Recensione: ASSASSIN’S CREED di Justin Kurzel. Il più brutto film di fine-inizio anno (dopo quello di Will Smith, ovvio)

5G2A6715.tifDF-05144.tifAssassin’s Creed, un film di Justin Kurzel, ispirato al videogame omonimo. Con Michael Fassbender, Marion Cotillard, Jeremy Irons, Brendan Gleeson, Charlotte Rampling, Ariane Labed, Michael K. Williams.
546919Come spesso succede (vedi anche Warcraft di Duncan Jones), non riesce il tentativo di trasportare in film un videogame. Qui si prende troppo sul serio una storiaccia che in origine era solo un pretesto per scontri, ammazzamenti e altre macellerie da console. Tra fine Quattrocento spagnolo e una contemporaneità assai tecnologica si dà la caccia alla Mela dell’Eden. Datatissimo, con cose alla Dan Brown primi anni Duemila. E con Justin Kurzel, il regista del dignitoso Macbeth, assai disorientato da una materia non sua. Non basta nemmeno la premiata coppia Fassbender-Cotillard – pure proveniente da Macbeth – a salvare la balorda operazione. Di buono c’è solo Charlotte Rampling. Voto 3
427229Ma quel è il film più brutto di questo tornante tra 2016 e 2017? Collateral Beauty non lo batte, non lo può battere, nessuno, di un’orrendezza perfino sublime da tanto è assoluta e senza crepe. Ma subito dopo si piazza questo Assassin’s Creed (e un po’ più distante Passengers, scombinato sì ma non tremendissimo), delusione ben più cocente del suddetto Will Smith-movie perché, riproponendo il trio del precedente e da me apprezzato Macbeth (Justin Kurzel alla regia, Michael Fassbender e Marion Cotillard coppia protagonista), qualche bella aspettativa me l’aveva suscitata. Invece tonfo, crollo, disfatta, senza attenuanti possibili. E mi chiedo come uno bravo e di cervello fino come Michael Fassbender abbia deciso non solo di interpretare una simile balordaggine, ma pure di co-produrla mettendoci immagino una paccata di soldi visto che il budget dichiarato è, stando ai siti bene informati dei fatti, di 125 milioni di dollari. Difficile che un film tratto come in questo caso da un videogame sia non dico buono, ma almeno decente. Qualche mese fa si è scornato nell’impresa anche uno bravo e pure versato in giocattolerie giovaniliste come Duncan Jones con Warcraft, figuriamoci Justin Kurzel, che pare sperso in un cinema che non è il suo, in evidente imbarazzo nel maneggiare tutte quelle macchinerie e effettacci speciali e CGI, e privo del senso del ritmo per un action (le scene di massima concitazione son girate malissimo e con imbranataggini e goffaggini che oggi è raro trovare, e il montaggio è perfino peggio). Kurzel, come Duncan Jones, come altri prima di loro, è incorso nel capitale errore di scambiare i videogame per narrazioni compiute e degne di interessre, e dunque trasportabili e traducibili nei linguaggi e modi del cinema: prendendo sul serio il loro storytelling, mentre nei videogiochi (non sono un esperto, ma un qualcosa ho praticato pure io) la cosiddetta trama, o sviluppo narrativo, non conta niente, è solo il labile tessuto connettivo in cui devono sguazzare eroi e antieroi e le loro battaglie, l’anonimo panorama-sfondo su cui devono stagliarsi uno dopo l’altro, in successione vorticosa e senza tregua, i picchi. Vale a dire gli scontri, gli ammazzamenti, gli sbraaang, i kluung, i wrooom, che sono il vero nucleo orgasmico del gioco. Un climax dopo l’altro, un colpo dopo l’altro, affinché lo score vada su, e il resto non conta niente, puro pretesto. Tutt’al più utile a creare suggestioni e abbassare uteriormente la già bassissima soglia della razionalità. Come nel porno contano solo le scene di sesso, qui a eccitare è solo il turgore dei momenti action, mentre una trama ambiziosa è solo un inciampo, un rallentamento, un’ingiustificata superfluità. Justin Kurzel e gli autori tutti di Assassin’s Creed cercano invece di farci credere all’inverosimile tramaccia che raccontano, prendendola sul serio anziché come puro innesco all’isteria delle fughe-inseguimenti-scontri-torture-ammazzamenti. Un tizio di nome Callum viene fatto prigioniero da una misteriosa organizzazione che si rivelerà essere una similSpectre, una similmassoneria tenebrosissima volta a mettere le mani sulla Mela dell’Eden – quella di Eva, Adamo e il serpente se ho capito bene – garante del libero arbitrio. Impossessarsene vuol dire togliere ogni possibilità di scelta