Recensione: SNOWDEN, un film di Oliver Stone. Meglio di quanto ci si potesse aspettare

SachaSnowden, un film di Oliver Stone. Con Joseph Gordon-Levitt, Shailene Woodley, Melissa Leo, Zachary Quinto, Tom Wikilson, Rhys Ifans, Scott Eastwood, Joely Richardson.
SachaSachaIl cospirazionista Oliver Stone alle prese con le rivelazioni di Snowden sul Nuovo Grande Fratello Digitale (naturalmente americano) che tutti ci spia? C’era da aspettarsi il peggio. Invece Snowden si mantiene sotto il livello di guardia della retorica (e della paranoia) e si concentra soprattutto sulla storia di Edward Snowden. Su come un bravo ragazzo americano abbia voltato le spalle al suo paese convinto di fare, da bravo ragazzo americano, la cosa giusta. Voto 7
SachaA dirla tutta, mi aspettavo il peggio dall’incontro tra il complottista e pure ultra-terzomondista Oliver Stone (il suo JFK faceva sue tutte le più sfrenate conspiracy theory intorno all’assassinio di Kennedy) e la storia del giovane uomo Edward Snowden che ha scoperchiato e denunciato la fitta trama di controllo e spionaggio messa a punto dalla sicurezza americana. Un mostro tentacolar-digitale di cui, stando a lui e a coloro che ne hanno fatto un’icona della nuova resistenza, eravamo, siamo, tutti potenziali vittime. Tutti controllabili e controllati (e però io mi dico, senza preoccuparmi troppo: chi volete che perda il suo tempo là a Langley e dintorni a leggere i miei sms o whatsapp e ascoltare le mie conversazioni telefoniche?). La Cia ci spia e non vuole più andare via! Snowden, inteso come film, rischiava di farci fare un bel tuffo all’indietro nell’antiamericanismo anni Settanta, nelle paranoie verso il Grande Fratello di Washington sempre pronto a manovrare nell’oscurità, aggiornando tale vetusta sindrome all’era delle più diaboliche tecnologie digitali (sì, vero, stavolta non si tratta della Cia, ma della Nsa, ma sempre di servizi americani si tratta). Eppure, nonostante le peggiori premesse, incredibilmente questo incontro Oliver Stone-Edward Snowden funziona, e non produce un film ossessivamente cospirazionista, ma sommesso, mai urlato, più intimo che oratorio e propagandistico, più ragionante che sragionante. Un bel ritratto di uno che di sicuro in buonafede ha scoperchiato e cercato di disinnescare quella che riteneva una minaccia globale, e un racconto-resoconto delle ragioni che lo hanno spinto a farlo. Che poi il signor Edward Snowden sia finito, dopo tanto denunciare e rischiare e penare, tra le braccia stritolanti di Vladimir Putin è un’altra roba, e attiene più al regno dell’imprevedibilità, o di quel gioco del caso – più che della necessità – che va sotto il nome di eterogenesi dei fini. Merito ascrivibile a una sceneggiatura calibrata, che punta più al personaggio e alla ricostruzione dei fatti che al messaggio roboante, e a un Oliver Stone che stavolta anziché incendiare e muscolarizzare secondo sua pessima abitudine smorza educatamente i toni, lasciando parlare la storia, le cose. Che quasi si stenta a riconoscerlo. Ma merito soprattutto del ragazzo Edward Snowden, cui non si riesce a non affezionarsi, anche se magari non se ne condividono le scelte. Un ragazzo americano assai perbene, di profonda moralità, intriso di valori e patriottismi. Quasi un eroe comune e qualunque alla Clint Eastwood che, in nome di quei valori e non per tradirli, decide di denunciare il sistema di controllo messo a punto dalla Nsa. Ente per la sicurezza nazionale di cui è consulente, peraltro molto ben pagato. Lo si era già capito nell’a tratti bellissimo documentario premio Oscar di Laura Poitras Citizenfour dove si ricostruiva, anzi si mostrava pressoché in tempo reale, in cadenze da thriller e però nella massima adesione ai fatti, quanto accadde a Snowden dopo la sua fuga dalla base di spionaggio nelle Hawaii dov’era dislocato, con destinazione Hong Kong. E poi: la convocazione segretissima da parte sua in un hotel della documentarista Laura Poitras e di due giornalisti del Guardian. E la rivelazione, la fuga anche da Hong Kong, la ricerca di un rifugio dove la giustizia americana non potesse arrivare, l’atterraggio a Mosca, la concessione del diritto di permanenza su suolo russo. Già allora si capiva come Snowden fosse assai diverso da altri personaggio