Torino Film Festival 2016. Recensione: AVANT LES RUES di Chloé Leriche. Tra i nativi del Québec

A107_C011_0801X5Avant les rues, un film di Chloé Leriche. Con Rykko Bellemare, Kwena Bellemare Boivin, Jacques Newashish, Martin Dubreuil. Canada. Sezione: Torino 34 (Concorso).
off_avantlesrues_07Siamo in una riserva di nativi del Québec. Shawnouk ha problemi con il patrigno, non ha un lavoro e nemmeno un suo posto nel mondo: incapperà in una bruttissima faccenda, e sarà uno sciamano a salvarlo. Cinema etnografico col giusto messaggio dentro, ma di debolissima costituzione narrativa. Voto 5+
off_avantlesrues_08Di quei film da festival né brutti né belli. Decorosi. Corretti. Col messaggio giusto incorporato. E però smorti, anodini, senza guizzi né segni particolari. In questo Avant les rues siamo nel Quebec, in una riserva di nativi di etnia Atikamekw, tra famiglie né integrate con gli abitanti di radici europeee né escluse, piuttosto tendenti alla disintegrazione per interbe gìfrafgilità, all’entropia, a una sorta di paralisi, di atrofia. Si parte con un noiosissimo canto nativo da parte di due ragazzi, che scopriremo essere fratello e sorella (scusate, non basta che la musica sia etnica per essere bella o almeno interessante). Lui, di nome Shawnouk, è un bravo ragazzo che però non ha ancora trovato il suo posto nel mondo, dunque irrequieto, incazzarto dentro e fuori. Ce l’ha soprattutto col patrigno, un omone che fa il poliziotto e cerca come può di metterlo in riga senza naturalmente riuscirci (‘Tu non sei mio padre! Tu per me non sei nessuno!’, gli grida dietro lui). Finché il giovanotto fa l’incontro maledetto, uno che gli propone un facile furto in una casa di benestanti. Sappiamo come finiscono al cinema i colpi facili: nel disastro. Difatti ci scapperà il morto, fattaccio di cui il nostro è nello stesso tempo colpevole e innocente. Con quel macigno di senso di colpa addosso, e temendo di finire in galera, Shawnouk si dà (letteralmente) alla macchia. Dopo vari sbandamenti e disperazioni sarà uno siamano dei boschi a restituirgli almeno un po’ della serenità perduta. Sciamani che vanno alla grande in questo Torino FF. Li troviamo qui, ma anche nel magnifico esorcistico coreano The Wailing e nel documentario africano di Jonathan Littell Wrong Elements. Bisogna riconoscere che come guaritore di anime in pena ci sanno fare, e sono più convenienti di tanti esosi psicologi di varie scuola di cui son piene l’Europa e le Americhe. E che le terapie che praticano son molto più veloci. Se a storia non è granché appassionante, di Avant les rues si apprezzano le annotazioni etnografiche, il ritratto di una comunità non così conosciuta e raccontata.

Questa voce è stata pubblicata in cinema, Container, Dai festival, film, recensioni e contrassegnata con , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Una risposta a Torino Film Festival 2016. Recensione: AVANT LES RUES di Chloé Leriche. Tra i nativi del Québec

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.