e di giudizio al genere umano e dunque dominarlo, decerebrarlo, tenerlo in pugno, impedirne ogni ribellione. Per riuscire nella mala impresa i cattivissimi sottopongono il catturato a un programma scientifico complicatissimo e ipertech per cui lui rivivrà le gesta di un suo avo (o forse era sempre lui, mah). Avo che alla fine del Quattrocento in Spagna apparteneva alla setta (buonissima, nonostante il nome) degli Assassini, custode della Mela famosa garante del ibero arbitrio, ambitissima dai perfidi Templari. Spera la similSpectre (che altro non è che la prosecuzione in altri tempi dei Templari) attraverso di lui di arrivare finalmente al frutto tanto fondamentale ecc. ecc. Indigeribile, oltretutto pieno di stupidate tipo Dan Brown – qui con Mela dell’Eden al posto del Sacro Graal – e dunque come ‘moda’ retrodatato ai primi anni Duemila, il che conferisce all’operazione un che di stantio, di polveroso nonostante i travestimenti tecnologici. Ora, una robaccia così potrà anche funzionare in un gioco, non dico di no, ma fatta cinema è solo imbarazzante per povertà di pensiero. Il povero Fassbender, attore tra i meglio in circolazione, ce la mette tutta ma non ce la fa a insufflare la minima attendibilità al suo personaggio e alla storia. Soria oltretutto fastidiosamente laicista e ateista nel senso più rozzo e becero, secondo quella vulgata imperante da decenni per cui i cristiani (siamo intorno al fatale anno 1492 in Spagna, quello della Reconquista e della caduta di Granada la musulmana, della scoperta dell’America, della cacciata degli Ebrei) son dei mostri. Per carità, Isabella di Castiglia e Ferdinando di Aragona avran pure avuto i loro torti e non saranno stati quei santi che l’agiografia ci ha consegnato, ma dipingerli come delle entità malvage, delle belve sanguinarie, come i burattinai della più spietata e fanatica e criminale inquisizione è far torto alla loro, e nostra (intendo di noi europei), storia. Mentre a far da buoni e saggi in Assassin’s Creed sono gli ultimi Mori rimasti nella penisola iberica, i signori di Granada in via di capitolazione. Va bene che da un bel po’ dalle nostre parti si è consolidato il mito multiculturalista dell’armonica convivenza pacifica in El Andalus, la Spagna dominata dagli arabi, tra musulmani e cristiani, ma cavarne fuori simili semplificazioni fa ridere, o piangere, per come si riducono faccende serie e fondamentali alla banalità da zie Pine politicamente corrette. Ma in fondo il guaio di questo disgraziatio film sta nella sua insufficienza cinematografica, nell’impaccio con cui il regista maneggia una materia a lui estranea, nella mancanza di ritmo interno, elemento primario in simili prodotti. Si faccia il paragone con un qualsiasi Marvel-movie, anche il meno riuscito, e ci si renderà conto della differenza. In un film spaccato in due, tra parte postcontemporaneo-avveniristico-tecnologica e quella di fine Quattrocento, Justin Kurzel sbaglia completamente la prima e qualcosa di meno, ma solo qualcosa, nella seconda, dove pur nella balordaggine della trama, una qualche eco della violenza primitiva e barbarica del suo Macbeth riesce a immetterla. Marion Cotillard in un ruolo insignificante e sprecatissima. Come sprecata è la meravigliosa Ariane Labed di Alps e The Lobster (è l’amica complice di Callum nella Spagna dell’Inquisizione). Giganteggia invece Charlotte Rampling, soavemente sinistra e minacciosa, cui basta una manciata di secondi per lasciare la sua firma sul film.

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2 risposte a Recensione: ASSASSIN’S CREED di Justin Kurzel. Il più brutto film di fine-inizio anno (dopo quello di Will Smith, ovvio)

  1. Alessandro scrive:

    che recensione orribile….complimenti all’autore: “una storiaccia che in origine era il pretesto per scontri, ammazzamenti e altre macellerie da console.” Chissà perché la serie sconfinò in altri contesti e venne premiata dalla critica per la sua complessità e profondità. E’ vero che il film può lasciare molto a desiderare, ma attaccare la narrativa del gioco liquidandola come una storiaccia mi pare inconcepibile a prescindere che possa piacere o meno.

  2. Anonimo scrive:

    il gioco e molto bello e divertente
    ma il film appena uscito e orribile per mè a rovinato assassin’s creed

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