Film stasera in tv: CILIEGINE di Laura Morante (giov. 15 dic. 2016, tv in chiaro)

Ciliegine, un film di Laura Morante. Rai Movie, ore 23,05. Giovedì 15 dicembre 2016.

Pascal Elbé (Antoine) e Laura Morante (Amanda)

Per mezz’ora e più Ciliegine è insopportabile, con una protagonista così antipatica che vorresti urlare. Poi il film, il primo diretto da Laura Morante che si ritaglia ovviamente per sé anche il main character, trova una buona idea narrativa e decolla abbastanza. L’idea, un po’ rozza ma efficace, è quella di lui che si finge gay per poter stare vicino a lei, rassicurarla e far cadere le sue difese antimaschio. Il tutto nell’ambiente bourgeois-bohémien parigino (ma già par di vedere il remake hollywoodiano, magari con la coppia Ben Stiller-Jennifer Aniston).

Pascal Elbé

Ciliegine (La cerise sur le gâteau), regia di Laura Morante. Con Laura Morante, Isabelle Carré, Pascal Elbé, Samir Guesmi.

Isabelle Carré e Laura Morante

Meglio di come te lo aspetti, questo film franco-italiano, però più francese che italiano, che segna la prima regia di Laura Morante (anche protagonista, ovvio, sennò che gusto c’è a farsi un film in proprio?). Tutto girato a Parigi en français, come si conviene a una delle nostre attrici più eleganti, refugée sulla Senna da molti anni ormai. Certo, per almeno mezz’ora lo spettatore medio maschio sbuffa, non ce la fa, non resiste, vorrebbe urlare e incendiare lo schermo, di fronte a questo che ha tutte le stigmate del chick flick, anzi del film per signora bon chic-bon genre, tutto un ghirigoro e un girotondo autistico e manierato sul vorrei-un-uomo-ma-nessuno-è-degno-di me, e ti vien da pensare che quel titolo triviale di quel libro ultratriviale del decennio scorso, Le donne vengono da Venere e gli uomini da Marte, non fosse poi tanto sbagliato. Oltretutto la protagonista Amanda – Laura Morante elle même – la vorresti prendere a sberle da tanto che è rompiballe e stronza e con la puzza sotto il naso. Dico, una che decide di mollare il suo uomo, pure un brav’uomo che l’adora, solo perché il poveretto si mangia la ciliegina sulla torta di compleanno (della loro storia d’amore), gesto che agli occhi della signora appare un imperdonabile oltraggio al bon ton, una inaudita cafonaggine. Che poi quando lui le offre champagne lei si irrita ancora di più (“stiamo insieme da un anno e ancora non ti ricordi che io detesto le bollicine, CocaCola o champagna fa lo stesso”), e quando la porta dal giapponese anche peggio. Una erinni. Una furia. Di quelle donne che fan venire i peggiori pensieri maschilisti, che ti fan quasi rimpiangere il velo islamico e la cultura giapponese della geisha. Sì, lo so che non è bello pensarlo, che è imperdonabile peccato politicamente scorrettissimo, ma di fronte a certe rompiscatole galattiche varrà pure il principio della legittima difesa o no? Insomma, il film parte disastrosamente, con questa Amanda che non riesce a tenersi uno straccio di maschio e tutti li fa scappare, anche i santi. Con il marito psicanalista della sua migliore amica che sentenzia: androfobia, terrore dei maschi. Traduzione per i non avvezzi al canapè dell’analista: la signora è così terrorizzata dagli uomini da fare di tutto, consciamente e soprattutto inconsciamente, per allontanarli. Di psicanalisti in questo film ce ne sono addirittura due (l’altro è quello che ha in cura Antoine, il protagonista maschile), cosa che non si è vista neppure nei più freudiani Woody Allen, e non so se mi spiego. Per trovare un tale eccesso di scienziati dell’inconscio in un film bisogna andare a A Dangerous Method di David Cronenberg, ma lì si giustifica, trattando di una storia che tira in ballo Freud, Jung e la loro cara allieva-paziente Sabina Spielrein. Forse Laura Morante vuol farci sapere che lei traffica bene e disinvoltamente con il metodo freudiano, tant’è che più avanti in Ciliegine ci ammannisce pure un ardito paragone tra la storia che la sua Amanda ha con il bel tormentato e moro Antoine e il racconto Gradiva analizzato in un celebre saggio da Sigmund Freud (io però, dai miei remoti studi in materia fatti sul mitologico Trattato di psicanalisi di Cesare Musatti, ed. Boringhieri, mi ricordo di Gradiva un’interpretazione tutta diversa, ma insomma). Ecco, i motivi per renderci antipatici il film sarebbero molti, non ultimo l’insopportabile ambiente bo-bo, bourgeois-bohémien parigino in cui si svolge, nessuno che faccia un mestiere mediamente normale, solo psicanalisti appunto, editor in case editrici, architetti, creativi di vario tipo e a vario titolo. Però a un certo punto grazie a Dio Ciliegine svolta, e dal marivaudage su e di gente di cui non ci importa niente, passa alla commedia decisa con un’idea narrativa di base se vogliamo rozza e un po’ facilona, ma efficace, in grado di innescare un gioco degli equivoci e dei malintesi che riesce a divertirci e interessarci. È quando Antoine, colui che incautamente si innamora di Amanda non sapendo a quali contorsionismi e acrobazie lei lo costringerà, si rende conto (un po’ per caso, un po’ perché così lo consigliano) che il modo migliore per starle vicino e dunque conquistarla senza metterla in allarme, senza far scattare la sua androfobia e farla scappare, è di fingersi omosessuale. Ciliegine decolla, e diventa una classicissima commedia cinico-disincantata e paradossale, con qualche lontana eco di Billy Wilder e Blake Edwards e Ernst Lubitsch, con lei che crede lui gay, lui che con lei deve fare il gay ma in realtà non vede l’ora di saltarle addosso, e insomma signora mia che succederà? Riusciranno a baciarci? Si realizzerà l’amore? Dopo equivoci molteplici e di ogni genere (compreso lui che finge una convivenza molto queer con un collega che sembra uscito dal mitologico Vizietto di Tognazzi-Serrault), il film, pur nei modi raffinatamente bo-bo (gauche-caviar, si sarebbe detto un tempo), finisce come deve finire. Anche se poi c’è un’ultima scena a sorpresa che svela in Laura Morante uno scetticismo davvero wilderiano che non le avremmo sospettato. Pas mal, veramente. Non escluderei un possibile remake hollywwoodiano, la storia si presta eccome. Magari con Adam Sandler o Ben Stiller o Owen Wilson nella parte del finto gay e Jennifer Aniston o Drew Barrymore in quella dell’androfoba. Escluderei l’antipatica Reese Witherspoon. Semmai potrebbe anche funzionare la coppia Matthew McConaughey-Kate Hudson. Stiamo a vedere. Ultima annotazione. Laura Morante è assai piacente, però si nota una certa asimmetria anagrafica rispetto al suo partner Pascal Elbé (in una prima versione ero stato meno allusivo).

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