cui spesso lo si accosta, in primis l’insopportabile, gureggiante, profetico e molto pieno di sé Julian Assange di Wilikileaks. Nessuna trombonaggine, nessun atteggiarsi a redentore dell’umanità e leader salvifico, se mai la tigna del bravo ragazzo americano che in nome degli ideali di libertà individuale in cui ha sempre creduto fa quel che fa. Cioè voltare le spalle (tradire?) alla patria dopo che il sistema patrio ha messo a punto un apparato di controllo a suo parere mostruoso. Snowden, inteso come film by Oliver Stone, va a indagare il prima della fatale decisione e come sia maturata. Come il figlio alquanto nerd di una famiglia di militari al servizio degi Stati Uniti sia diventato, per le sue competenze e le sue passioni anche, un attivo membro della Cia dislocato ai servizi informatici, emergente arma di offesa-difesa (intercettare terroristi, sabotare sistemi informatici di paesi ostili ecc.). Man mano sale, fa carriera, ma i dubbi gli si insinuano dentro, per via anche della sua ragazza assai liberal. Sto facendo la cosa giusta?, si interroga uno stressatissimo Snowden, pure soggetto a ricorrenti crisi epilettiche. Quando, ormai libero professionista diventato consulente della Nsa (la cui mission è la sicurezza interna mentre la Cia guarda fuori confine), si ritrova a lavorare su un progetto invasivo e tentacolare nato per contenere il terrorismo ma in grado di tenere sotto controllo tutto il mondo a partire dagli Usa (telefonate, messaggi, attivita internettiana, tutto quanto passa per i vari device digitali), non ce la fa più. Decide di rivelare quella che ritiene una minaccia globale e scappa a Hong Kong (dove non c’è estradizione), passa quel che sa ai giornalisti del Guardian e alla documentarista Laura Poitras. Resto dell’idea, sempre che a qualcuno interessi la mia opinione, che abbia agito generosamente e mosso dalle migliori intenzioni, ma sconsideratamente. Il film è però bello nel suo rendere questo passaggio del tutto coerente con la sua vita, il suo tragitto, le sue radici, la sua visione del mondo da vero americano della vera America profonda. Uno che sabota (tradisce?) il suo paese per emendarne le pecche e renderlo migliore. Solo alla fine Oliver Stone viene meno all’ammirevole misura con cui ha condotto fino a quel momento la narrazione per tornare a essere quello di sempre, lo Stone retorice, magniloquente e tonitruante che abbiamo visto tanto spesso. E trasforma, montando immagini del vero Snowden con altre ricostruite, il suo protagonista in un Eroe, in un Santo, in un Messia. Ma la mitezza (pur in tempra d’acciaio) del vero Snowden, e anche del bravissimo Joseph Gordon-Levitt che lo interpreta replicando l’originale con precisione impressionante, resiste anche al trattamento finale di un Oliver Stone scatenato. Lasciandoci comunque con parecchie domande irrisolte. Valeva la pena tutto questo? Valeva la pena che il mite Snowden mettesse in gioco la sua vita? Valeva la pena mettere a ferro e fuoco la sicurezza americana svelandone segreti strategici e presunte deviazioni per poi finire a Mosca? Ospite di un Vladimir Putin assai interessato? Che quando si pensa ai veri o presunti hackeraggi russi occorsi nella recente canpagna elettorale americana qualche sospettaccio, di queli brutti brutti, viene. Forse adesso per via dell’amicizia, per quanto ancora da verifcare sul campo della politica internazionale, tra Trump e Putin ci potrebbe essere un accordo per far tornare in patria Snowden senza fargli pagare un prezzo troppo caro. Che poi, scusate, io son dell’idea che sia meglio stare in una galera americana che libero, liberissimo, ma strettamente sorvegliato, sotto Putin. Però mica sono Snowden. Ultima nota sul film: la parte debole di una sceneggiatura altrimenti misurata e efficace sta nella descrizione, troppo sentimentalistica e di maniera, della relazione tra il protagonista e la sua ragazza conosciuta tramite un sito di dating. Qualche smanceria di troppo ci poteva essere risparmiata. Contestualmente a Snowden, converrebbe vedere o rivedere Citizenfour. Sono complementari: il docu della Poitras occupandosi della fuga e delle rivelazioni, quello di Stone del prima. Due metà perfettamente combacianti.

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