Torino Film Festival 2016. Recensione: WE ARE THE TIDE (Noi siamo la marea) di Sebastian Hilger. Uno sci-fi metafisico non riuscito

off_wirsinddieflut_01simon-vu_anna-wendt-1Wir Sind die Flut/ We Are the Tide, un film di Sebastian Hilger. Con Max Mauff, Lana Cooper, Swantje Kohlhof, Roland Koch, Max Herbrechter, Waldemar Hooge. Germania. Sezione: Torino 34 (Concorso).
off_wirsinddieflut_03simon-vu_anna-wendt-1Perché quindici anni fa su una spiaggia del Baltico la marea si è arrestata? E perché quel giorno quindici bambini sono scomparsi? Un giovane studente di fisica si mette in testa di far luc sul mistero. Si scontrerà con parecchi ostacoli e l’ostilità del villaggio, finché una finestra sulla verità comincerà a dischiudersi. Le ambizioni di uno sci-fi metafisico tipo Stalker di Tarkovsky sono evidenti, ma restano irrealizzate. Voto 4
off_wirsinddieflut_02simon-vu_anna-wendtIl fantascientifico umanista, più centrato sui rovelli e i tormenti esistenziali di questo mondo che sulle battaglie stellari di altri mondi, parco di effetti speciali e pieno invece di risonanze pichiche, è un genere illustre che include autori immensi come Kubrick e Tarkovsky. Vi appartiene anche questo film, l’unico tedesco del concorso, che però non ce la fa nonostante le evidenti ambizioni ad andare oltre una modesta narrazione e a riscattarsi da una confezione che un tempo, prima della nuova serialità, si diceva televisiva. E a me son venuti in mente i legnosi film made in Germany che hanno affollato per anni – ed erano soprattutto gialli e family dramas – i palinsesti Rai del weekend. Dietro un titolo pretenzioso come Noi siamo la marea si nasconde una storia lambiccata. In un piccolo paese del Baltico, mare che subito rimanda a plumbee atmosfere e foschi intrecci, c’è una zona chiusa, recintata, inaccessibile, guardata a vista dai militari. Verboten. Dal giorno in cui, quindici anni prima, la marea si è di colpo arrestata e in contemporanea sparirono quindici bambini. Mai più ritrovati. Volatilizzati, come rapiti dagli alieni. Uno studente di fisica di Berlino si mette in testa di far luce sul mistero rianalizzando i dati disponibili e cercandone altri sul campo. Ma si rifiutano di finanziargli il progetto, sicché non gli resta che raggiungere il Baltico e infiltrarsi clandestinamente nell’area proibita. Intanto al villaggio lui e la sua ex ragazza che ha deciso di seguirlo nella pazza impresa destano i peggio sospetti e suscitano ostilità e rigetto da parte della chiusissima comunità. Perché nessuno collabora? Perché tante bocche cucite? Cos’è successo davvero? Per un po’ si spera che il film ripercorra le nobili orme di Stalker di Tarkovsly, che ampli le porte della nostra perceezione e ci introduca a un’altra dimensione, che squarci il velo del reale per farci vedere oltre. Macché, è tutto un cavillosissimo procedere per ipotesi di fisica teorica, con nostra grande noia. Con una soluzione-non soluzione del mistero alla Shyamalian, ma più spiccia. Robetta, o robaccia. Senza neanche lo stile ad alzare il film dalla qualunquità. E l’annunciato sci-fi metafisico resta al livello di intenzione.

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