che si sta ritagliando uno spazio sempre più decisivo – e da una rassegna a Palazzo Cusani a Milano sul cinema della Grande Guerra cuata da Maurizio Cabona. Dunque, quello di stasera su Iris è un appuntamento importante per cinefili e altri arditi esploratori delle nicchie del nostro cinema. Di un regista appartato come Pino Mercanti, I cinque dell’Adamello, nel ricordare quel conflitto, cerca di restituirne un ritratto non celebrativo e non piattamente patriottardo raccontando attraverso i suoi protagonisti posizioni e opinioni diverse, dall’interventismo al neutralismo. In stili e modi che si collocano tra il neorealismo allora riferimento ineludibile e la grande narrazione popolar-melodrammatica. Cinque alpini sull’Adamello, fronte italiano, alta Val Camonica, tra freddo e neve, a resistere contro gli Austriaci e contenerli in una defatigante guerra di posizione. Ognuno rievoca la propria vita, e come è finito lassù in trincea. Ne sce un quadro assai variegato dell’Italia prebellica e in guerra. Finiranno travolti da una valanga, e i loro corpi riapparirano, perfettamente conservati, molti decenni dopo. A partecipare alla spedizione andata in cerca dei corpi anche un giornalista socialisteggiante e antibellicista, figlio di uno dei cinque scomparsi. Ma ci sarà un colpo di scena. Nel cast nomi noti come Fausto Tozzi, Saro Urzì e Nadia Gray. Più due divi della canzone di allora prestati al cinema, Teddy Reno e Carla Boni, il che aggiunge un’aura stracultistica al film.

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