Il film imperdibile stasera in tv: MAPS TO THE STARS di David Cronenberg (giov. 15 dic. 2016, tv in chiaro)

Maps to The Stars di David Cronenberg, Rai 4, ore 22,35.
d1b5b964b35fa448e42e4b16d29e4930Maps to the Stars, un film di David Cronenberg. Con Mia Wasikowska, Robert Pattinson, Julianne Moore, John Cusack, Olivia Williams, Evan Bird. Presentato in concorso.
f5d190fc2ab1e7be8e781dd9b9e8fc86Una commedia nera su Hollywood. Con baby divi psicopatici, terapeuti smargniffoni e sporcaccioni, dive pronte a passare sui cadaveri per una parte, agenti che vendono al prezzo più alto la loro carne umana. E assassini, incesti, sozzerie e turpitudini varie. Una Hollywood freak. Solo che Cronenberg non ha il dono naturale della commedia grottesca. Premio a Cannes 2014 a Julianne Moore come migliore attrice.
526fe603c912e4e1a9d9b0d7cd7ea01aScript di un tizio* che vi ha riversato dentro la sua lunga esperienza come driver di limousine per celebrities a Hollywood. Le star viste attraverso il sedile di guida. Ennesima variante del consolidato schma narrativo del famoso o grande della storia raccontato dal suo cameriere. Interessante, come no. Solo che nessuno da quello script ha mai tratto un film per vent’anni. Perché il massimo regista canadese, intendo ovviamente David Cronenberg (non se la prendano Egoyan, Arcand, Villeneuve), abbia deciso di farlo lui, adesso, e di metterci la faccia, è cosa abbastanza inspiegabile. No, non per certe scene tipo Julianne Moore che fa pipì e pupù e poi si lamenta della puzze. Non per qualche grevità scopereccia. No, è che questa commedia nera con scivolamenti nel dark non mi è parsa congeniale a Cronenberg, che è sì tipo tosto, disturbante e perturbante, e per niente timoroso di addentrarsi nel laido e nel sordido, però non così dotato del senso del grottesco, dell’humor cupissimo di cui è invece ampiamente provvisto, tanto per stare all’oggi, un Ben Wheatley. Maps to the Stars trattasi infatti di commedia con personaggi demenziali, dementi, variamente pervertiti, fuori di testa, sciroccati, spesso pericolosi per sé e gli altri. All’inizio sembra l’ennesima satira su Hollywood Babilonia come se ne son viste tante, solo più estrema, e con qua e là strane consonanze con The Canyons di Paul Schrader-Bret Easton Ellis. Ma diventa poi uno psicodramma familiare e uno screwball comedy però schizzata, sporcacciona, morbosa e assassina. Con una galleria di personaggi che son fuori come un balcone, fallati dentro e anche fuori, una sfilata di mostri sottoforma di abitanti e lavoranti nella Mecca del cinema. Il solo a salvarsi, il solo vagamente umano, è il tassista aspirante attore e sceneggiatore, evidente alter ego dell’autore del copione (lo interpreta un Robert Pattinson bravo e assai amabile, tornato a lavorare con il suo mentore Cronenberg dopo Cosmopolis). Il quale – è la scena d’apertura – carica una ragazza venuta dalla Florida ansiosa di entrare nel mondo delle celebrites. Ha conosciuto su Twitter Carrie Fischer ed è riuscita a farsi invitare da lei a Hollywood come assistente alla stesura del suo nuovo romanzo (a proposito, Carrie Fischer comparirà di lì a poco in una breve scena nella parte di se stessa, ed è un’apparizione sconvolgente per chi, come me, si ostina a ricordarla come principessa Leila di Star Wars). Scopriremo che la ragazza è sfuggita anni prima a un incendio, di cui le son rimaste addosso ustioni dappertutto, ed è per questo che se ne va in giro con guanti neri oltre il gomito, alla Gilda, e calze coprenti (è Mia Wasikowska). Man mano Cronenberg ci introduce agli altri personaggi-freaks di questa sua demolitiva satira. Una star che si sta dannando per interpretare in un remake il ruolo che era stato della madre, una madre che aveva abusato di lei bambina. Il suo strano terapeuta, fisioterapista-manipolatore-massaggiatore, che con il pretesto di tirarle fuori ‘quel che di brutto ha dentro’ la toccaccia dappertutto, zone intime comprese (lei è Julianne Moore in versione biondo-trash, lui il solito demoniaco John Cusack). Il figlio quattordicenne del suddetto terapeuta che a 7 era già un divo multimilionario in dollari, poi caduto in varie addiction, adesso disintossicato, clean, e in procinto di girare il sequel del suo film di maggior successo. Già protervo, violento, cinico, calcolatore, manipolatore, come e peggio dei caimani che allignano nelle acque melmose della città del cinema. Le figure della commediaccia son pronte, e ne vedremo di ogni. Fino alla scoperta che il nucleo psicotico di tutta la narrazione, e il suo motore primo, è un doppio incesto. Cronenberg ci dà dentro con parecchio cinismo a mostrificare e a mostrarci una galleria di repellenti figuri, esagerando e ancora esagerando (ci sono anche bambini che uccidono bambini), ma si vede che non è il suo business, dà pure l’impressione di non essere molto interessato a quanto racconta, e solo in alcuni momenti (la scena finale, per esempio) trapela un qualchecosa che somiglia alla partecipazione. Rispetto al pur discusso Cosmopolis visto due anni fa qui a Cannes, un passo indietro. Forse Cronenberg, dopo quel film saturo di parole e gravi e grevi riflessioni, ha voluto abbandonarsi al pop, con qulche consapevole deriva camp (il personaggio di Julianne Moore ne è un monumento, non del tutto riuscito). Ma l’operazione resta a metà, e anche un po’ sotto.
* Andrea Bruni su Facebook oggi (dom. 25 maggio) ricorda che l’autore dello script è il Bruce Wagner già sceneggiatore di Lotta di classe a Beverly Hills. Non lo sapevo. Grazie Andrea,

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