Un film fondamentale stasera in tv: BLACK HAWK DOWN di Ridley Scott (dom. 18 giugno 2017, tv in chiaro)

Black Hawk Down, Paramount Channel, ore 0,20. Dpmenica 18 giugno 2017.schermata-2016-12-15-alle-13-59-54schermata-2016-12-15-alle-14-01-10black-hawk-down-nonePrima di The Hurt Locker, Green Zone, Zero Dark Thirty, American Sniper c’è stato questo seminale Black Haw Down, bellico testosteronico del 2001 di Ridley Scott che va molto al di là del genere. Trattasi difatti del primo film sulle nuove guerre asimmetriche, quelle che scoppiano da qualche parte lontana del mondo, di solito in terre islamiche, e nelle quali l’Occidente è coinvolto in ambigue missioni dette di pace per paura di chiamarle con il loro nome e di allarmare l’opinione pubblica. Black Hawk Down ricostruisce un episodio cruciale degli ultimi decenni nei rapporti tra Stati Uniti (e Occidente) e paesi terzi, il massacro di un gruppo di soldati delle forze americane inviate in Somalia. Siamo nel 1992, il paese del Corno d’Africa si è inabissato in una crisi senza fine che alla carestia endemica aggiunge i conflitti tribali tra i vari signori della guerra. Senza più un governo e senza più un centro (e la crisi continua ancora oggi), e con il rischio di un genocidio, la Somalia diventa un problema internazionale. Washington decide di mandare, nell’ambito dell’operazione Unosom sotto egida Onu, una forza di pronto intervento per un periodo limitato di tempo: un’apparente missione di peacekeeping che sarebbe diventata per gli americani una trappola. In un raid contro il quartier generale di Aidid, il più potente signore della guerra somalo, i marines rimangono incastrati, 18 di loro moriranno, alcuni orrendamente trucidati e trascinati per le strade di Mogadiscio a perenne monito. Fu uno shock per l’opinione pubblica americana che spinse il presidente Clinton a ritirare le truppe. Il film di Ridley Scott ricostruisce quell’episodio traumatico, e lo fa secondo i canoni del più puro film bellico e d’azione contemporaneo, con ritmi vertiginosi e tensione adrenalinica. Il primo obiettivo del film è lo spettacolo, com’è nella tradizione del produttore Jerry Bruckheimer. Ma, rivisto oggi, in tempi di interventi in Afghanistan e in Iraq, e con un mondo sempre più complesso e destabilizzato, Black Hawk Down ci appare attuale e interessante soprattutto perché ripropone il dilemma fondamentale, per gli Stati Uniti e per l’intero Occidente, su che fare o non fare in simili crisi. Un film imperfetto, anche troppo lungo, che non riesce ad essere l’Apocalypse Now di Ridley Scott come fors’era nelle ambizioni di partenza, ma che per primo sa restituire il senso di smarrimento dei militari d’Occidente dislocati in territori del mondo islamico non solo lontani geograficamente ma culturalmente, antropologicamente ostili, di cui non si riescono a penetrare le ragioni e i valori. Nel cast la meglio gioventù della Hollywood di inizio Duemila, Ewan McGregor, Eric Bana, Josh Hartnett, più il veterano Sam Shepard.

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