Film stasera in tv: UNA CANZONE PER MARION (mart. 15 nov. 2016, tv in chiaro)

Una canzone per Marion, Rai Movie, ore 21,20. Martedì 15 novembre 2016.
103154_galUna canzone per Marion, regia di Paul Andrew Williams. Con Vanessa Redgrave, Terence Stamp, Gemma Aterton, Christopher Eccleston, Anne Reid.98454_galContinua il rigoglioso filone dei film sulla (e per la) terza e quarta età, dopo Marigold Hotel e Quartet. Stavolta siamo in Inghilterra con un’anziana coppia (due leggende del cinema come Vanessa Redgrave e Terence Stamp) e un coro di allegri anziani che si divertono con pop e rap e pure un po’ di metal. Tutto è freddamente programmato per farci ridere e piangere, e purtroppo si vede. Voto 4 98457_galL’impressione è di un film programmato e scritto a freddo, per sfruttare l’ormai rigoglioso e acchiappasoldi del filone dell’ospizio-movie, il cinema con protagonisti di terza e quarta età rivolto prevalentemente, ma non solo, a un pubblico coetaneo. Marigodl Hotel incassa decine di milioni di dollari in tutto il mondo, e il prototipo, anche di business, è ormai fissato. Segue Quartet, scolorito debutto alla regia di Dustin Hoffman, che con Marigold ha in comune l’immensa Maggie Smith, ed è un altro successo al box office (solo in America più di 20 milioni di dollari). Chiaro che s’è aperto un bel varco nelle platee globali, ma sorattutto euroamericane, e il marketing si butta, e l’ottimo, astutissimo Harvey Weinstein pure. Il quale produce di seguito questo Una canzone per Marion e subito dopo quel Philomena di Stephen Frears accolto a Venezia e Toronto con un entusiasmo che lascia presagire futuri incassi stellari. Nel bouquet Una canzone per Marion è di gran lunga il meno riuscito, tant’è che anche il botteghino non ha risposto secondo le aspettative. La manovra paracula di confezionare un prodotto dalla lacrima sicura è fin troppo scoperta, e fastidiosa. L’idea-quadro è quella di una bella ragazze che ha le gote sempre rosee e fresche di Gemma Aterton (io ho una piccola passione per Gemma) e che, chissà perché, piuttosto che andare a caccia di fidanzati, mette su nel villaggio in cui lavora come maestra di musica un coro di vecchietti. Compreso qualcuno che si regge col treppiede e l’appoggio. No, non aspettatevi che cantino La montanara e La bella Gigogin, insomma il loro equivalente britannico (giacché, dimenticavo di dirlo, siamo in Inghilterra), no, coltivano su suggerimento della maestrina un repertorio di popsongs degli ultimi due decenni, con escursioni nel rock e nel metal e perfino nel rap. Con effetto che si vorrebbe insieme straniante e comico. La solita furbata di tanti film inglesi che cortocicuitano, narrativamente e anche visivamente, il perbenismo, la tradizione, il decoro, la più normale e piatta delle naomalità con trasgressioncine che stanno dall’altra parte, anzi all’opposto. Paradigma ancora oggi inarrivabie The Full Monty con i suoi operai stripper, ma anche L’Erba di Grace con brava signora coltivatrice di marijuana. Qui il cortocircuito è tra anziani da quasi ricovero e il rock e il rap, con il solito effetto da ridere, intensificato dall’adozione da parte dei coristi di creste punk, occhialacci da popstar e vari paraphernalia di piccolo maledettismo metallaro. Si ride? Insomma. Su questo sfondo si innestano le storie di Arthur e Marion, coppia sposata da decenni e già parecchio oltre le nozze d’oro, lui burbero e di non facile caratere, lei dolce, paziente e mediatrice. Che tenta come può di mantenere in piedi il legame sempre pericolante tra il marito e loro figlio. Bene, nonostante i mugugni di Arthur, Marion decide di entrare nel coro. Malmessa com’è – è malata di cancro -non rinuncia però alle lezione e prepara un pezzo singolo per lo spettacolo finale, True Colors di Cyndi Lauper. Ora, la pur grandissima e leggendaria Vanessa Regrave fornisce qui come Marion un’interpretazione – diciamola tutta – insopportabile, di un gigionismo e istrionismo dove nessuna smorfia, nessun sguardo obliquo, nessun cachinno, nessuno dei trucchi e trucchetti del mestiere ci vengono risparmiati. Quasi al livello della peggiore Meryl Streep, che quando esagera in bravura vien da scappare dal cinema. Il film sembrerebbe a questo punto la storia di Marion, con Vanessa Redgrave mattatrice nel bene e nel male. Invece no, perché a un certo punto e, narrativamente, troppo presto, lei se ne va e il film, rimasto monco, si butta su Arthur e lo eleva a perno e centro del racconto. Un salto che già denuncia il precario equlibrio costruttivo di questo Una canzone per Marion. Quel che segue è di una prevedibilità e di un sentimentalismo che non si reggono proprio. Naturalmente il burbero Arthur verrà convertito alla musica, e sarà un successo, come no? Da dimenticare. Al confronto di Una canzone per Marion il successivo Weinstein-movie sulla quarta età, Philomena, è un capolavoro.

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