Torino Film Festival 2016. Recensione: THE DONOR di Zang Qiwu è il miglior film del concorso

off_juanzengzhep_02The Donor – Juan Zeng Zhep, un film di Zang Qiwu. Con Ni Dahong, Qi Dao, Li Zhen, Zhang Hang (Li Xiaohui), Zhang Chen. Sezione: Torino 34 (Concorso).
off_juanzengzhep_01A oggi, il più serio candidato alla vittoria finale. Ha lasciato un segno forte questo noir morale arrivato dalla Cina. Dove un mefistofelico giovin signore a caccia di un rene nuovo per la sorella malatissima convince un poverocristo a farsi espiantare. Sarà solo l’inizio di una partita carnefice-vittima sempre più pesante e pressante. Il regista pialla via ogni facile sensazionalismo e, attraverso uno stile assai sorvegliato, trasforma la foschissima storia in una sorta di sacra rappresentazione. Puntando parecchio sull’ambiguità del rapporto vittima-carnefice. Voto tra il 7 e l’8
off_juanzengzhep_05-1Eccolo qua il miglior film del concorso (almeno finora e però è improbabile che ci sia il ribaltone, visto che di film ne mancano ormai pochissimi). E arriva, cosa non sorprendente, dalla Cina, potenza cinematografica razziatrice da almeno vent’anni di premi a ogni possibile festival in giro per il mondo. Vediamo se la giuria premierà, come sarebbe giusto che fosse, questo Il donatore, cuperrimo noir che si snoda implacabile da un’infelicità all’altra in una zona desolatissima del grande paese. Dove i ricchi son sfacciatamente, brutalmente ricchi nelle loro case di recente e volgare lusso, e i poveri sono poveri che stanno in catapecchie a ridosso di cavalcavia su cui passano in continuazione treni assordanti. E sono carne, pura forza lavoro da buttare in una macchina produttiva vorace e tentacolare. Divisioni di classe e polarizzazione sociale in un paese che conserva la forma politica del comunismo e un’economia fondamentalmente dirigista e centralizzata, e la contraddizione è però solo apparente (perché tra i fattori produttivi che han fatto esplodere l’economia va forse annoverata anche la mancanza di libertà e diritti). In questo thriller morale, che ha una tesi e la vuole dimostrare, tutto è merce, tutto è vendibile e acquistabile. Compresi il corpo, i corpi, e gli organi e le parti che lo compongono. Li Daguo, un giovane uomo dai modi molto coltivati e dalle illimitate risorse economiche convince un povero cristo di nome Yang Ba assillato da problemi ecoonomici e con un figlio da mandare all’università a vendere un rene. Che dovrà essere trapantato alla di lui adorata sorella ormai stremata dalla dialisi e in pessime condizioni di salute. In cambio avrà tutto il denaro che gli serve. Il rene viene ceduto, ma il trapianto fallisce. E il ricco, suadente, mefistofelico acquirente stavolta mira al rene del figlio di Yang Ba, un rene più giovane, più sano, più efficiente che potrebbe guarire definitivamente l’ormai agonizzante sorella. Solo che il vecchio si oppone, non vuole che la vita del figlio venga rovinato. Ma il demoniaco Li Daguo, alternando persuasione e minacce, non è disposto a rinunciare, anche perché un altro donatore compatibile è pressoché impossibile trovarlo. Una lurida storia di commercio d’organi che man mano diventa un thriller-noir, che sfiora il cinema di genere senza però cascarci dentro, perché il regista Zang Qiwu opta stilisticamente per il rigore, la rarefazione, la lentezza, la contemplazione. Trasformando i suoi personaggi in figure di una sacra e tragica rappresentazione, con al centro l’eroe-martire Yang Ba cui uno strepitoso attore di nome Ni Dahong fornisce una maschera impassibile alla Buster Keaton, impassibile e però percorsa da uno sciame di tensioni sottopelle. Un’interpretazione formidabile, che dovrebbe assicurargli il premio come migliore attore. La statura di questo film la si vede nei chiariscuri, nelle sue zone d’ombra e penombra, nell’ambiguità con cui il regista intreccia i rapporti tra carnefice e vittime. E quella del carnefice dalla faccia perbene è forse la più potente invenzione di questo The Donor. Riercatezze stilistiche, come i lunghi piani sequeza ripresi dallì’alto. O i movimenti lenti e avvolgenti intorno ai personaggi. Un film perfetto, il cui unico limite sta in un punto controverso dell’intreccio, anzi nella sua premessa. Quella di dover trovare per un trapianto di rene un donatore compatibile. Ma è veramente, scientificamente intendo, davvero così?

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