Berlinale 2017. Recensione: JOAQUIM di Marcelo Gomes. Un padre brasiliano della patria trattato senza toni agiografici

201713326_5Joaquim, un film di Marcelo Gomes. Con Julio Machado, Isabél Zuaa, Rômulo Braga, Welket Bungué, Nuno Lopes. Competizione.
201713326_3Avvventure e ‘presa di coscienza’ di un eroe nazionale del Brasile, Joaquim José da Silva Xavier, che guidò nel Settecento la rivolta contro la corona portoghese. Abbastanza sgangherato, ma con una sua non sgradevole selvaggeria tropicalista. E poco reverente, meno agiografico del previsto. Voto 5+
201713326_2Joaquim José da Silva Xavier, detto Tiradentes, è in Brasile un eroe nazionale studiato devotamente nelle scuole, un padre della patria, uno di quelli che – lasciandoci letteralmente la testa,come vediamo a inizio film – nel Settecento fomentò la ribellione contro la madrepatria Portogallo, in una spinta indipendista che prendeva esempio da quanto era appena avvenuto in Nord America contro gli inglesi. Ecco, questo film che non è granché, abbastanza sgangherato e tirato via come’è, ha il merito di trattare Tiradentes senza troppa reverenza, senza pomposità né toni agiografici. Raccontando del suo periodo prima della discesa in campo contro i Portoghesi, può permettersi – con la scusa del racconto di formazione – di mostrare anche aspetti non così cristallini dell’eroe, un tipo famelico di ricchezze e di sesso, un bravo soldato però dalla testa troppo calda e un filo insubordinato, sicché quando si tratta di promuovere gli preferiscono sempre qualcun altro più ammodo. Cavadenti a tempo perso, è di mestiere tenente delle truppe di stanza in Brasile, Intorno funzionari coloniali e proprietari terrieri schiavisti che devono vedersela con una regina a Lisbona sempre più avida di oro. Peccato che le miniere si stiano esaurendo e i coloni si vedano costretti a rimpinguare le casse della corona con tasse esorbitanti. Le premesse per la rivolta ci sono già tutte, e difatti c’è già una carboneria che ci sta pensando. Con l’eterna spaccatura tra moderati in cerca di un compromessi e tosti rivoluzionari pronti a imbracciare le armi. E indovinate con chi si schiererà il descamisado Joaquim? Ma prima della fase politica arriva per lui l’avventura in terra incognita e pricolosa, allorquando lo incaricano della difficile missione di trovare muovi filoni auriferi nella parte più disagiata del paese, lassù nel Sertao.
Fatti e fattacci da gran feuilleton storico-popolare non privo di una sua simpatica selvaggeria tropicalista, anche se inesorabilmente cinema medio-mediocre. Però lo vorrei vedere in Italia un film così poco reverente e prono su, per dire, un Garibaldi. Joaquim è bruttarello, non si meritava il concorso, ma non è il caso di lapidarlo, suvvia.

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