Film stasera in tv: CHA CHA CHA di Marco Risi (ven. 21 luglio 2017, tv in chiaro)

Cha Cha Cha di Marco Risi, Rai Movie, ore 23,00. Venerdì 21 luglio 2017.
Ripubblico quanto ho scritto a suo tempo all’uscita del film.
61Cha Cha Cha, regia di Marco Risi. Con Luca Argentero, Eva Herzigova, Claudio Amendola, Pippo Delbono.35
Investigazione chandlerina-bogartiana, però nella Roma di oggi, luogo di ogni romanzo criminale e di ogni sospetta collusione tra pubblico e privato. Un detective deciso a scoprire la verità su uno strano incidente. Una donna troppo bella e forse pericolosa. Un avvocato da cui non vorresti mai essere difeso. Marco Risi azzecca il suo migliore film da molto tempo in qua e non sbaglia un colpo. Luca Argentero convince come private-eye capitolino, e si esibisce impavido in un nudo integral-frontale. Voto 7+8
Come nella torbida Los Angeles di Chandler (e di Hammett), un private-eye impegnato e invischiato in un’indagine su loschi figuri di molti vizi privati e nessuna pubblica virtù. Solo che stavolta siamo a Roma, nella Roma contemporanea scenario dei più turpi romanzi criminali, luogo d’elezione di ogni mistero, scrigno di inconfessabili segreti. L’operazione, tentata in questo Cha Cha Cha, di trasferire il genere hard-boiled nella Roma capoccia e caput mundi, sulla carta sembrava impossibile e disperata, e invece incredibilmente riesce benissimo. Funziona Luca Argentero quale investigatore privato, molto privato (è stato espulso dalla polizia per motivi che si scopriranno in corso d’opera e che hanno a che fare con un amore), meno bambolo del solito e adeguatamente stropicciato, con capello incolto, barba di troppi giorni, occhi febbrili di chi dorme poco e ha molti pensieri. Funziona Eva Herzigova (diciamolo, da tempo una delle donne più belle del mondo, che qui prova perfino a recitare anche riuscendoci) nel ruolo-cardine, e classico, della femmina altera e pericolosa e forse pure un po’ dark lady, da cui partono, e cui arrivano, tutte le indagini, crocevia e terminale di ogni passione e ogni sospetto, motore di ogni guaio. A morire in un incidente molto, molto strano è il suo giovane figlio, un ragazzetto di troppe insoddisfazioni e capricci e vizi, dalle pessime frequentazioni e abitudini. Cercando di capire cosa ci sta dietro, l’ex poliziotto Corso (omaggio del regista Marco Risi a Corso Salani indimenticato interprete del suo Muro di gomma?) ora detective privato, scoprirà il legame con un’altra morte, quella di un tizio trovato ucciso, e dilaniato dai cani, in una sterpaglia ai margini dell’aeroporto. Naturalmente, come le regole del genere esigono, il nostro investigatore dovrà superare prove assai dure e pericoli mortali, se la dovrà vedere con degli sgherri che – per conto di chi? – lo menano di brutto decisi a stroncare la sua ricerca della verità. L’agguato avviene in casa, con Corso appena uscito dalla doccia, il che consente di mostrare Luca Argentero in full frontal (traduzione: nudo integrale anteriore) con tanto di gioielli nascosti messi allo scoperto per la soddisfazione delle molte ammiratrici (e ammiratori) del divo uscito dalla casa del Grande Fratello. Ma Corso non si ferma. Emergerà man mano un fangoso intreccio di interessi privati, di collusioni e coperture pubbliche e istituzionali, e naturalmente la posta in gioco è una speculazione palazzinara su un’area calda e assai concupita. D’accordo, non originalissimo, con molti e dichiarati debiti a Chandler-Hammett e ai film bogartiani che dai loro romanzi furono tratti (e c’è qualcosa anche di Chinatown), ma tutto molto ben scritto e ben girato, con le atmosfere ambigue al punto giusto, le ombre e penombre adeguatamente distribuite. Un esercizio citazionista molto consapevole, e riuscito. Il miglior film di Marco Risi da parecchio tempo in qua, e bisogna essere soddisfatti di questo ritorno all’ottimo cinema di un autore mai piacione, dal piglio robusto, che in passato ha saputo darci cose importanti come Meri per sempre e Ragazzi fuori. Regista con forte propensione al realismo (anzi, uno dei padri del neo-neorealismo italiano è proprio lui) e alla denuncia, stavolta applica il suo disincanto, e il suo cinema dal segno volutamente sporco e non estetizzante, a una materia narrativa che gli consente ancora di denunciare e indignarsi restando però all’interno di un cinema di genere fortemente codificato. Qualcosa di autoriale e insieme di sapientemente artigianale. Una bella sorpresa nell’asfittico cinema italianio di oggi. Cast azzeccato. Oltre ad Argentero e alla Herzigova, c’è un Claudio Amendola poliziotto ambiguo e assai romano (nel senso di Roma capitale infetta e corrotta) cui basta un’occhiata di sguincio per farci venire i brividi. C’è un Pippo Delbono nella parte del ricco avvocato, marito di Michelle (il personaggio della Herzigova), che si inserisce alla grande nella tradizione del cinema italiano, e italiana, dei faccendieri molto ammaniccati e collusi. Momento d’oro per lui, cinematograficamente parlando. L’abbiamo appena visto nel suo appena uscito Amore Carne, e a Cannes protagonista di Henri, il film di Yolande Moreau che ha chiuso la Quinzaine, e in un cameo in Un castello in Italia di Valeria Bruni Tedeschi. Però, quanta roba, e che bella roba. Complimenti.

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