Torino Film Festival 2016. Recensione: VETAR/ WIND, di Tamara Drakulic. Estate al mare con coming-of-age

off_vetar_04Vetar/Wind, un film di Tamara Drakulic. Con Tamara Stajić, Eroll Bilibani, Darko Kastratović, Tamara Pjević. Serbia. Sezione: Torino 34 (Concorso).
off_vetar_03Mina e il padre son venuti da Belgrado a pasaare la loro estate in un’oasi naturalistica del Montenegro. Emergerà un segreto di faniglia, e la brusca e spigolosa Mina forse si innamorerà. Sembra non succedere niente, ma alla fine della vacanza niente sarà più come prima. La regista rende assai bene il tempo sospeso della vacaza, i silenzi e gli incanti dell’estate mediterranea. Voto 6+off_vetar_01Un coming of age femminile assai classico, tra erotismio affioranti, schermaglie col mondo maschile, spigolosità, piccole fratture familiari. Ma tutto mantenuto dalla regista a bassa intensità, senza picchi, senza melodrammi né strappi clamorosi, e con minimi riti di passaggio non così emozionalmente costosi e impegnativi. La trasformazione di Mina si attua quasi impercettibilmente tra i silenzi, i ritmi lenti e pigri di un’estate al mare, durante una vacanza col padre. Sono venuti insieme da Belgrado per starsene in un’oasi naturalistica del Montenegro, alla foce del fiume Bojana, che lui adora e la figlia detesta (“Perché non mi hai portato in un hotel di lusso? Tutte le mie amiche ci sono state almeno una volta, io mai. Era meglio andare in Tunisia, non in questo posto abbandonato”). Ha ragione papà, naturalmente, ma con quella figliola è dura. Il luogo è meravigliosissimo e assai shabby-chic, poca gente, niente turismo volgare, capanni di pescatori riciclati in rifugi per le vacanze, barche arrigginite (e alla fine del fim, lunghissimi e assai esplicativi credits ci spiegano tutto della foce della Bojana, di come sia un’oasi protetta popolata da varie specie avicole, e di come dopo la privatizzazione l’oasi sia a rischio : uno spottone promozionale fatto a fin di bene, ma pur sempre spottone). L’imbronciata Mina che voleva essere in Tunisia ha diciassette anni, ha l’esame di riparazione di filossofia dunque s’è portata dietro libri che legge svogliatamente, il padre è sempre lì a trafficare tra pesca, sistemazione del capanno, bagni e escursioni da vero maschio che nel ritorno al selvaggio ritrova se stesso. Vedovo, è un brav’uomo, e un ottimo padre per Mina, che invece è una ragazza brusca, puntuta, con  le asprezze e anche le stronzaggini della sua età. Papà si è accorto che le piace Saša, l’istruttore di kitesurf bramato da tutta la popolazione femminile dell’area, ma lei smentisce, fa la sostenuta: “Sembra il surfer di una serie tv per ragazzini, io invece voglio un uomo affermato, che studi all’estero, giri il mondo. Io sono una donna normale, voglio fare il nido, non mi serve uno sportivo”. Quando la ragazza di Saša se ne torna a Belgrado, tra lui e Mina c’è un avvicinamento, fors’anche una storia, di cui la regista ci fornisce solo vaghi indizi. Non succede niente in questo film di una settantina di minuti, ma il tempo sospeso della vacanza, l’immobilità dell’estate mediterranea sono resi benissimo. Silenzi perfetti, rumori dell’acqua, del vento. E minime variazioni e vibrazioni nei personaggi, e gesti appena accennati tra Mina e Saša a lasciare intuire una storia che né l’uno né l’altra avevano previsto. Emerge un segreto di famiglia, e anche questo avrà il suo peso. Alla fine del’estate Mina non sarà più la stessa, il passaggio è avvenuto. Anche se sembra che niente sia successo.

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