Un film importante stasera in tv: RAGTIME di Milos Forman (merc. 8 marzo 2017, tv in chiaro)

Ragtime di Milos Forman, Iris, ore 0,54. Mercoledì 8 marzo 2017.
RAG_03Certo che sarebbe proprio il caso di (ri)vederlo, nonostante l’ora impossibile (e però si può sempre registrare o recuperare). Perché Milos Forman è Milos Forman, un signore che, prima e dopo la sua partenza dalla Cecoslovacchia comunista in direzione Hollywood, molto ha fatto nel e per il cinema, e molto ha vinto, a cominciare dai multiOscar per il suo film a oggi più famoso, Amadeus. L’imminente Bergamo Film Meeting edizione n. 35, dall’11 al 19 marzo, gli dedica un retrospettiva comprensiva anche delle cose del periodo praghese, e allora questa riemersione improvvisa nei palinsesti tv di un film raro come il suo Ragtime, anno 1981, la si può anche prendere come una causale ma significativa coincidenza, come uno di quei segnali da non lasciar cadere. Titolo molto mediatizzato allora, Ragtime è poi progressivamente scivolato in una zona d’ombra fino a essere quasi dimenticato. Eppure fu produzione colossale, uno degli sforzi maggiori della stagione americana di Dino De Laurentiis, con alla base un romanzo di qualche anno prima molto premiato, molto ben considerato dai critici, molto venduto di E.L. Doctorow. Molto ambizioso, anche, nella sua struttura polifonica e multifocale, molte storie e traiettorie narrative a intrecciarsi e  colidere fino a comporre un ritrattone dell’America tra 1906 e 1914, la Belle Epoque prima della Grande Guerra, gli anni segnati da quella musica sincopata e riconoscibilissima che era, è, il ragtime. Musica gaia per danze senza pensieri e assai sfrenate, che si fa ovviamente metafora di un’epoca, di un mondo, solcati da contraddizioni in profondità e pencolanti sull’abisso.
Era inizialmente destinato a Robert Altman, il progetto di portare su grande schermo il romanzo di Doctorow, ed era una destinazione naturale, per via della stretta affinità tra la struttura del libro e quella di film ugualmente multistorie di Altman come il capolavorissimo, epocale Nashville. Ma con De Laurentiis non scattò la giusta alchimia, ed è un garbato eufemismo, sicché il film passò poi nelle mani, peraltro robuste, di Milos Forman, reduce dal trionfo di Qualcuno volò sul nido del cuculo e dal buon successo di Hair. La vera storia della danzatrice Evelyn Nesbit, ammazzata dal marito architetto per ottusa gelosia (aveva fatto da modella muda alla statua sopra il Madison Square Garden) fa da innesco ad altre. Quella di una famiglia borghese di New Rochelle, NY. Quella di un bambino di colore abbandonato all’ingresso della loro villa. Quella di un black che, in cerca di un risarcimento per un affornto subito, finirà con lo scontrarsi con un superpoliziotto troppo potente. E sottotrame a collegare le varie piste di racconto, a incastrarle una dentro l’altra. In uno di quei giochi di smontaggio e rimontaggio derivati dagli avanguardismi strutturalisti anni Sessanta che tanto piacevano allora. Ne esce un film sontuoso, benissimo girato da Forman, ma che resta sempre al di qua delle sue storie e dei suoi personaggi. Almeno così fu percepito allora. Fu accolto con rispetto dalla critica, ma senza calore, e ancora più fredda fu la risposta del pubblico, che non affollò le sale. Ci furono otto nomination all’Oscar, ma zero statuette. Oggi Ragtime è da rivedere e riconsiderare, apprezzandone la perfezione della messinsena e la capacità di Forman di tenere sotto controllo una materia tanto complessa. Cast con dentro presenze di culto: James Cagney all’ultima sua apparizione, Samuel L. Jiackson in uno dei suoi primi ruoli, e perfino Norman Mailer. Più Elizabeth McGovern, Brad Dourif, Mary Steenburgen, Jeff Daniels. E un Jack Nicholson uncredited.

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